Sad Lovers & Giants @ Blackout [Roma, 10/Aprile/2009]

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Primavera triste. Primavera grigia in cui sembra che i fiori stonino col senso di inutilità e paura che mi sento dentro da giorni e che sicuramente condivido con tante altre persone in questo momento tragico per il nostro paese. In questo momento è arrivato nella mia città il concerto dei Sad Lovers & Giants e quasi mi sono sentita in colpa di esserne così felice, mentre ancora c’era qualcuno  in bilico fra la vita e la morte. In fondo, però, non c’era modo migliore per continuare a vivere. Soprattutto perché la musica di questi raffinatissimi artisti è introversione e riflessione fatta suono, malinconia e assieme attaccamento ad ogni singola emozione della vita. L‘intensità della loro performance ha confermato il loro enorme spessore artistico. Della formazione originaria sul palco erano presenti Garce, Tony Mc Guinness e Nigel Pollard. Nella lunga cavalcata (ben due graditissimi encore!) fra i loro successi intramontabili tante volte ho scambiato sguardi commossi con i presenti, come se quei pezzi fossero anche pezzi in comune della nostra esistenza. Ricordi, emozioni, una sorta di morso allo stomaco, ma dolce. Impossibile rimanere fermi sentendo quei riff di chitarra, forse fra i più belli di tutta la storia della new wave.

Il Blackout pieno all’inverosimile si muove come un onda. Tutto quello che avrei voluto da un loro concerto è accaduto. Che inizia con la struggente ‘Melting In The Fullness Of Time’, dall’omonimo album del 2002. Tra i pezzi suonati ‘On Another Day’, ‘Seven Kinds Of Sin’, ‘In Flux’, ‘Echoplay’, ‘Sleep Is For Everyone’, ‘Imagination’, ‘Cowboys’, ‘Things We Never Did’, dedicata alla tragedia abruzzese e ancora tante altre, fino alla chiusura con ‘Clint’. Una nota anche sui Visionary Flowers, il duo sonico dei fratelli Lanzo, che hanno aperto la serata con un breve set di pezzi intensissimi: una dark wave italiana veramente originale, visionaria, per l’appunto. Un sound influenzato da elementi di psichedelica  noise oltre che dal suono graffiante del miglior post punk britannico accompagnato da lyrics minimali in italiano che servono più da brevi intermezzi nell’ambito dei loro pezzi dagli arrangiamenti originalissimi, lontani dalla forma tradizionale della canzone. Vorremmo vederli più spesso da queste parti. Dopo questa serata forse i fiori sugli alberi hanno ricominciato a fiorire.

Simona Ferrucci

1 COMMENT

  1. …uno tra i concerti più belli che ho visto l’anno scorso… anzi forse quello che mi è piaciuto di più….

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