Sabot + Demodè @ Init [Roma, 26/Marzo/2004]

427

I Sabot sono un duo strumentale di estrazione statunitense trapiantato nella Repubblica Ceca; per l’esattezza si sono formati nel 1988 a San Francisco, California, dalla sezione ritmica dei Forethought, e si affacciano a Roma per la decima volta o giù di lì. Con una line up ridotta all’osso – Hilary Binder alla batteria e Christofer Rankin al basso – riescono a coinvolgere l’esigente platea dell’Init – insospettabilmente affollato – con un jazz-core muscolare, aggressivo ed essenziale, giocato sull’alternanza timbrica tra pulito e distorto. Forti di una capacità tecnica eccezionale, sfruttando le spesso sottovalutate potenzialità armoniche del basso elettrico, i Sabot elaborano una convincente ricombinazione del jazz e del progressive suonata con radicale attitudine punk. La scaletta ripropone interamente l’ultimo lavoro ‘Mission: Superstition’, uscito in UE per l’etichetta ceca Cesta, con tre bis e un finale cabarettistico: i due veterani, in un “a cappella” senza velleità liriche, cantano il dolce e l’amaro della giornata-tipo di una band ultra-underground che, da oltre vent’anni, è sempre in tour tra centri sociali e piccoli club d’Europa, Asia, America e Australia. Curiosità: Christofer Rankin si presenta on stage con lo stesso modello di strumento trasparente a quattro corde di Rick Laird, il celebra bassista della Mahavisnu Orchestra. Aprono la serata i romani Demodé che, a quanto ci dicono, hanno anche il merito di aver organizzato l’evento: fin troppo bravi nell’esibire una personale visione progressiva, contaminata e sopra le righe del funk crossover, tuttavia alla lunga finiscono per risultare un po’ prolissi e ripetitivi.

Alessandro Bonanni

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here