Rudi Protrudi @ Jailbreak [Roma, 1/Febbraio/2007]

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Me ne stavo placido seduto a casa, a leggere e a pensare al vuoto cosmico di certe serate quando d’improvviso mi sono ricordato che “cavolo, ma devo andare al concerto di Rudi Protrudi!”. Inforco la macchina, prendo su i soldi per la birra e vado. Leader dei leggendari Fuzztones, da più di trent’anni oramai sui palchi di mezzo mondo a diffondere l’urlo senza fine del rock e del roll, Rudi torna in Italia dopo un anno e mezzo per un progetto che potremmo definirlo da “solista”. Avevo visto i Fuzztones l’anno scorso al Classico Village e ricordavo un concerto bello, sentito, crudo e teatrale allo stesso tempo. Rudi ora torna non con quel nome ma come Rudi Protrudi & Vox Vixen Lana Loveland, altra storica voce del r’n’r, già all’opera con lui nei Fuzztones e con i Music Machine. Ad accompagnare i due attempati rockers, una giovane e interessante band italiana i Sex Trees che non solo fungono da gruppo spalla ma suonano anche assieme a Rudi nell’eseguire i suoi pezzi.

Non faccio in tempo ad abituarmi al suono dei Sex Trees, un garage rock onesto e gagliardo con tanto di hammond, che il loro breve set termina dopo 4 brani. E subito spazio per Rudi che, camiciola sgargiante, giacchetto di pelle e occhiali da sole non ha perso nulla del suo smalto. Ama il rock come pochi, è malato di questa musica, lo si capisce da come ne parla, da come la suona, e trasmette tutto al pubblico. Un pubblico fortunatamente colto e abbondante, mancano solo gli stolti che sui forum parlano parlano parlano di rockendrol e poi disertano sistematicamente tutto quello che c’è di interessante. Scusate. L’attacco è immediato, Rudi prende l’armonica e sfodera un pezzone stile ultimo New York Dolls dal sapore antico, ed è poi la volta della polverosa “Johnson In A Headlock” da “Salt For Zombies” del 2004, risuonata più sporca. Quindi presenta e loda i Sex Trees e fa benisismo perchè i giovanissimi ragazzi, che ha selezionato personalmente lui stesso, (almeno cosi ha detto) sono un vero treno a motore. Precisi, compatti e devoti al maestro. Più in disparte rimane Lana che si limita a suonare il suo organo hammond. E’ uno spettacolo vedere questo reduce scherzare con il pubblico come se avesse vent’anni, vederlo reinnamorarsi delle sue stese canzoni, come se le suonasse per la prima volta. Il concerto scivola via tra “Jack The Ripper” e una vecchissima “Highway 69” presa dal primo full lenght dell’84, “Lysergic Emanations”. Mi gusto tutto il concerto seduto a uno sgabello, bevendo birra, assaporando l’afflato di questa musica. Lascio ai ragazzi più giovini il compito di fare i fan scalpitanti e ululanti, io mi accontento di vedere una autentica leggenda suonare in un pub come se stese suonando davanti a 10000 persone e di farmi colpire allo stomaco dalle canzoni. E mentre bevo, lui e questa musica immortale, il garage, continuano a suonare.

Dante Natale

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