RTX + Bad Wizard @ Circolo degli Artisti [Roma, 15/Febbraio/2005]

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Se avesse incontrato anche solo un Kurt Cobain qualunque piuttosto che un giovane terrorista sonoro che si era appena intossicato col sound depravato dei Pussy Galore, Jennifer Herrema sarebbe diventata Courtney Love prima dell’originale Courtney Love. Fisicamente uno schianto, più bella, più intelligente, più intrigante e coinvolta in un progetto – Royal Trux – artisticamente più importante di quattro riff alternative snocciolati dalla banda del “buco”. 17 anni dopo un esordio omonimo, che ridefiniva il sound “moderno” della sempre feconda New York, a colpi di spudorata ed incestuosa avanguardia (jazz, folk, blues a dimenarsi e sbattere le chiappe come in un’orgia frullata) la Herrema non ha perso un filo del suo fascino (insieme a Kim Gordon e Kim Deal rimane una delle grandi icone al femminile dell’era “indie”) seppur a parlare per lei ci sia un passato di fenomenali “abusi”, la separazione da Hagerty ed una grave perdita familiare (padre) che l’ha tenuta lontano dalle scene per circa quattro anni. La serata gelida non aiuta l’affluenza (versione ufficiale). La serata gelida non aiuta i cervelli lessati di merda catodica privi di una benchè minima curiosità musicale a raggiungere il Circolo degli Artisti (versione reale). La pigrizia mentale della piazza romana è ormai nota, giungono da più parti i soliti lamenti per gli spazi destinati ai concerti, per la mancanza di iniziative, per lo scarso numero di artisti che riescono a varcare la barriera di Barberino del Mugello. Bene: state bene così. Vi meritate i Dream Theater e le cover di Luciano Ligabue. Nella pizzeria adiacente il locale trovo ristoro per la mia vecchia pelle infreddolita e per la mia pancia vuota, sono il primo avventore quando sono da poco passate le 20.30 e la serata sta scivolando via scandita da uno dei tristi TG imbalsamati che animano il prime time. Dopo qualche minuto fanno capolino i Bad Wizard (gruppo spalla) e i RTX. La Herrema è avvolta da un poncho bianco con tanto di aquile impresse a proteggerla dal freddo, il colorito resto della banda ordina vino rosso, pizza 4 formaggi, supplì e crocchette: in confronto McDonald’s è una ditta di infissi d’alluminio. Alle 22.00 nel locale siamo in 20 numero che tenderà a triplicarsi solo un’oretta più tardi. Il quintetto dei BW decide che è ora di salire sul palco a scaldare i pochi cazzuti temerari che hanno superato di slancio la comunità montana facente capo a Barberino del Mugello, Borgo San Lorenzo, Firenzuola, Marradi, Palazzuolo sul Senio, San Piero a Sieve, Scarperia, Vaglia etc. L’attacco punk’n’roll sudaticcio e maleodorante di birra in lattina sembra far materializzare le gigantografie di Lemmy e Angus Young, riff a cinque stelle in elegante suite della catena Motorhead & Ac/Dc dove trova sfogo anche una graziosa e minuta chitarrista, alla quale qualche minuto prima avevo spudoratamentre chiesto un autografo (su un singolo dei RTX!) tentando un approccio prurigginoso naufragato sul più bello. Dopo una mezz’oretta tirata e diretta i newyorchesi si congedano. In line up non hanno due sgualdrine con le poppe siliconate come i Nashville Pussy che attirano i soliti quattro pippaioli notturni, così purtroppo sono destinati a tornare nel loro onesto e malsano oblio. I tre RTX hanno già preso posizione, aspettano Mrs.Herrema, che appare svogliata e già perduta sulla strada che conduce al bar. Quello che ci si aspetta però non lo avremo mai. Troppo distante, troppo scazzata, troppo isolata. Il sound che tirano fuori i tre giovani compagni ha davvero poco sangue in comune con la sua precedente esperienza. Una disturbante chitarra “heavy” evidentemente non collima con la voce corrosa dall’alcol, che ora si abbassa su tonalità gutturali ed altre si arrampica incerta come sui solchi graffiati di un vinile deformato. Concluso il primo brano entra nel backstage, mentre i mestieranti (due dei tre sono Nadav Eisenman e Jaimo Welch) attaccano quello seguente, lei sbuca nella sala e chiede una birra puntellata al banco del bar! Canta seduta di spalle, girata, ammicca e ringrazia soffusamente. Poco dopo la mezzanotte e mezza è già finito tutto. Probabilmente chiederLe di più non si poteva, reduce da quattro anni di tormenti familiari nell’afosa Virginia che l’hanno evidentemente minata più del previsto. Se potessi pubblicare una foto che sintetizzi la serata, sicuramente ritaglierei quel sorriso che timidamente lascia andare seguito da un sommesso “Hi” mentre educatamente mi saluta entrando in pizzeria.

Emanuele Tamagnini

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