Roma Brucia @ Villa Ada [Roma, 8-9/Luglio/2016]

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Sono passati cinque anni dalla prima edizione di Roma Brucia, il “festival delle band romane”, della #scenaromana, insomma qualunque sia il vostro appellativo preferito se amate la musica Roma Brucia vi accoglierà nel suo caloroso abbraccio. Anche quest’anno, per il terzo di fila, la cornice è quella dell’ormai tradizionale Villa Ada (dopo tre anni si può parlare di tradizione, giusto?) che si presta benissimo ad accogliere un pubblico sempre più numeroso di appassionati. In questa edizione il format cambia nuovamente: si esibiscono venti artisti nelle due giornate e l’attenzione è soprattutto incentrata su due headliner: Calcutta e Motta. Due artisti molto diversi tra loro nell’approccio musicale, accomunati dal recente successo che li vede attualmente protagonisti in giro per lo stivale.

8 luglio – La prima giornata del festival inizia alle 18 sotto il sole tenace e cocente ma a portare una ventata di aria fresca con il loro garage surf ci pensano i John Canoe con all’attivo il primo EP ‘Actor Boy’ uscito lo scorso novembre per Bomba Dischi: fantastici sul palco, aspettiamo l’album! Lasciamo sonorità festaiole e “nervose” per passare a ad ondeggiamenti soffusi e psichedelici con il progetto strumentale dei Flying Madonnas per ricorrere poi al Palco Nerone per il romanissimo Lucio Leoni che della romanità fa proprio il suo punto di forza: l’evidente attitudine teatrale è il mezzo con cui esprime al meglio la canzone popolare e il rap metropolitano. È il momento di Giancane, che per i romani non ha bisogno di presentazioni: è un vulcano sul palco, impossibile non partecipare attivamente al live con i suoi brani diventati ormai un inno irriverente dello spaccato sociale e… che passi anche l’ultimo singolo in versione disco dance anni ’90 ‘La stessa estate’ e il Gigi D’agostino-Marò sul palco. Ci vuole leggerezza per una vita al top! Si torna al lake stage per quella che è stata, a mio avviso, l’esibizione-rivelazione della giornata con gli OU, un gruppo decisamente preparato dalle grandi qualità tecniche, dai fiati alle armonizzazioni vocali per nulla scontate, a suon di jazz sperimentale. Una perla. Cala la sera ed è tempo di nu-soul e R&B con l’elegante esibizione di Ainè e della sua band di talentuosi musicisti, l’album ‘Generation One’ vanta tantissime collaborazioni italiane e d’oltreoceano: che sia la rivoluzione che stavamo aspettando? Quest’anno le esibizioni rap e hip hop sono state decimate, ma per la serata il rappresentante della scena rap è Lucci Brokenspears che duetta con Giulia Anania dal mainstage. Si corre di nuovo verso il palchetto del Lake Stage, con l’esibizione di Gabriele Blandamura che “sopra il palco si chiama Mai Stato Altrove” (cit. di Gabriele) presenta i brani del suo primo lavoro solista dal titolo ‘Hip hop che, indovinate un po’… di hip hop non ha nulla, ma comunque è di piacevole ascolto, più che altro pop e senza troppe pretese. Decisamente estivo e più leggero di quanto voglia farlo sembrare. L’atmosfera si è scaldata a sufficienza per l’arrivo dell’headliner della serata. Con Calcutta ormai non si scherza: ‘Mainstream’ è diventato un manifesto e sono anche comprensibili alcuni motivi del suo successo, un fenomeno sociale più che musicale. Un sold out preannunciato già nei giorni precedenti per un personaggio che in meno di un anno è riuscito a far smuovere migliaia di persone da tutta Roma (e non solo) per assistere al suo concerto. Può piacere o meno, può essere criticato, amato, può andare di moda e quant’altro ma i numeri parlano chiaro: la platea è stracolma, circa in quattromila, in piedi sui tavoli, sulle sedie, forse qualcuno arrampicato sugli alberi e alcuni fan si godono il concerto “clandestinamente” dall’altra sponda del laghetto. La quantità non manca ed è indubbiamente positivo unire così tante persone quando si tratta di musica, ma la qualità del concerto? Alcuni brani, soprattutto all’inizio dell’esibizione, sono ben eseguiti, la voce intonata e concentrata, le interazioni e gli scambi col pubblico, gli inni ‘Cosa mi manchi a fare’ e ‘Gaetano’ cantate all’unisono da tutti rendono l’atmosfera leggera e coinvolgente. Vorrei non citare la partecipazione di Tommaso Paradiso (Thegiornalisti) sul brano di chiusura nel nuovo singolo ‘Oroscopo’, che dopotutto è un brano piacevole e orecchiabile con un testo e un arrangiamento senza dubbio interessante, vorrei non dover dire che è stato al limite dell’indecenza e inutilmente vanesio ma è doveroso farlo. Gradevole e tenera, invece, la versione acustica di ‘Cosa mi manchi a fare’ che ha risollevato la chiusura dell’esibizione che comunque nel complesso è stata piacevole. Terminato il delirio “calcuttiano” la maggior parte del pubblico, chiaramente presente solo per il main act, si dilegua, mentre un nutrito gruppo di appassionati continua la maratona musicale fino alla chiusura con gli Holiday In: kitsch, illogici, punk e noise fino allo sfinimento. Il duo ha stile da vendere.

9 luglio – La seconda giornata di musica della “scena romana” inizia all’insegna del funky con due band giovanissime. Gli Omini Gommini dal Palco Nerone sfidano le temperature con brani totalmente strumentali pieni di groove, nelle loro tute acetate. Coraggiosi. Dal Lake Stage, circondati da un bel gruppo di fan, i Folcast presentano il loro primo EP dal titolo omonimo, un sound che a tratti ricorda quello di Alex Britti dei tempi d’oro. Decisamente coinvolgenti, bis richiestissimo. Si cambia totalmente registro con l’arrivo dei LAGS sul Palco Nerone, unica proposta post-hard rock all’interno della rassegna. Col riflesso rosso del sole sul laghetto, l’atmosfera si fa più raccolta e pacata per il cantautorato di Carlo Martinelli, al suo esordio solista con l’album ‘Miracoli e maledizioni’, canzoni temporalmente incollocabili e decisamente piacevoli al tramonto. Passiamo dai toni soft e contemplativi a quelli disordinati e festaioli dei 666 direttamente da Colleferro che condividono dal palco di Roma Brucia il loro spassionato amore per gli 883 in versione metal punk, coinvolgenti e padroni della scena. Pezzali ringrazia. Calano le luci sullo specchio d’acqua di Villa Ada, sonorità delicate e timide descrivono la composta esibizione elettropop della giovanissima CRLN accompagnata da basso e synth. Alle 21.30 la scenografia del Palco Nerone si veste con la proiezione dei visual per il suggestivo live de La Batteria per la presentazione dell’ultimo album ‘Tossico Amore’: riuscitissimo remake della colonna sonora di Duccio Mariano per il cult “Amore Tossico” e infine prima del main act è la volta del folk di Galoni. Alle 23 è il turno del secondo headliner di Roma Brucia. Alto, esile e protetto da una massa indomabile di capelli: Motta sale sul palco con la sua band, carico e sfrontato. L’esordio solista del polistrumentista livornese, “adottato” da anni dalla Capitale e dall’”ala musicale” di Riccardo Sinigallia (vero capostipite e divulgatore “dietro le quinte” della moderna scena romana) produttore e co-autore di alcuni testi nell’album ‘La fine dei vent’anni’. È curioso come il titolo del disco sancisca anche la “fine”, speriamo per lui, degli anni di gavetta tra migliaia di palchi e numerosi progetti e collaborazioni dal 2006 ad oggi, non ultima e forse la più affezionata è quella con i Criminal Jokers. Quella fine dei vent’anni e degli imminenti trenta, che Motta tiene a ricordare durante il concerto. La maturità personale e artistica che si riflette nei testi enfatizzati dalla voce baritonale e gradevolmente monotona e nasale, dalla miriade di sfumature stilistiche che rendono quest’album difficilmente etichettabile in un solo genere. Motta appare sinceramente emozionato durante il live ed è inevitabile che emozioni così tanto a sua volta, ogni canzone vibra intensamente e il pubblico resta incantato. Un’ora e un quarto al cospetto di un live degno dei più grandi professionisti, credibile fino alla commozione soprattutto su brani come ‘Se continuiamo a correre’, ‘Prima o poi ci passerà’ e ‘Roma stasera’ dove il cantautorato si fonde magistralmente col pop. La tenacia e la sincerità che sempre ripaga. Volge così al termine anche questa quinta edizione di Roma Brucia, ogni anno rinnovata e ogni anno fedele a sé stessa. Per chi nella musica crede ancora. Continuando a sperare che prima o poi non ci passerà, aspettiamo il prossimo anno per emozionarci così nella nostra Roma, che sa essere bella davvero, e non solo stasera.

Melania Bisegna

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