Róisín Murphy @ Parco del Celio [Roma, 19/Giugno/2010]

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37 anni. Irlandese di Arklow-contea di Wicklow. Londinese d’adozione. Ex metà dei Moloko. Ex dell’altra metà Mark Brydon. Bionda. Bellissima. Da sette mesi mamma della piccola Clodagh Henwood. Legata inevitabilmente ancora alla figura della madre (“My greatest inspiration is my mother. She has an amazing softness in her approach to the world, and she was a great clotheshorse in her day. I remember watching her when she was getting ready to go out. There was something in the narrative of women transforming themselves that’s so special and magical”). Da qualche tempo compagna dell’iperattivo artista di Portsmouth Simon Henwood (illustratore, disegnatore, regista, produttore). Da cinque anni alle prese con una fin qui sopraffina carriera solista compressa in due album. Lei è ovviamente Roisin Murphy (da pronunciare per cortesia “Rosheen”). In occasione della maratona “Capoccioni Race” – organizzata dalla Nike e destinata agli studenti delle “tre” Università di Roma – l’angelo Roisin è volato nuovamente sul cielo di Roma, tre anni dopo il concerto (vero e proprio) al Circolo degli Artisti (leggi).

La tappa finale della “race” è il Parco del Celio e lo spazio che ogni anno viene destinato alla manifestazione “All’ombra del Colosseo”. Dunque la bellezza del verde, il profumo della storia mai invadente, la rilassatezza di un evento assolutamente riuscito seppur le condizioni atmosferiche abbiano fino alla fine minacciato il peggio. Aria fresca e vento che aiuta le nuvole a non fermarsi quanto basterebbe per far scendere goccioloni grossi come occhi di bue. Alla spicciolata dopo le 21.15 arrivano i “superstiti” della maratona. Ancora in tenuta atletica, si dissetano e cominciano a fare gruppo, in attesa del clou. Poi il resto. Dai turisti in pantaloni corti con guida stretta nella mano a tutto il mondo della “notte” mai eccessivo, mai cafone, mai sopra le righe. Una bella storia insomma.

La serata è aperta e introdotta da Max Passante (aka Zero p:m), dj napoletano collaboratore dei Massive Attack (già a supporto del “Collected Tour”), splendido esempio di cosa significhi fare il Dj di un (altro)livello, senza stupide e fasulle coreografie sui tasti della consolle ma soprattutto forte di una perfetta selezione club dance da autentico “urlo”. All’improvviso compare “lei”. La posizione della consolle fronte-piscina è suggestiva. Il Trio Medusa ringrazia i partecipanti alla Capoccioni Race, altri ringraziamenti di rito, quelli a Passante e infine introducono la nostra “attesa”. Roisin Murphy saluta con un sorriso che stende le prime file accalorate. Indossa un vestitino bianco-panna che lascia fuori una spalla, quasi fosse un’ancella greca. Sempre perfetta, lei, sempre una delle migliori artiste da fotografare e da vestire. Sempre protagonista di sfilate e happening trendy. E’ mamma ma non sembra. Accanto un microfono e poco più a destra il suo compagno davanti ad una macchina rettangolare con una meluccia luminosa che brilla felice nella buia serata romana.

Roisin comincia a “spingere”. Tra remix vorticosi e repertorio della sua carriera. Si diverte e si vede. Incita il pubblico, lo saluta, si muove sinuosa con semplici quanto sensuali coreografie approntate per l’occasione. Si stacca dalla consolle e si mette in piedi poco più giù. Canta e il pubblico la segue. Alcuni tentano di arrampicarsi provando a toccarla, ma lei sorride e fa finta di colpirli alla testa, si sdraia su un fianco, fa mostra delle sue bellissime scarpe (Fendi, forse), di parte della sue gambe. E’ un tripudio. Passano anche i pezzi dei Moloko. Passa un campionamento degli Ac/Dc. Ora è fomento. Si continua a non resistergli. Il naso sempre all’insù. Un gruppo di simpatici ragazzotti urla “Madonna quanto è fregna!”. Poco dopo uno di loro ormai allo stremo aggiunge: “Vi prego portatela via!”. Il vento si placa mentre Roisin lancia sguardi complici al suo Simon che armato di cuffie segue le evoluzioni della sua bella. Ancora una passerella. Si siede per stringere mani che tese si lanciano vogliose verso di lei. Saluta e ringrazia. Sparisce d’incanto tra le fronde accarezzate dall’immortalità di questa città. Incanto vero.

Emanuele Tamagnini

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