Rock In Liri @ Piazza Boncompagni [Isola Del Liri, 3-4/Agosto/2018]

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All’improvviso un acquazzone. Gradito a molti, visto il clima a dir poco torrido di questi giorni, ma che rischiava anche di mandare all’aria le fatiche di quasi un anno per l’organizzazione del Rock in Liri, meritevolissima manifestazione giunta alla sua quinta edizione. L’ondata di maltempo protagonista del fine settimana appena trascorso ha toccato diverse zone arrivando anche nel cuore della Ciociaria e nello specifico ad Isola del Liri, sede di questo festival che anno dopo anno è cresciuto ed ha ospitato già diversi artisti importanti, come Joe Victor e Giuda, tanto per citarne un paio recenti, ma soprattutto ha dimostrato che creare una realtà di musica dal vivo in provincia è possibile, senza dover ricorrere a tribute band dozzinali o altra roba da sagra di paese e fuori tempo massimo.

Contraddistinta una splendida cascata sita proprio nel centro storico, Isola del Liri offre più di una location per posizionare i palchi, così ecco che proprio vicino alla cascata c’è il palco XX Settembre, che ospiterà i Nejo nella serata di venerdì, mentre in quella di sabato sarà la volta dei MahDoh. Non distante c’è anche il Pink Stage, dedicato alle ragazze e sul quale si avvicenderanno Valentina Polinori (venerdì) e Maria Pucci (sabato). In piazza Boncompagni, la più ampia, sorge invece il main stage. Ad aprire le danze ci sono i Dead Induced Panic, giovane formazione mista, composta da due ragazze e due ragazzi. La cantante tende a ricordare parecchio Florence and The Machine, senza però mai dare l’idea di ricercare forzatamente questa somiglianza, è più come se fosse una genuina influenza. Ritmi e dinamiche interessanti, ma sonorità un po’ derivative, si sente che hanno buone idee e probabilmente con il tempo e l’esperienza troveranno una strada più personale e riconoscibile.

Dopo di loro è il momento di una nostra giovane/vecchia conoscenza, Black Snake Moan, che da queste parti c’era già suonato lo scorso inverno ed evidentemente non è passato inosservato. Il polistrumentista di Tarquinia accompagna i presenti nel suo mood desertico, in cui blues e psichedelia mantrica si fondono diventando una cosa sola. In attesa dell’uscita di nuovo materiale la scaletta è composta dai brani tratti dall’album ‘Spiritual Awakening’, con la cover di ‘All Tomorrows Parties’ dei Velvet Underground come ciliegina sulla torta. A chiudere la prima serata arrivano Los Infartos, incendiaria (in senso non solo metaforico) band di Teramo, con una scarica surf’n’roll che fa ballare tutta la piazza. La formazione è composta da quattro elementi (voce/tastiera + chitarra + basso + batteria) e nel suo set, non lunghissimo a causa dei ritardi dovuti al meteo, ma molto concreto, racchiude intriganti fusioni degli standard 60’s, beat, surf e rock’n’roll. Un’ottimo antipasto in vista della seconda ed ultima giornata.

The Zoids sono la band apripista del main stage nella giornata di sabato, post-punk che rimanda alla grande ondata “indie-rock” della prima metà degli anni 2000, non proprio originalissimo ma non per questo non coinvolgente, infatti hanno il merito non da poco di iniziare a far avvicinare un discreto numero di passanti sotto al palco, che poi in un festival gratuito è la missione più difficile, specialmente per la prima band a salire sul palco. Arricchiscono il loro set con una divertente e completamente riarrangiata cover di ‘Eyes without a face’ (Billy Idol) prima di lasciare la scena ai Caltiki, band con meno di un anno di attività alle spalle ma le idee piuttosto chiare. I più attenti avranno notato che alla voce ed al basso c’è Tommaso Di Giulio, già noto nella scena indie-pop, che qui però si toglie i panni del cantautore e si lancia in tutt’altre sonorità con un power-trio surf-beat a dir poco arrembante, nato sotto il segno dei Sonics e che propone un set bello serrato di otto brani, quattro propri (dal disco di prossima uscita) e quattro cover, tra cui ‘Great balls of fire’ di Jerry Lee Lewis ed i grandi classici del surf-rock: ‘Misirlou’ (Dick Dale), ‘Wipeout’ (The Surfaris) e ‘Surfin bird’ (The Trashmen), perfetti per gettare ulteriore benzina sul fuoco nella platea già ardente in attesa del main event.

Arriva il momento degli Uzeda, attesi da una bella cornice di pubblico. La band catanese, attiva dall’87, sfodera una performance elegante e possente, fatta di tempi dispari e passione, tenendo il palco in maniera magistrale. Gli Uzeda non escono con un disco di inediti ormai da 12 anni (l’ultimo è ‘Stella’ del 2006) ma hanno nuovo materiale che non mancano di testare dal vivo. La qualità sonora della storica band noise italiana, apprezzatissima anche all’estero, è impressionante, ammaliando i presenti con brani che alternano atmosfere soffuse ad altre contraddistinte da suoni più massicci e spigolosi. Un pubblico composto da visi più e meno giovani,  dai fan della band a semplici appassionati di musica contraddistinti dalle maglie di artisti più disparati, ma anche tanti curiosi e passanti a riempire la piazza, tutti rimasti ipnotizzati ed affascinati nonostante il sound degli Uzeda non si possa certo definire “easy listening” o comunque è difficile che possa piacere ad un pubblico da Radio Italia o Wind Music Awards, per intenderci. Quello che ci insegna una realtà come il Rock in Liri è che portare musica di qualità e non necessariamente quello che tira o che passa il convento, è una missione possibile, anche in provincia e gli organizzatori sono stati doppiamente bravi, prima a provarci, quindi nel riuscirci. Lunga vita al Rock in Liri.

Niccolò Matteucci

Foto Riccardo Lancia