Rock In Idrho @ Arena Fiera [Rho, 15/Giugno/2011]

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15 giugno 2011, un mercoledì in cui 28.000 paganti hanno aggiunto ai 69€ (più 25 o 35 di eventuale braccialetto per le aree privilegiate) anche un giorno di ferie per non mancare all’evento. Le previsioni del tempo annunciano (toppando) nuvole, l’asfalto e il cemento amplificano l’afa, e le ore centrali della giornata  regalano molte abbronzature da muratore a chi sceglierà di togliersi le magliette solo la sera. Ore 13.40 con qualche ora di ritardo vengono aperti i cancelli, ai primi ad arrivare viene dato comunque il braccialetto viola che costerebbe 25 euro per stare nella prima area sotto il palco, anche per evitare che qualcuno si incazzi seriamente per questa storia, suppongo. Dopo circa un’oretta c’è già un buon colpo d’occhio e sale sul palco la band vincitrice del contest che la Sony ha messo su nelle ultime settimane, in breve: se mettevi su youtube una cover dei Foo Fighers fatta dalla tua band potevi aprirgli il concerto, vincono gli About Wayne da Roma che fanno una cover di ‘My Hero’ dal tiro emo, e convincono la giuria, sul palco portano il loro repertorio originale con una bella carica e con una voce interessante (per la cronaca la loro etichetta indie si chiama Nerd Sounds Record ma nei motori di ricerca Nerds Attack! esce parecchio prima, prrrrrrrrr :). Poi da Terni arrivano gli Outback più intimiditi dei predecessori ma comunque interessanti nella loro non originalissima ricetta sonora.

Giocano invece in casa I Ministri, che hanno una mezz’oretta per compiacersi dei risultati elettorali più recenti e interpretare una manciata di loro canzoni (‘Il sole’, ‘Mangio la terra’, ‘Noi Fuori’, ‘Tempi bui’ e ‘Diritto al tetto’) scelte in maniera poco condivisa dai loro fan delle prime file.

Poco prima delle 17 è il tempo dei Floggin Molly, folk irlandese in salsa punk. Forti di un capofila: Dave King che sta sul palco dal 1982, e sa come far saltare e ballare migliaia di persone, anche se non bevo Guinness e sono non sono “roscio” apprezzo il divertente set, e mentre tutti intonano la melodia di ‘Devil’s dance floor’ penso che la loro dimensione ideale sarebbe un grande pub piuttosto che uno stadio o una piazza.

Prima delle 18 le dolenti note dei Band of Horses da Seattle, uno dei nomi che personalmente destava maggiori curiosità, e che non riesco a godermi troppo, un po’ per la sensazione che si sentano fuori posto in mezzo a un cast parecchio più duro di loro, un po’ perché le note, quelle basse, sono dolenti davvero. Letteralmente. Gli 80.000 watt dell’impianto infatti vengono continuamente innescati dalla grancassa e dal basso elettrico, senza che nessuno in cabina di regia per 45 minuti faccia niente per migliorare la situazione nonostante le richieste costanti ed evidenti del pubblico che chiedeva di abbassare il volume e di equalizzare le frequenze, torna l’incubo dei problemi tecnici che mi ha fatto maledire il recente viaggio per i System of a Down, e che questa volta non mi fa riuscire neanche ad immaginare la resa live di una delle rivelazioni degli ultimi anni.

Tutto si ri-normalizza quando alle 19 è il turno degli svedesi The Hives, Lettere cubitali H – I – V – E – S bianche sul palco, e un frac completo, con tanto di cappello a cilindro, come divisa. Sono tra i nomi forti di un sound che per qualche anno è andato molto di moda e ora sembra essere superato, ma questo non mina l’impatto della band, soprattutto grazie a quel pazzo scatenato di Howlin’ Pelle Almqvist, che vaga impigliando il lungo cavo del microfono ovunque e mettendo a dura prova la resistenza fisica dei due spassosissimi backliners vestiti da ninja. Un gran frontman, con la faccia di un giovanile Iggy Pop, tanti trucchetti coinvolgi-pubblico e un sacco di parole imparate in italiano da mettere sul piatto, oltre ovviamente a grandi singoli che pescano in tutta la carriera della band svedese: ‘Walk idiot walk’, ‘Two timing touch and broken bones’, ‘Hate to say i told you so’ e anche a un’anticipazione del prossimo disco che uscirà in autunno che al primo ascolto non mi dispiace, prima di arrivare al gran finale di ‘Tick tick boom’ con tanto di “congelamento” per parecchi secondi della band, prima dell’uscita dal palco tra gli applausi del pubblico e i membri dell’organizzazione incazzati perché gli svedesi si sono allungati sui tempi previsti.

Alle 20 arrivano da Orange County, i Social Distortion di Mike Ness, che si presenta con degli orribili pantaloni ascellari blu elettrico e bretelle in pieno Fantozzi style, come se non bastasse per tutti i 50 minuti del set suona i pezzi a velocità rallentata, specie quelli vecchi tratti da ‘Mommy’s little monster’ pietra miliare del 1983. Restano buoni i suoni riferimento per molte band di successo degli ultimi 20 anni, e l’attitudine street-bad-boy a metà strada tra i Motorhead e Johnny Cash che viene anche puntualmente omaggiato dalla cover di ‘Ring of Fire’ che chiude il loro concerto.

Ore 21, from Detroit-rock-city Iggy and the Stooges. James Newell Osterberg Jr. è una delle più grandi risorse a disposizione degli scenziati che si occupano dell’immortalità o comunque di combattere in maniera significativa l’invecchiamento. Classe 1947, quindi da poco compiuti 64 anni. In un’ora di concerto non si è fermato un attimo ha mandato a-fare-in-culo tutto e tutti, fatto capire che si può ballare come un ossesso anche con un’anca visibilmente sbilenca (ricordo di un incidente sul palco di qualche anno fa), si è versato in testa oltre un litro d’acqua, ha sputato oltre un litro di saliva, fatto salire una trentina di persone sul palco su ‘Shake appeal’, sfasciato a terra l’asta del microfono, e ricordato che il cantante che urla e si agita a petto nudo e coi jeans strappati è, e per sempre sarà, solo e soltanto lui. Le canzoni sono quelle dei tre stellari primi dischi degli Stooges. ‘Search and destroy’, ‘Gimme danger’, ‘1970’ fino alla conclusiva ‘I wanna be your dog’ cantata a quattro zampe. Prima di uscire e rientrare per terminare con ‘No Fun’. Leggende. Vederli fa bene, anche a 100 anni Iggy ne avrà 21, e vi mostrerà il sogghignando il dito medio.

Sono le 22.30 quando suonano le prime note dell’ultimo lavoro dei Foo Fighters ‘Burning Bridge’ ed è subito delirio, i 30.000 di Milano sono lì per Dave Grohl, e lui appare subito in ottima forma, con la fedele DG-335 sviluppata per lui dalla Gibson, (un modello che si basa sulle vecchie ES-335 tanto care a Chuck Berry) e venduta attualmente a 3.700 dollari, corre e fa headbanging da un lato all’altro del palco, sempre attento a essere a favore di primo piano di telecamera anche perchè chi è arrivato tardi si vede il concerto quasi solo sui maxischermi-con-gli-effetti-speciali a lato palco. Poi il delay della chitarra di Chris Shiflett introduce ‘Rope’ il secondo singolo di questo nuovo ‘Wasting Light’ per arrivare a tre bombe piazzate una dopo l’altra ‘The pretender’, ‘My Hero’ e ‘Learn to Fly’ poi il primo singolo dei nuovi: l’urlatissima ‘White limo’, e la bella ‘Arlandria’; secondo me uno dei migliori pezzi nuovi. Poi il delirio di ‘Breakout’ non c’è niente da eccepire, ormai Dave da poco 42enne è una cazzo di icona del rock, è amato dalle grandi folle, rispettato da tutte le leggende della musica, e l’ultimo disco dal vivo suona genuino e per nulla costruito a tavolino. Il suo modo di mostrare i denti è diventato un segno di riconoscimento, ha un vagone di storie da raccontare e di hit da suonare. “Sapete, prima dei Foo Fighters, ero in un’altra band (boato del pubblico) avevo 18 anni e venivo sempre a Milano a suonare al Leoncavallo!” (il riferimento non era ai Nirvana ma agli Scream, nda). Nel presentare la band, si lascia per ultimo Taylor Hakwins dicendo: “è un grande amico, un grande batterista, e fottuto cantante” dandogli modo di cantare ‘Cold day in the sun’ senza però scambiarsi di posto come avveniva in passato. Quindi se è questo che volevate sapere la risposta è no, Dave non si è mai seduto alla batteria per tutto il concerto. Siamo a metà concerto e arriva ‘Walk’ con il video uscito da pochi giorni. Poi ancora a parlare col pubblico: “manchiamo dall’italia da 6 anni, chi di voi non ha mai visto i Foo Figthers dal vivo?” (quasi tutti alzano la mano), “It’s fucking crazy!” (potrei tradurlo con “E’ pazzesco!” ma non renderebbe), “Ok allora questa è per i vecchi amici e sta sul nostro secondo disco” e attacca una tiratissima ‘Monkey Wrench’ e in parecchi rischiano di farsi male, poi parte più tranquilla con ‘Generator’ e una versione solitaria di ‘Times like this’ con la band che si unisce solo nell’ultimo ritornello. Prima di un’omaggio agli Who con ‘Young man blues’ (in realtà la canzone era di un blues man anni ’50 chiamato Mose Allison ma la versione dei Foo Fighters ricorda molto il modo in cui la suonavano live gli Who) con Taylor che si prende un altro momento di gloria perché sui numerosi stacchi ha il tempo di lanciare le bacchette per aria e riprenderle al volo, guadagnandosi i boati del pubblico. Inoltre nel finale Dave fa botta e risposta con il pubblico come un provetto Freddie Mercury, poi fa finta di sbagliare il primo accordo, con tanto di: “oh, shit!” di ‘All my life’ canzone con la quale nel 2002 arrivò per terza volta consecutiva al n°1 nella classifica dei singoli rock di Billboard (prima c’erano appena stati ‘You know your right’: l’inedito del becero greatest hits dei Nirvana, e ‘No one knows’ dei QOTSA in cui Dave aveva suonato la batteria.) Poi dopo ‘Skin and Bones’ confessa di aver sempre odiato i bis, dice: “è una cosa finta, andate al concerto la band finisce, voi dite ne vogliamo ancora, la band ri-esce, lo sapete voi, lo sappiamo noi, è finto, noi abbiamo sempre odiato questa cosa quindi non faremo questa pantomima, i pezzi li facciamo tutti adesso, finché non ci cacciano dal palco”, poi dice “e adesso suono una canzone che piace a me, è dei Queen!” e attacca ‘Tie your mother down’ (che aveva già cantato con i Queen stessi nel 2001 per il loro inserimento nella Rock’n’roll Hall of fame). A chiudere la bella giornata di musica arriva ‘Everlong’, e il suo crescendo nel finale che sa di happyending e la voce di Mr. Grohl che non ha risentito per niente delle due ore di urli, (ma siamo ancora a inizio tour). Tra il pubblico si diffonde quella bella sensazione di appagamento che hai quando vedi una band che suona come si deve e quando vai al concerto di uno che non riesce a starti antipatico anche se ti sforzi ti trovagli difetti che non ha. Uno che non si è scordato le origini umili anche se ora è una superstar e che non si prende per niente sul serio. Se vi capita in giro con i Foo Fighters, con i Them Crooked Vultures, con i Probot, con un’altra ospitata nei QOTSA o anche con i Tenacious D., andatelo a vedere di corsa, è una rockstar all’apice della carriera e della forma, magari riuscirete anche a dare una risposta alla domanda che mi assilla da quando sono uscito dal concerto. Come cazzo fa Dave a cantare mentre mastica la gomma tutto il tempo?

Giovanni Cerro

13 COMMENTS

  1. Bel report! Questa storia del braccialetto a 25 euro per stare davanti non mi è piaciuta molto! Nelle edizioni all’Idroscalo non c’era… certo, non c’erano neanche gruppi come i Foo Fighters che mandano in delirio migliaia di persone! Ah… meno male che c’è zio Iggy!! 🙂

  2. …lo so non c’entra nulla con Iggy e tutto il resto…. ma dovete assolutamente andarvi a vedere al cinema “Zack and Miri Make a Porno” che è uscito da noi però come “Zach & Miri, amore a primo sesso”….. qui stiamo quasi ai livelli di CLERKS…..un cult per d…

  3. il biglietto io l’ho pagato 50,ai cancelli,senza prevendita. ho dormito in una pensioncina da 20 €a persona e il trasporto fin lì,con altri amici in auto,mi è costato 33€.. 2 birre..un panino.. con 120€ mi son fatto un gran concerto,tutto compreso!

  4. si, però hai rischiato di restare fuori, perchè si è arrivati vicini al sold out, o cmq di essere vittima dei bagarini-strozzini e cmq 120 euri non mi sembrano pochini. io evitando la pensioncina e le birre e tornando a roma notte tempo con la macchina ho speso più o meno la stessa cifra. La mia malattia per la musica me li fa anche giudicare tra i soldi spesi bene!

  5. Come Marco anche io ho preso il biglietto al botteghino, pagando solo 50 €, abbiamo, coi miei amici, dormito al campeggio, spendendo, in tre, solo 68 €…
    Riguardo al concerto, nulla da dire, BRAVISSIMI, tutti, ma i Foo Fighters mi hanno fatto battere il cuore più degli altri, unici, straordinari. Molto avrei da dire sulla location, una specie di forno e sui servizi di trasporto, indecorosi! A Venezia, per l’HJF, l’organizzazione è perfetta!

  6. Grande report!!! Complimenti! Unica cosa: gli Hives non hanno fatto Two Timing Touch And Broken Bones, ma Main Offender si 😀
    Da rhodense devo dire una cosa: ho letto tante lamentele riguardo la location e l’organizzazione: certamente la location non è il massimo e l’organizzazione ha avuto qualche pecca(tipo mancanza d’acqua e cibo appena dopo la fine dei Social Distortion) però devo dire che quello che è accaduto in questa piccola città è un miracolo vero, visto e considerato che fino a qualche anno fa non c’era letteralmente NIENTE se non una raffineria abbandonata da 20 anni. Contentissimo di aver vissuto una giornata del genere con tutti gli inconvenienti del caso, d’altronde per il rock si fa questo e ben altro 😉

  7. Complimenti per il report!
    E anche agli organizzatori, per una line up che per una volta sembra sensata..
    Iggy io l’ho visto 7 anni fa a Torino ed era tale e quale come lo descrivi. Il famoso patto col diavolo probabilmente..
    .. ma invece l’annunciato report del Primavera??
    Ciao
    St

  8. accuratissimo, documentato e competentissimo report, da tempo non se ne leggevano di così belli su questo sito.
    anch’io c’ero, ma ho acquistato il bigleitto a roma a 60 euro senza alcun ‘posto di privilegio’, non ne sapevo nulla, ahimé…
    grandissimi tutti, però i social distortion e iggy pop li avevo visti anni fa, mentre i foo fighters mai, ho preso due giorni di ferie e guidato da roma a milano solo per loro e ne è valsa la pena!

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