Robocop Kraus @ Jailbreak [Roma, 24/Marzo/2006]

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Robocop Kraus. Un nome che non può non incuriosire. E infatti incuriosisce. E una volta incuriositi, magari ci si accorge anche che, sotto sotto, oltre al nome c’è pure della sostanza. Il genere probabilmente non è dei più originali, visto che oltre alla “new new wave” ultimamente va per la maggiore suonare “p/funk”. Eppure i tedeschi (eh già, i R.K. sono bavaresi, di “New Rimberga”, non New York) ci sanno fare, come dimostra la popolarità accresciuta in questi anni di attività (una media di 150 concerti annui, partecipazioni ad importanti festivals, tournée in Canada e negli States). Ma cosa mangia il Robocop Kraus? Tanto per cominciare, inizia la giornata con un piatto di !!!, a pranzo magari sceglie uno spuntino a base di LCD Soundsystem, fa merenda con i Rapture, e cena, tanto per non dimenticarsi del passato, con i Devo. Tutto quanto viene assorbito e digerito, e risputato sotto forma di energia e melodia, riuscendo a conquistare in un batter d’occhio l’ascoltatore. Per la data romana viene scelto il Jailbreak come locale ospitante. Poco male, visto che mi basta girare l’angolo e sono arrivato. Male, visto che forse per un concerto del genere non era il locale più adatto. Dà un certo fastidio vedere la gente ai bordi della pista seduta ai tavolini ingozzarsi di hot dog e patatine fritte. Tutto questo lo noto perché, va detto, davanti al palco la gente è veramente poca, e quelli che restano seduti a ungersi le dita con l’olio delle patatine lo fanno perché in programma stasera avevano solo la voglia di passare un paio d’ore tranquille, accompagnate magari da un po’ di musica dal vivo. Avrebbero fatto meglio a rimandare il tutto ad un’altra volta. Infatti non ci vorrà molto perché diventino le “vittime” preferite di Thomas Lang, cantante dei robocopici. Già, Thomas Lang. Uno che non si accontenta di stare su un palco. Non gli basta. Lui vuole conquistare territorialmente tutto il locale. E così a ogni pezzo scende dal palco per farsi un giretto in mezzo alla folla, saltando sui tavoli scatenando paura e imbarazzo nelle comitive sedute ai tavolini. Il concerto procede presentando i brani dei loro due lavori in studio ‘Living With Other People’ e l’ultimo ‘They Think They Are Robocop Kraus’. Su tutti spicca il pezzo d’apertura ‘Fake Boys’, pezzo d’apertura anche sul loro disco d’esordio, che riassume meglio di tutti gli altri la Robocop Musik. Dopo un’oretta di concerto e un paio di bis, il concerto viene chiuso con un’ultima, folle, trovata del cantante. Il batterista viene privato da quest’ultimo del rullante, ed è costretto a seguirlo in mezzo alla folla per continuare a suonare e chiudere il concerto. Si chiude il sipario, inizia una delle selezione musicali più terribili che abbia mai sentito. Probabilmente ha la funzione di sfollagente. Resto ancora un po’ fuori a chiacchierare con il tastierista, scoprendo non solo che i R.K. sono validi musicisti, ma anche persone molto simpatiche e disponibili.

Emanuele Avvisati

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