Robbie Williams @ Rock In Roma [Roma, 7/Luglio/2015]

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Maledetto l’impegno di lavoro che mi ha condotto nuovamente a Roma. Dall’afa letale di Hong Kong (cioè Milano) a quella adesiva della capitale. E maledette le mie amiche che mi hanno preso per mano e condotto nuovamente a Mirabilandia. Perchè al parco divertimenti della costa romagnola sembra di essere questa sera. Il target è più o meno lo stesso. Ma è anche il bello della trasversalità della musica… non è vero? Robbie Williams istrionico, camaleontico, divertente, intrattenitore, artista, cantante, padre, ex-TT, bel quarantenne = il tenore del lavaggio del cervello subito dalle ragazze dentro una scatola di utilitaria lanciata sulla Via Appia. Ho fatto spallucce e guardato fuori. “Ciao Roma, I’m Robbie Williams and tonight your ass is mine”. Il “ragazzo” dello Staffordshire si presenta così. L’inizio di uno show terribile da qualunque angolazione. Robbie Williams non è un crooner ma vorrebbe esserlo, non è mai stato in forma ma vorrebbe esserlo, non ha una “voce” ma vuole farci credere di possederla, non è un cantautore (chiedere a Guy Chambers) ma nel suo archivio ballano undici album. Insomma un ibrido pericoloso che però con il suo fare guascone attrae e attira il popolo. Punto.

Il look somiglia a quello di un calciatore della Roma, questo ho capito quando da lontano si è udito: “aooo me pare Naingolà”. Ho provato a cercare su google questo Naingolà e ho scoperto che si tratta di un atleta di Anversa il cui nome esatto è Radja Nainggolan e che potrebbe tranquillamente fare il sosia di Eros Ramazzotti. Siparietti e gavettoni a parte, lo spettacolo è una rappresentazione kitsch totale. Che manda al pubblico giudizio intro, nani e ballerini, luci, baci, cuori, salti, urla, discorsi brevi e discorsi lunghi, sedie, cori e canzoni. Si perchè ci sono anche le canzoni. Praticamente per metà cover, stralci di cover, accenni di cover (‘Wonderwall’ ha già chiesto il rinvio a giudizio) e i Queen. Robbie Williams suda e sbuffa. Con l’asta corta alla Mercury, la canotta e le ascelle pelose che non nasconde mai, i muscoli e il sovrappeso. Stona e quando stona grida di più. Al netto degli ammennicoli circensi il “concerto” dura evidentemente poco. Malumori all’uscita sul solito annoso rapporto prezzo-durata. Tutta una questione di durata, sempre. I detrattori del lato artistico dei nostri Cherubini, Ferro, Cremonini (citato tre nomi a caso ma oggi molto di tendenza) farebbero bene a ricredersi almeno un po’. Perchè Robbie Williams non vale neanche dieci minuti di uno dei loro spettacoli. La britannia che non c’è più. E che forse non c’è mai stata.

Silvia Testa

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