Road To Ruins @ Traffic [Roma, 13/Dicembre/2007]

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Sono affezionato al Road To Ruins. Quando posso vado sempre a vedermi il festival romano di punk rock. Anche quest’anno ci sono tre serate, in due differenti posti, Traffic e Init. L’ultima volta invece si era tenuto sempre al Jailbreak. Il warm up si fa al Traffic, locale punk per eccellenza della capitale. Ed è una fortuna per me dato che abito a pochi metri, perchè la passione ok, l’amore per la musica sempre, ma il Giovedì è sempre Giovedì, quindi posso tornare a casa senza far tardissimo. Le facce sono quelle della scorsa edizione, e saranno le stesse della prossima. Lo zoccolo duro che non muore mai e che riempie il locale tiburtino all’inverosimile per una giornata infrasettimanale. Unica lieve critica, la mancanza di stand e banchetti come nelle altre edizioni. Solo i tipi di Goodfellas sono lì indomiti a vendere vinili. E mi tolgono il pecunio come al solito visto che ‘My Aim Is True’ di Elvis Costello è troppo succulento per farmerlo scappare. (Se c’è un Dio, che quel Dio ti benedica, ndr)

Salgono sul palco i Blood ’77, gruppo che viene tra l’altro dalle mie parti, Formia. L’inizio però non è felice. Anzi. Iniziano a suonare e mi sale lo sconforto. I primi tre brani sono veramente al limite del patetico, un punk sempliciotto e prevedibile. Di colpo però, dopo la superclassica ‘Sonic Reducer’ dei Dead Boys, qualcosa cambia, perlomeno a livello musicale. I Blodd ’77 infilano una serie di brani assolutamente positivi, uno dietro l’altro, che mi fanno quasi pensare che all’inizio non stesse suonando la stessa band. La cover di ‘California Uber Alles’ manda la bolgia al manicomio. Purtroppo il tutto viene vanificato dalla pietosa scena finale. Il cantante si cala le braghe, ci mostra il suo peloso deretano, non contento lo inizia a grattare e si infila persino il microfono in culo. Sarà punk ovviamente ma guardare uno che si gratta lo scroto a me ha fatto schifo. L’urlo e l’augurio di spedire il cantante dritto in una risaia cambogiana per nove mesi si leva rabbioso e potente dal mio cuore. Meno male almeno la musica è da salvare.

Nel cambio di palco il Dj fa ballare i Cock Sparrer de noantri, che perlomeno sono divertenti da guardare.

Passiamo ai romani SilverCocks. Ottima la loro prestazione, il cantante si presenta agghindato con occhialoni bianchi, (oramai il 90% dei gruppi punk “scimuniti” adotta il look dei Toy Dolls) cravattina e cappello trapuntato di spille. Sorvoliamo sull’imitazione di una solenne ingroppata del cantante al suo chitarrista e promuoviamo senza alcuna riserva la band visto che hanno trascinato il pubblico, tra punk ’77 e proclami inneggianti a Stalin, in una esibizione assolutamente memorabile. Luridi, fetenti e divertenti.

Il piatto forte della serata sono stati i napoletani Female Troubles. Uno di quei gruppi che fanno bene alla vita. Se non ricordo male mi sembra di aver visto il batterista un annetto fa che suonava da solo, proprio qui al Traffic, chitarra voce e batteria un esagitato punk core. Lo riconosco dalla splendida maglietta degli Oblivians. La gente di rispetto la si individua subito. In ogni caso che sia lui o no, i Female Troubles sono un gruppone. Il loro gig è stato selvaggio e ironico come dovrebbe essere in un contesto del genere. Punk immediato, di facile ascolto, veloce, senza noia. Ma dov’erano gli stand con i CD? Avrei voluto comprare qualcosa ma non c’era niente. A conti fatti tre ottimi gruppi italiani (anzi, due eccellenti) a sostegno della tesi che il punk da noi rappresenta una scena importante e in costante sviluppo e dannatamente seguita visto l’abbondante andirivieni di presenze di questa sera. Purtroppo per dei problemi fisici non sono riuscito ad ascoltare l’ultima parte dell’esibizione dei FT. Me ne scuso con loro e con i PVC.

Dante Natale

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