Road To Ruins @ Mads/Init [Roma, 8-9-10/Maggio/2008]

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[Giorno 1 @ Mads]

Io al Mads non c’ero mai stato. E allora ve lo racconto. Al Mads si entra e trovate una graziosa ragazza dai capelli un po’ ’60 che vi fa fare la tessera e che vi spiega che stasera c’è un concerto per cui si paga l’ingresso. Noi ringraziamo per la preziosa informazione di cui eravamo ignari e ci avventuriamo dabbasso. Scendiamo le scale a chiocciola e ci troviamo in un seminterrato carino, con sedie dispari e arrugginite ma comode. C’è uno scatolone con qualche vinile, Aguirre ci si fionda perchè non vuole parlare con me e fa finta di interessarsi ad un disco dei Cheeks. Per ora, e sono le 22.30, gli spettatori della sesta edizione del “Road To Ruins”, festival punk rock ideato da Pierpaolo della Rave Up, siamo solo noi. Fortunatamente non rimarremo soli. Il locale presto si sovraffollerà di punk, dandy, nerds, molestatori, ex coinquilini, mariuoli in ora d’aria, e scoppiati vari. Finisce di rotolare la palla sul campo di Catania e il concerto può inziare. Primo gruppo sul palco i The Sperms trio maleodorante partenopeo di punk viscido e su di giri. Da sette anni sui palchi di tutta Italia e ora su Nicotine Records. Il primo brano parte e non si capisce un ciufolo. La voce è coperta dal resto. Sto per iniziare a bestemmiare ma per fortuna il fonico mette tutto a posto. E allora assisto a una prestazione davvero, davvero eccellente. Power trio tiratissimo con un brano migliore dell’altro supportati da una batterista/cantante incazzatissimo che riesce pure a modellare belle melodie. Una manciata di brani che squarciano l’aria caldosa del Mads. Chiudono con una ‘Teenage Kicks’ degli Undertones urlata da tutti. Virulenti. Voto 8.

Cambio di palco, di birra e di tutto il resto e salgono altri campani. Questa volta da Salerno, i The Wild Week-End. Anche qui il livello è davvero ottimo e anche qui un altro gruppo sotto contratto Nicotine. Segno che Pierpaolo stavolta ci ha visto benissimo. Davvero tre fenomeni, gambucce divaricate, e il bassista vestito con una canotta anni ’80 agghiacciante a cui va tutto il mio supporto. Devastanti in ogni brano, anche sotto la calura, implorano pietà e birra ma li costringiamo a suonare fin che possono. Voto 8.5

Ed eccolo il protagonista della serata. Vic Godard and The Subway Sect, o almeno quello che ne resta. Ho seguito sempre relativamente poco, e di traverso, la carriea del buon Godard. Che tipo è Vic adesso? Beh è un signore sulla 60ina, almeno da come se li porta, che dopo la sfolgorante ma breve carriera con i suoi Subway Sect, capostipiti di un certo modo di fare post punk, si è persino dato, dopo una buona carriera solista, a fare il postino. Oggi è ritornato e ripropone i suoi leggendari brani. Però il concerto è stato fiacchino. Ovviamente incide molto l’età anagrafica e certo non aiutano i bicchieroni di latte che Godard beve (!) a far decollare il suo r’n’r, che rimane fermo sulle gambe. Neanche un hit come ‘Stool Pigeon’ riesce a farmi scaldare un po’. Peccato. Voto 6.

[Giorno 2 @ Init]

La carovana “Road To Ruins” si sposta verso l’Init locale che presenta una novità assoluta e magnifica, almeno per me. Quattro addetti alla sicurezza che non appena individuano un cicisbeo che si accende una sigaretta lo prendono per le orecchie e gliela fanno spegnere. Godo. Oggi c’è molta più gente di ieri ovviamente, e anche i banchetti del merchandise sono ampi e appetitosi tanto che non resisto ad una magliettina degli Undertones mentre guardo languido la cantante delle Cockerocket. Iniziano gli Steaknives, nuovissima band romana che ha appena pubblicato un 7″ per l’americana Zodiac Killer Records. Li avevo visti tre giorni prima di spalla ad uno strepitoso concerto dei Le Chat Noir e mi avevano annoiato abbastanza. L’esibizione senza infamia e sopratutto senza lode si ripete stasera. Sì, un bell’impatto, tanta energia ma alla resa dei conti stancano quasi subito. Un po’ Bad Brains un po’ quell’altro ma niente di che. Voto 5.

Arrivano sul palco gli Anti You, dominatori assoluti della serata. Sono appena stati in America per un tour (vi consiglio di leggere lo splendido diario del tour sul loro myspace) e sono partiti la mattina da Dortmund (suppongo per un concerto). Gli Anti You sparacchiano una mezz’ora di ferocissimo hardcore alla Minor Threat dai brani velocissimi, tanto che alcuni non superano i 30 secondi. Un suono che ha sepolto tutti. Hanno costruito per ciascuno dei presenti una lapide. Senza nome. Si capisce quando il livello è altissimo, quando la band ha qualcosa da dire, anche se non capisci i testi, anche se non capisci mezza parola, ti senti parte di loro, della loro musica, del loro messaggio, della loro rabbia che ti entra e ti prende per mano. E per la gola. Grandissimi. Voto 9.

Salgono i Dissuaders band nata dalle ceneri dei Bingo ma anche dei Bloody Riot che annovera vecchie conoscenze nella sua line up come il cantante dei The Real Swinger. Le prospettive per un bel concerto c’erano tutte ma nè io, nè il fido Aguirre siamo riusciti ad appassionarci a un suono modesto, a delle canzoni fiacche e ad una noia assoluta che ci ha accompagnato durante il loro spettacolo. Qualche sprazzo di buon power pop qui e lì ma il resto davvero da dimenticare. Voto 5.5

Attrazione della serata gli Angry Samoans, storica band californiana degli anni 70/80 con un disco, ‘Back From Samoa’, davvero importante per l’epoca. La loro è la storia di altre mille band, tra scioglimenti, carriere soliste e reunion. Per la prima volta calcano un palco italiano e il concerto rimarrà una mezza delusione. A parte che diventa insopportabile per me vedere un 50enne con il berretto da baseball, una maglia da cestista NBA e atteggiamenti fuori tempo sul palco (maggior rispetto invece per Vic Godard consapevole dei suoi anni), ma anche qui è stato il concerto a essere da dimenticare. Preferisco ricordare la serata per gli Anti You, per i gruppi nuovi (beh relativamente) che per le vecchie glorie. Amarli per quello che sono stati ok, elogiarli per un concerto di oggi solo per quello che hanno fatto ieri è da ipocriti. Devo dire una serata fiacca. Mi è piaciuto un gruppo su quattro, ma aspetto domani per rifarmi.

[Giorno 3 @ Init]

Ultima serata, di nuovo all’Init. Ma stranamente oggi non ci sono nè banchetti, nè espositori. Un po’ delusi dalla cosa io e Aguirre ci inoltriamo nel locale semivuoto. Già, purtroppo il gruppo d’apertura, i !!!Radars!!!, pur iniziando a suonare alle 23 circa, si esibirà alla fine di fronte a poche decine di persone. Per fortuna con il passare del tempo il locale si riempie. Edizione questa che a livello di presenza può dirsi davvero fortunata. Incrocio la cantante delle Cockerocket, mi saluta timidamente, ricambio. E’ sempre la più bella. Non vediamo Robertò, ma il suo spirito è con noi. Qualcuno non si cambia la camicia con cui ha suonato la sera prima ma anche questo è punk. Dicevo dei !!!Radars!!! che avevo già visto di spalla a novembre ai Wooden Tit. Confermano quanto già sapevo di loro e cioè buon impatto, veloci e bei cori. Ma nulla di troppo esaltante. Un buon inizio di serata però. Voto 6.5

Seguono le Cockerocket, anche loro viste più di una volta e so già cosa aspettarmi. Female punk con la voce schizzata e le tastierine sghembe. Anche qui non siamo a livelli eccelsi ma sono divertenti da vedere, umili e simpatiche. E qualche buon brano c’è. E poi la cantante… Voto 6.5

Inizia ad arrivare un bel po’ di gente finalmente per assistere all’esibizione dei Low Tune Duo, proprio mentre Aguirre mi spiega il motivo della sua rinnovatà felicità. La sambuca dell’Init è tra le migliori. Lasciamo il vecchio ubriacone ai suoi deliri e mi concentro sugli LTD, duo romano che suona una miscela di blues e hard rock misto ad acidume vario. Davvero coinvolgenti, sopratutto quando il chitarrista si lancia in assoli sotto basi di chitarre ritmiche che magari mi hanno fatto venire in mente chitarristi come Blues Saraceno però in fin dei conti il loro è stato un buon concerto. Breve, tra l’altro. Voto 7.

Io e Aguirre siamo stanchi fisicamente. E un leggermente delusi. A tirar le somme fin’ora, se escludiamo la prima serata e gli Anti You, non è che sia stata un edizione delle migliori. Resta solo Bob Log III per sperare di sollevare la serata. E infatti sarà così. Questo folle bluesman dell’Arizona realizzerà questa sera una delle più strambe e divertenti performance della stagione. Si presenta sul palco con uno smoking, più il casco con telefono a mo di tubo che usa per cantare e parlare con effetto della voce, appunto, da telefono. Dopo due note è già delirio. La sua musica è molto semplice da descrivere anche se è una specie di virtuoso. Dei riff blues mescolati con un po’ di country, rockabilly, western e punk. Tutto suonato il più veloce possibile, supportando i riff strabilianti con la cassa di una batteria. Nel giro di pochi minuti metà Init è pronto a pogare e a saltare di fronte a questo scellerato. Anche a me piace e inzio a zompettare. Un paio di stronzi si accendono la sigaretta. Il buttafuori interviene lesto per farglierla spegnere. Sia lode ai buttafuori. Il concerto va avanti da sè, Bob Log III si è tolto lo smoking e ora suona con una tuta a un pezzo borchiatissima di un tamarrismo unico. Fiero della sua follia, e noi con lui, continuaimo a incitarlo a suonare sempre più veloce e lui ci accontenta. La chitarra fuma e brucia note su note alla velocità della luce fino ai bis dove Bob fa salire sul palco tre signorine desiderose di 5 minuti di notorietà. Iniziano a ballargli attorno (vi si aggiunge anche un ragazzo, una scena tremenda quest’ultima) e mentre una delle tre, timidissima, ridiscende dal palco le altre due decidono che non gli basta quel che stan facendo è oplà, invogliata da Bob una di loro prende un drink, si scopre un seno strabordante, si spreme chissà che cosa e poi beve dal bicchiere. Ma non è finita. Bob le fa sedere sulle sue ginocchia e parte un altro brano assassino il cui ascolto è accompagnato dalla visione delle tette delle due ragazze che sobbalzano. Bob esce, saluta e va via… il locale si svuota ma lui rientra per il tris. Altri due brani spietati e veloci, altro pogo a go-go. In assoluto il concerto migliore della manifestazione, forse di tutte le edizioni che ho visto! Voto 9.5

Uh, sono le due del mattino, è tempo di andare, salutare Pierpaolo per la gentilezza e incamminarsi verso la macchinetta. Rivedo la cantante delle Cockerocket che mi sorride. Poi mi volto, sorrideva ad un altro. Va bene lo stesso. Noi nerd, noi punk, in fondo siamo così. Ci basta un illusione per farci coraggio.

Dante Natale

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