Road To Ruins @ Circolo Degli Artisti [Roma, 19/Novembre/2006]

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Mi piace il punk. Parecchio. Mi è sempre piaciuto da quando mi capitò di ascoltare intorno ai 12 anni una compilation dei Ramones (una delle tante!): “Ramonesmania”. E mi piace in tutte le sue sfaccettature. Da quello di protesta degli Angelic Upstarts, all’ “Oi” degli Sham 69, dall’hc melodico dei Bad Religion, al flower punk dei Senzabenza, dal pop-punk dei Buzzcocks, Descendents fino alle sonorità estreme di Dead Kennedys e Discharge, non nascondendo un certo godimento per il revival punk degli anni 90, Pennywise, Nofx, Rancid, The Briefs, etc. Non mi faccio mancare nulla insomma. Stasera riesco finalmente ad andare a vedere il festival “Road To Ruins” per gustarmi ritornelli gonfi, chitarre basse e rock’n’roll.

Il suddetto festival va oramai avanti da tre anni e quella di stasera è la terza e ultima serata di un programma che ha visto alternarsi sui palchi di Roma bands come Taxi, Black Circus Tarantula, Not Right, Spits, Neon Maniacs e che stasera vedrà esibirsi The Bonnie Parkers, Highschool Lockers, e gli storici Fast Cars e Eater.

Intanto un plauso all’organizzazione per aver permesso l’allestimento di tanti stand con dischi, vinili e magliette. Non il solito banchetto ma un piccolo mercatino (il sottoscritto ha speso, come al solito, una fracca di soldi tra Discharge, 13th Floor Elevators e vari dischi spacciati come “il disco punk definitivo del ’77” dal venditore di turno), almeno durante i cambi palco avevo qualcosa da fare, oltre a guardare il soffitto. Aprono i The Bonnie Parkers, oramai ho perso il conto delle volte che li ho visti dal vivo e l’impressione è consolidata. Punk sguaiato e diretto, abrasivi come pochi, danno fondo al nuovo album “The Olive Floating In Your Poisonous Martini”, sciorinando il loro punk sul pubblico che apprezza e applaude. Davvero una sicurezza!

Seguono la gradita sorpresa della serata, gli Highschool Lockers da Mantova. Faccie di gomma, boccacce, scemi come pochi danno vita a uno show divertentisismo con il loro bubblegum pop-punk. Se vi piace il genere contatteli immediatamente. Non hanno una canzone che non abbia un ritornello assassino. Power pop all’ennesima potenza, non ce n’è per nessuno, contro cori micidiali, canzoni anche costruite con una certa ingegnosità (e non il semplice pezzo alla Queers per intenderci) e irriverenza a go-gò! Grandi.

Cambio di palco e salgono i Fast Cars, da Manchester, delle vere leggende del pop-punk. Conoscevo solo un paio di pezzi sparsi e non sapevo che aspettarmi. La vecchiaia incombe e le faccie della band registrano che la 50ina è abbondantemente superata ma nonostante ciò il concerto è stato teso e nerboruto. Il cantante ha izzato la folla come un ragazzino, isterico, divertito dalle proprie canzoncine adolescenziali che tanto, ma davvero tanto, si rifanno ai migliori Buzzcocks, riversate sul numeroso pubblico che ha accompagnato l’esibizione dei Fast Cars con danze e canti. Il loro delizioso punk-o-rama è composto da tutti potenziali hit single che farebbero la felicità di chi si nutre di questo genere. Delirio su “The Kids Just Wanna…”.

Chiudono la manifestazione gli Eater, altra storica band nata nel ’77, il cui primo singolo fu inciso quando il batterista aveva 13 anni e il resto della band un’età media di 15! Dopo vari singoli, Ep, incidono il loro primo e unico album intitolato “The Album”, per poi sparire e risorgere a nuova vita negli ultimi anni. La band sale sul palco e fa leggere un messaggio al pubblico che recita cosi: “Ci dispiace molto ma abbiamo dormito due ore in due giorni. Vi amiamo” firmato “falce e martello”. In effetti il concerto è stato appena sufficiente, la band ce l’ha messa tutta ma si vedeva che stavano crollando e non si reggevano in piedi, specialmente il cantante, e che volevano andare solo a dormire. Intendiamoci, hanno suonato fino alla fine, ripagando i fan dell’attesa ma certo il confronto con l’irruenza dei Fast Cars è stato quasi impietoso. Peccato ma massimo rispetto per l’onestà di averlo ammesso.

Dante Natale

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