Riccardo Sinigallia @ Monk [Roma, 16/Febbraio/2019]

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Riccardo Sinigallia è uno degli alfieri della scena romana da circa trent’anni. Un outsider di lusso, dotato di una sensibilità notevole e una raffinatezza fuori dal comune. Un musicista e produttore schivo e risoluto, che spesso è riuscito a contribuire più alla fama altrui che alla propria. Gli esordi sono nei primissimi anni novanta con 6 Suoi Ex, al cui scioglimento seguono le prime produzioni di successo, quelle per gli esordi di Niccolò Fabi e per alcuni brani della “Favola di Adamo ed Eva” di Max Gazzè. La scena è quella che ruota intorno a “Il Locale” di vicolo del fico, la materia non è solo il pop d’autore, ma anche l’hip hop. Celebre in questo senso la collaborazione con Frankie hi-nrg mc nel ritornello della hit “Quelli che benpensano” e l’appartenenza al mitico collettivo La Comitiva. Quindi entra nei Tiromancino, di cui produce e cofirma l’album svolta “La descrizione di un attimo” e con cui arriva secondo nella sezione giovani del Festival di Sanremo 2000 con il brano “Strade”. Dissidi personali lo porteranno ad abbandonare presto la band, che a occhi esterni rimarrà depositaria di quel suono che Riccardo ha creato per lei, a tal punto da farlo sembrare quasi un emulatore agli inizi della successiva carriera solista. Ma lui ha le spalle grosse e tira avanti, centellinando ispirazione e talento. Gli anni zero vedono due dischi a suo nome: il crepuscolare e sperimentale esordio omonimo del 2003 e il personale omaggio alla tradizione cantautorale di “Incontri a metà strada” nel 2006. Produce “Tutto sta per cambiare” di Filippo Gatti nel 2003 e “Musiche ribelli” di Luca Carboni nel 2009 e collabora con Marina Rei e 24 Grana. Nell’ultimo decennio forma i DeProducers insieme a Vittorio Cosma, Max Casacci e Gianni Maroccolo, con cui realizza i progetti “Planetario” nel 2012 e “Botanica” nel 2017 e le colonne sonore dei film “Italy in a Day” di Gabriele Salvatores e “Una vita oscena” di Renato De Maria. Con quest’ultimo Sinigallia aveva già lavorato nel 2002 per “Paz!” e nel 2005 per “Amatemi”, sottolineando una forte propensione cinematografica, che lo porta a girare in prima persona diversi videoclip, sia propri che per altri artisti. Proficua in questo senso è anche l’amicizia con Valerio Mastandrea, che recita in alcuni di questi video e lo vuole per comporre il brano per i titoli di coda di “Non essere cattivo” di Claudio Caligari. Produce due dischi di successo come “Non erano fiori” di Coez e “La fine dei vent’anni” di Motta, ma soprattutto torna a realizzare due album di materiale proprio. Il primo si chiama “Per tutti” è del 2014 ed è un ritorno importante, sia per la qualità dei brani contenuti, sia perché lo porta per la prima volta a Sanremo come solista e per la terza volta sul palco del Primo Maggio di Roma. Il secondo è “Ciao cuore”, uscito nel 2018, che vince il premio MEI come miglior album dell’anno e ci da il gradito pretesto per vederlo di nuovo in tour.

Il concerto romano è sold out da una settimana, basta sottolineare l’attesa emotiva che si respira in sala. La scenografia consiste in un grande cuore stilizzato di legno, posto al centro con due schermi laterali e uno interno più piccolo. In quello interno viene proiettato un altro cuore rosso tridimensionale e dettagliato, mentre negli esterni troviamo due vu meter analogici. Le luci sono spesso soffuse, in altri momenti puntano sul pubblico, giocando con l’effetto ombra, grazie anche ad un massiccio uso della macchina del fumo. Un breve loop elettronico accompagna l’ingresso dei musicisti, che salgono sul palco alle 22:30 e si dispongono in linea orizzontale di fronte al pubblico. Nella band troviamo: la compagna Laura Arzilli al basso e ai cori, Ivo Parlati alla batteria, Francesco Valente alla chitarra e Andrea Pesce alle tastiere e ai synth. Sinigallia sale per ultimo e raccoglie l’applauso del pubblico. Parte “So delle cose che so” e la sensazione che si ha è quella di essere subito accolti e avvolti in un mood familiare. “Lontano da ogni giorno” ci porta indietro nel tempo, conservando la vena sperimentale dell’epoca e un bel finale avvolgente. “Backliner” è uno dei brani cardine del nuovo disco e non a caso è anche il titolo del documentario di Fabio Lovino sulla storia del cantautore, presentato nell’ultima Festa del Cinema di Roma. La band ha un bel suono compatto, efficace e distintivo e la voce di Riccardo sembra in serata di grazia. “Le donne di destra” ha un intro quasi psych e si consuma seguendo un andamento affascinante quanto indolente. A questo punto ringrazia tutti brevemente con la sua proverbiale timidezza da combattimento. Qualcuno dal pubblico grida di aver aspettato tanto tempo questo momento e lui risponde che anche per lui è stato così. “Bella quando vuoi” è un funk leggero con un ritornello dal falsetto micidiale e nel finale Sinigallia ci regala un solo di kazoo. “Dudù” anche dal vivo mantiene una freschezza e un coinvolgimento invidiabile, che non lascia indifferenti i presenti. Verso la metà del brano la figlia Lori sale sul palco, dice qualcosa all’orecchio del padre e inizia a ballare, seguita dal backliner e l’atmosfera diventa improvvisamente disco, prima di sfumare nella morbidezza di “Se potessi incontrarti”. A questo punto si siede al Rhodes e tutto diventa più confidenziale. La coda del brano ha uno spessore incredibile, lunga e malinconicamente perfetta. L’incipit di “Niente mi fa come mi fai tu” viene accolto dall’applauso della sala, che sfoggerà un lodevole canto collettivo. L’esecuzione parte piano e voce, a cui si aggiungerà il resto della band per un crescendo finale da brividi. La successiva “Ciao cuore” non è assolutamente da meno e viene eseguita magistralmente con l’ausilio di un pubblico sempre più partecipe e con la proiezione di sfondo di un grande cuore rosso. Per “Amici nel tempo” viene raggiunto sul palco da Andrea Ruggiero, che impreziosirà con il suo violino il già ricco pathos dell’esecuzione, prima in una sorta di duetto e poi con l’intera band in azione. Lascia il piano e imbraccia la chitarra. Sugli schermi laterali viene proiettato un estratto del film di Caligari. Il dialogo tra Borghi e Marinelli anticipa un’esecuzione delicata e suggestiva di “A cuor leggero”, brano candidato al David di Donatello per la miglior colonna sonora originale. “La descrizione di un attimo” sembra un karaoke in punta di piedi, con profondi sguardi d’intesa tra lui e Laura. Presenta la band e i collaboratori, nessuno escluso, compreso l’amico Mastandrea presente in sala. Si concede persino un paio di battute col pubblico. “Prima di andare via” ha un tocco francese tra Manu Chao e Noir Desir, Sul finale c’è un grande fraseggio di Pesce al piano. Riccardo chiama un clapping al pubblico che lo accontenta volentieri, quindi si alza e inizia a ballare, per poi tornare alla chitarra a chiudere l’esecuzione. “Che male c’è”, scritto con Mastandrea, tradisce tutta l”emozione della vicenda di Federico Aldrovandi a cui è dedicato e ci lascia con un nodo alla gola e la testa pesante. L’orgia dal piglio rock di “Per tutti” chiude la prima parte con grande energia, donando quell’impeto doveroso ad una serata nel complesso riflessiva. Il primo bis è la meravigliosa suite battistiana che risponde al titolo di “E invece io”. Brano ed esecuzione assolutamente meravigliosi. A seguire la poetica struggente di “Bellamore”, cantata d’un fiato dal pubblico, ringraziato orgogliosamente da Sinigallia già nel coretto iniziale. Per l’ultimo brano viene raggiunto sul palco da Daniele Sinigallia alla chitarra, fratello di sangue e alter ego importante nella sua vita artistica. “La rigenerazione” spinge per intensità e decibel, forgiando muscoli e distorsioni che determinano il punto di non ritorno del viaggio. Quasi due ore di spettacolo e la certezza di trovarsi di fronte a un grande autore e uno dei migliori interpreti del nostro tempo. Applausi.

Cristiano Cervoni

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