Retox @ Traffic [Roma, 11/Novembre/2011]

485

Sogno di rivedere i Locust sul palco da quando li vidi la prima (e finora unica) volta all’All Tomorrow’s Parties nel 2005. Lo faccio presente allo stesso Justin Pearson dopo lo show e mi assicura che sentiremo ancora parlare delle Locuste fameliche. Gli credo. Giusto per chi non conoscesse il personaggio, ricordo che è  cuore, mente, anima, corde vocali e basso oltreché dei menzionati Locust, di Ground Unicorn Horn, All Leather, Some Girls, Crimson Curse, Head Wound City e chissà quanti altri progetti, fondatore della label Three One G nonché scrittore di un paio di libri che farò miei a fine concerto e su cui spenderò qualche parola più avanti in questo report.

Pearson stasera è qui per il primo tour europeo dell’ennesimo progetto, i Retox appunto, il cui primo lp ‘Ugly Animals’ è stato pubblicato dalla Ipecac. Assieme a Pearson Mickey Crane (chitarra) e Thor Dickey (basso) mentre a sorpresa non è della partita Gabe Serbian, già batterista degli stessi Locust, rimasto a Los Angeles. A sostituirlo c’è un tale Brian. Dentro al Traffic ci sono poche persone e io arrivo tremendamente tardi, quanto basta per perdermi i Misantropous e buona parte del set degli Orange Man Theory, il resto lo perdo decidendo di sedermi un po’ fuori per smaltire gli eccessi alcolici della cena, maledetti brindisi a ripetizione. 

Rientro che i Retox sono sul palco pronti a rovesciare sul Traffic una scarica di rabbia: voce urlatissima, basso, chitarra e batteria superveloci quanto funambolici. L’essenza è tutta qui e, a onor del vero, pare una versione più “raw” degli stessi Locust, un grindcore meno esasperato ma comunque efficace, meno stratificato. L’aggressività è la stessa ma, alla fine dei conti, forse il tutto è un po’ freddo e meno convincente. Crane lamenta qualche problema alla chitarra e dopo quattro-cinque brani, la voce di Pearson quasi non si avverte più, nonostante tiri fuori tutto ciò che può dalle corde vocali. Non sta quasi mai fermo, morde il microfono e, durante l’ultimo brano, forse l’unico di cui ricordo il titolo nonostante la sbronza persistente, credo fosse ‘Piss Elegant’, scende dal palco chiudendo il set con un abbraccio fra lo sparuto pubblico del Traffic. Qualcuno chiede un bis, la risposta, con tanto di risata è “Non abbiamo altri brani!”. Il tutto sarà durato non più di 15-20 minuti, praticamente per altrettanti brani. Veloce, non proprio indolore. Compro i libri di cui sopra, il primo è di fatto un’autobiografia, del secondo, appena pubblicato, avevo letto che è una sorta di diario della sua esperienza con i Bloody Beetroots e gli chiedo se è proprio così. Mi domanda se per caso io non sia un loro amico, mi dice “They’re cheesy!”. Chissà che ne pensa Dennis Lyxzen. Comunque rivoglio i Locust, l’ho già scritto?

Piero Apruzzese

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here