Red Sparowes @ Circolo degli Artisti [Roma, 6/Maggio/2007]

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In realtà quando mi è stato proposto di assistere a questo concerto non avevo ben chiaro chi fossero i Red Sparowes. Anzi, non ne sapevo quasi nulla, se non che avessero collaborato con i Gregor Samsa, gruppo slowcore della Virginia che personalmente adoro. Così ho pensato che se questi avevano avuto la fortuna di collaborare con i Gregor Samsa, allora non potevano non piacermi. E quale migliore occasione per rendermene veramente conto se non quella di andare a vederli dal vivo? Eccomi dunque qui a scriverne.

La serata al Circolo viene aperta dai Tomydeepestego, progetto romano che comprende membri di diversi gruppi della scena HC, e si dedica a postismi strumentali. Da me conosciuti finora solo tramite myspace, i quattro ragazzi confermano sul palco quanto di buono si può ascoltare sul succitato sito. Suono potente e compatto, aggressivo ma allo stesso tempo sognante ed emozionante, il gruppo riceve sinceri e meritati applausi al termine della breve esibizione. Il loro disco di debutto esce in autunno, ma se prima d’allora vi capita di vederli dal vivo, non fateveli sfuggire. Complimenti!

Il secondo gruppo a salire sul palco è anch’esso una realtà del sottosuolo romano, ma dedito stavolta ad un genere che io proprio non digerisco (e non capisco cosa c’entrasse con la serata). Sto parlando del doom metal e dei Doomraiser. Ma il problema non è semplicemente di gusti musicali. Qui il problema è che c’è gente che a trenta e passa anni va ai concerti a fare le corna! Da quello che ho osservato l’altra sera sono giunto alla conclusione che i soggetti più sensibili alla cosiddetta sindrome di Peter Pan sono proprio i metallari. Insomma, fare le corna a sedici anni va pure bene, ma da adulti… musicalmente poi li ho trovati noiosi, nemmeno tanto validi tecnicamente (anche se odio giudicare un gruppo dal valore tecnico), e tutt’altro che “potenti” come mi era stato detto prima del concerto. Se questo è il rocchenroll, allora vi prego, aridatece Buddy Holly.

Alle 23,30 finalmente ecco salire i Red Sparowes di Bryant Clifford Meyer (Isis), che iniziano la loro esibizione accompagnando i pezzi con proiezioni video di città bombardate e paesaggi apocalittici. Da parte mia c’è grande curiosità nei confronti di questo gruppo, ma dalle prime battute vengo in parte deluso. Mi sembrano infatti eccessive le tre chitarre, che spesso e volentieri più che dare corposità al suono del gruppo, si confondono l’una con l’altra sovrastandosi, e dando l’impressione di un suono confuso e poco definito. Il registro però cambia quando i cinque iniziano con i pezzi del loro ultimo, riuscito “Every Red Heart Shines Toward The Red Sun”. Alle loro spalle la Cina di Mao degli anni 50. Paese e periodo storico cui il gruppo si è ispirato per le composizioni del secondo album. Ora il suono si fa sempre più imponente, la macchina sembra aver ingranato bene la marcia, e il finale sarà un crescendo epico che lascerà a bocca aperta. Circa un’ora di concerto bastano per farci capire che di fronte abbiamo una band che con la formula strumentale riesce ad esprimere molto più di tante, inutili, parole.

Emanuele Avvisati

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