Red Fang + Doomraiser @ Traffic [Roma, 29/Luglio/2014]

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Una notte da ricordare, per tutti e per tanti. Sulla carta ero scettico quando ho pensato ad un concerto al chiuso, il 29 di luglio e di martedì oltretutto… senza contare che è la terza volta negli ultimi tre anni che i Red Fang vengono a suonare a Roma e che, come se non bastasse, nel cielo plumbeo iniziano a vedersi anche i primi accenni di lampi.
 Nulla di più ininfluente, il pubblico metal si conferma uno dei più fedeli, coerenti e compatti presenti a Roma ed in Italia, i fattori sopraelencati avrebbero potuto scoraggiare tanti avventori occasionali di concerti più mainstream, ma non i “metallari”, a cui va tutta la mia stima.
 Alle 22:30 fuori c’è ancora fila alla cassa del Traffic, mentre dentro i Doomraiser hanno già iniziato a scaldare il forno (in tutti i sensi) in vista della portata principale.
 I Doomraiser non sono affatto una novità, al contrario rappresentano una vera e propria istituzione nella scena metal underground italiana e si fregiano spesso di aperture eccellenti come questa. Purtroppo riesco a sentire soltanto gli ultimi 3 pezzi del loro set (che comunque equivalgono a venti minuti abbondanti di musica) ‘The Raven’, ‘Mountains Of Madness’ e ‘Rotten River’. Riff di matrice sabbathiana con incedere lento e costante, alternato a vorticose ripartenze, il massiccio apporto dei Doomraiser è un ulteriore valore aggiunto alla serata e, non a caso, quando suonano loro il Traffic è già pressoché pieno e loro vengono acclamati a gran voce al momento del cambio di palco.
 Nel frattempo inizia a venire giù il diluvio, accolto da un rosario di imprecazioni a sfondo divino da parte dei presenti nel cortile esterno della venue, perché dentro il caldo è diventato infernale. Quando i Red Fang prendono finalmente posizione sul palco si profila una scelta per ognuno, arrostire all’interno del Traffic o fradiciarsi con la pioggia all’esterno? Bel dilemma. C’è chi si alterna, chi sta sulla porta, ma sono una sparuta minoranza. Dal palco alla postazione del mixer non passa neanche uno spillo, c’è solo un agglomerato di anime infuocate che rende omaggio al quartetto dell’Oregon come meglio non si potrebbe.
 Da parte loro i Red Fang ricambiano con un set che fa capire cosa abbia spinto ancora una volta qui tutta questa gente… di martedì, di luglio al chiuso, con il diluvio… eccetera. 
Il loro approccio ed impatto musicale è paragonabile all’abbattimento di un albero, una serie di colpi possenti che si alternano come se pezzo dopo pezzo si passasse dalle motoseghe alle accette ed ai martelli, fino a buttare giù l’arbusto. Stoner diretto e cattivo, con “sfumature” di doom, nella quale coesistono atmosfere diverse ed anche una certa orecchiabilità, nonostante il sound violento, insomma non il solito metal “incazzato”, anzi. 
Tecnicamente (ovvero quello di cui ci importa meno) non c‘è molto da dire, i Red Fang non sono certo una di quelle band da cui ti aspetti invenzioni o lampi di virtuosismo e genialità, fanno il loro sporco (sporchissimo) lavoro, ma lo fanno bene. Non sono uno di quei gruppi su cui si fanno i discorsi tipo “Il primo album mi piace di più dell’ultimo”.  Spesso la varietà dei pezzi dipende dal fatto che a cantare sia Bryan Giles (chitarra), piuttosto che il bassista Aaron Beam, le chitarre infatti vanno quasi sempre all’unisono, un tipo di scelta mirata a rendere il sound, già tosto di suo, ancora più corpulento, ma sempre con un occhio al ritmo e con andamento incalzante. Una via di mezzo tra Kyuss e Mastodon, ma molto più grezzi e “caciaroni”. 
Il pubblico della fornace Traffic infatti si diverte, salta, strepita… vola, metaforicamente e praticamente, non sono in pochi infatti a farsi sollevare tra le prime file per fare crowd-surfing. L’apice dell’entusiasmo si raggiunge quando senza un motivo apparente si alza un coro generale che intona il più classico dei moccoli ed evidentemente divertito Aaron Beam chiede “This one means something like ‘Goddammit’, right?”, il tutto tra l’ilarità generale. Non ci sono gorilla della security, perché non servono in questo caos autogestito ed autoregolamentato, alcuni ragazzi addirittura salgono sul palco e si gettano in mezzo al mucchio da lì, ma senza fare danni o importunare i membri della band, nessuno con il cellulare in mano a fare video, nessuna transenna, tutto giusto, tutto come dovrebbe sempre essere.

Niccolò Matteucci

Twitter: @MrNickMatt

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