Recoil @ Magazzini Generali [Milano, 9/Aprile/2010]

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Here’s the Recoil! Sei album in studio che ci hanno fatto sognare e ballare, collaborazioni notevoli ma soprattutto un’attesa per vederli che dura da sempre, da quando Alan Wilder ha deciso di dedicarsi anima e corpo al progetto Recoil lasciando addirittura i Depeche Mode. Insomma, dopo ben venticinque anni, grazie al cielo, eccolo in tour, anche in Italia, per presentare il greatest hits ‘Selected’ (in uscita il 19 aprile) nel quale Alan si è avvalso delle capacità vocali di vecchie e note conoscenze quali Diamanda Galás, Joe Richardson, Douglas McCarthy, Samantha Coerbell, Siobhan Lynch, Toni Halliday, Nicole Blackman, Maggie Estep e Carla Trevaskis.

Dopo l’improvvisa e recente comparsata a fianco degli amici ed ex compagni Depeche Mode (17 febbraio 2010, in occasione del concerto di beneficenza al RAH di Londra durante il quale ha eseguito con Martin Gore ‘Somebody’), Alan ha iniziato il tour a Barcellona lo scorso 12 marzo dividendo la serata con gli EBM Nitzer Ebb, gruppo col quale ha iniziato a collaborare circa venti anni fa. Nel tour viene accompagnato da Paul Kendall, storico fonico e produttore della Mute records, al lavoro già con la crema della crema che l’eccellente ed attenta etichetta ha sfornato negli anni (Renegade Soundwave, Fad Gadget, Barry Adamson, Nitzer Ebb, Wire, Depeche Mode, Recoil, Sonic Youth, Big Black, Butthole Surfers etc.).

Il ‘Selected Events’ Tour (così è stata battezzata questa neonata attività live dei Recoil) viene introdotta da musicisti, DJ e artisti, per lo più amici, con i quali Alan ha collaborato nel corso della sua carriera. Un po’ provo invidia per i romani che domani al Circolo potranno godersi – per la seconda volta dopo il concerto di Berlino – l’apertura di Daniel Miller e Gareth Jones che si esibiranno sotto il nome di Sunroof. Qualcosa di epocale direi, dato che Miller è il fondatore, il padre illuminato della Mute Records ed ha una storia legata a suoi progetti musicali quali The Normal e Silicon Teens, ma soprattutto al gruppo di produzione che diede vita ai primi album dei DM incluso ‘Black Celebration’. Comunque sia, FM, romano, che stasera aprirà i Recoil è un ottimo antipasto per coloro che amano l’ambient o l’elettronica in generale.

Sono circa le 20.30 ed è tutto pronto ai Magazzini Generali. Non si riesce a capire se ciò sia dovuto all’efficienza milanese oppure all’ossessività e compulsività dei meneghini dato che gli orari dei concerti, qui a Milano, sembrano diventare sempre più inaccessibili un po’ come quando si va al cinema per lo spettacolo delle 20.30: devi decidere se prendere qualche ora di permesso oppure mangiare un boccone o, ancora, arrivare puntuale allo spettacolo. FM, ci regala una mezz’ora di ottima musica posizionato al centro del palco, fino a che, un ragazzo della Grinding Halt gli intima, non volente, di smettere di lì a poco. Guadagno come sempre qualche metro quadro di movimento tra le transenne ed il palco per godermi lo spettacolo e scattare qualche foto. Il locale è affollato sino al bancone. In molti girano con le magliette dei Depeche Mode, anche se di loro poco ci sarà stasera. Mischiato tra la folla c’è anche Andy (Bluvertigo), onnipresente in eventi come questi, anche perché ormai si dedica non solo alla pittura ma anche al DJ set in molti locali lombardi.

Alle 21 circa Alan e Paul fanno il loro ingresso sul palco e si posizionano davanti a due Mac. Parte lo spettacolo condito da immagini proiettate in sequenza. Ripercorrono molti pezzi dei sei album – specialmente degli indimenticabili ‘Hydrology’ e ‘Liquid’ – ma li stravolgono con mix a volte troppo impastati: ‘Want’, ‘Jezebel’, ‘Shunt’, ‘Lusciuos Apparatus’, ‘Strange Hours’ per citarne alcuni. Siamo bombardati da una raffica di campioni (anche tratti da pezzi dei DM) che in alcuni casi distorcono, anche se piacevolmente, le tracce originali. Il pubblico pare a volte disorientato, ma in fondo Alan Wilder ha mollato i Depeche Mode forse anche per questo: dedicarsi totalmente alla sperimentazione non solo in studio ma, a partire da questo tour, anche dal vivo. Alle 22, sul più bello, si alzano le luci e pure i due illustri compositori sono costretti a desistere di fronte all’eccesso di puntualità (o ossessività e compulsività?) meneghina. Incredibile! Altri posti, decisamente più danserecci, non hanno ancora aperto a quest’ora.

Andrea Rocca