Rammstein @ Forum di Assago [Milano, 24/Febbraio/2005]

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Se è vero che ricordiamo per immagini e se è vero che il nostro vissuto e le nostre emozioni sono fortemente condizionate dai nostri ricordi, i Rammstein sono geni della comunicazione mediatica. Citazioni sottilissime sparse ad arte in tutto lo spattacolo: a comunciare dalla musica, ovviamente. I miei accompagnatori, conoscitori attenti della musica metal mi hanno potuto mostrare vari rimandi a gruppi storici. Io,dal canto mio, non posso non pensare immediatamente a ‘This Is Not A Love Song’ dei P.I.L. e ai suoni elettronici della techno da love parade. Tanzmetal! Poi ci sono i riferimenti a vari immaginari cinematografici, dal pulp di Tarantino al “Silenzio degli Innocenti”. E ancora saghe nordiche che raccontano di lotte fra umanità titaniche e una natura terribilmente crudele ed affascinate. O i fumetti di Corto Maltese. Il bello però… il bello è che tutti i riferimenti correnti, riferiti al mondo della comunicazione artistica si fondono con storie molto reali, umane, troppo umane. Storie personali di disamore, sesso frettoloso, sesso perverso, sesso fatto con ogni centimetro cubo del corpo e del cervello, pedofilia, masturbazione, ma anche la citazione del fatto di cronaca aberrante dell’uomo che vuole farsi mangiare e allo scopo mette un innocuo annuncio su internet, come parossismo dell’aberrazione che sembra non conoscere limiti. Il tutto è posto su in piano di comunicazione che ci fa rizzare i capelli in testa:quello delle grandi dittature, delle folle oceaniche di fascista memoria. Ed ecco allora il passo marziale, la gestualità da Maciste divo del muto di Lindeman, i giochi di fuoco, la durezza delle erre che ricorda quella nei discorsi di Hitler, i ritmi quadrati come marce, gli stivali e i pantaloni di pelle, le bretelle sado-maso-tirolesi. Ma la politica cosa c’entra? Un bel niente, signori miei. Eros, tutto è Eros! Tutto trasuda sangue e sudore. Dietro le grandi idee null’altro che la voglia di penetrazione. Non a caso la tenda da cui i musicisti entravano ed uscivano, null’altro era che una enorme vulva. Rein,Raus. L’unica politica esplicitamente mostrata è la politica attuale di strapotere degli Stati Uniti che somiglia, non a caso, dico io, ad una stupida pantomima da pagliacci smargiassi. Una ridicola ed atroce violenza quella degli Stati Uniti, che costruendo in modo programmatico dietro stupide icone sociali come la Coca Cola o il Wonderbra il nostro annichilimento, si prepara al possesso di tutta l’economia mondiale. Ma infondo, che politica è la politica dei pagliacci? Quella dell’assurdo. Di questo mondo assurdo. Intanto Mosca è diventata una città prostituta. Decadente sovrana della neve. Grazie a Till per aver sopportato la pioggia di scintille infuocate addosso e per averci fatto venire la pelle d’oca con la sua gestualità e la sua voce da superuomo. Grazie al beckettiano Flacke per aver dissacrato la ieraticità della comunicazione con i suoi gesti dinoccolati, riportandoci al quote più umane… o disumane? Chissà… è tutto così isterico. Grazie anche a Paul, Richard e Chris. Ma grazie anche a Oliver, che s’è fatto un giro in gommone sul pubblico: surfista nella vita privata, si rifiuta di fare un banale diving sul pubblico, per andarsene in giro a forza di braccia, con un gommone mezzo rattoppato. Grande trovata scenica!

Simona Ferrucci

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