Radio Moscow @ Init [Roma, 19/Marzo/2015]

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Lo spettacolo che va in scena all’Init è per chi ama il rock in tutte le sue diramazioni. I Radio Moscow sembrano appartenere alla più moderna delle famiglie, padri e madri musicali che hanno un rapporto dalle larghe vedute, promiscui e anticonformisti. L’albero genealogico del loro suono è veramente amplio, tutto inizia dal rock’n’roll di Elvis, si dilata negli anni ’60 sotto effetto di droghe psichedeliche, incombe in maniera indelebile ‘Led Zeppelin II’. I Deep Purple e Jimi Hendrix per un certo momento la fanno da padrona. Poi tutto si incupisce, si inizia a sentire odore di zolfo e suoni più tetri, irrompe l’heavy metal in pillole di ‘Black Sabbath’. Dopo vari cambi di line up i componenti attuali della band sono: Parker Griggs voce chitarra, Anthony Meier al basso e Paul Marrone alla batteria. Parker Griggs e compagni fanno il loro ingresso sul palco intorno alle 23.00, un palco scarno, allestito, oltre che dalla batteria, da amplificatori e testate retrò rigorosamente Orange. Dopo qualche secondo di assestamento per provare che tutti gli strumenti siano collegati perfettamente. Si inizia: ‘Death of a Queen’, un estratto dal loro ultimo lavoro (‘Magical Dirt’ ,2014), canzone dal sound acido apprezzata senza dubbio da tutti i presenti in sala, un bad trip indietro fino alla fine degli anni ’60. La seconda canzone in scaletta è ‘Broke Down’, i toni stoner che li hanno caratterizzati ad inizio carriera iniziano a farsi sentire. Un tributo agli anni ’70 anche troppo ostentato, trovo che la linea ritmica seguita non sia per niente innovativa e a tratti sia veramente troppo simile a ‘War Pigs’ dei Black Sabbath. Anthony Meier, che questa sera sembra assetato, si china più volte per prendere la birra posta sotto di lui, fino a quando il basso gli si sfila dalla fibbia cadendo a terra; il suono prodotto è bello, acido/elettrico, rimango estasiato dalla vicenda. Mi soffermo a guardare Anthony che in quel momento cerca insistentemente lo sguardo di Griggs, troppo impegnato però ad accordare la chitarra concedendogli solamente un sorriso. Parker Griggs mi sembra quasi scocciato dalla vicenda, come se sul palco deve essere sempre tutto perfetto, non lasciando nulla al caso. Il concerto, ciò nonostante, procede gradevolmente, pezzi che risultano veramente apprezzabili sono: ‘I Just Dont Know’ traccia rude e psych, ‘Deep Blue Sea’ un delta blues old school e ‘250 Milies’, con un’intro accattivante e una melodia che coinvolge pienamente il vasto pubblico accorso questa sera all’Init. Volendo continuare a fare i puntigliosi, parlando ancora per un attimo delle loro influenze forse un po’ troppo ostentate, fa al caso nostro soffermarsi su ‘Open Your Eyes’, chiari riferimenti musicali a ‘Purple Haze’ di Jimi Hendrix. Il concerto giunge alla fine, i toni si alzano, il suono si fa decisamente più acido e ricercato, viene concesso un bis con ‘These Days’ e ‘No Good Woman’, l’effetto acustico è quasi catacombale ora, le luci sparate sul palco sono bianche e la macchina del fumo lavora a pieno regime, un grande bel colpo d’occhio. Il concerto finisce. Grande nell’esecuzione, sono sicuro che ogni amante del genere avrebbe apprezzato. I continui preziosismi di Parker Griggs sono notevoli, pecca forse un po’ troppo nel non lasciarsi andare completamente, la sua esecuzione è perfetta, quando invece il genere probabilmente porterebbe ad altro, ma in fin dei conti questa è una cosa positiva. La sua voce ricorda piacevolmente un Lemmy sbarbato dei primi tempi, anzi forse un Lemmy che non è mai esistito, uno che per intenderci non si è mai sballato completamente. Anthony Meier invece credo sia l’anima stoner di questa band, un basso sostenuto e distorto, un suono che dà profondità e ampiezza allo stesso tempo, il quale si trova perfettamente con Paul Marrone, picchiatore di pelli mai stanco alla regia di tutto, sul palco un’ombra, in mezzo alla quale riusciamo raramente a scorgere il viso tra i lunghi capelli. Nell’insieme è stato un buon concerto, il suono probabilmente troppo scontato, è successo tutto ciò che uno si sarebbe aspettato, non ci hanno sorpresi ci hanno solo spettinati.

Alessandro Bassi

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