Radio Days @ Bardamù [Calderara di Reno, 23/Marzo/2013]

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Era tempo che non mi capitava di andare in un locale per un concerto la cui totalità dei presenti supera appena la dozzina di persone, roadie e fidanzate della band inclusi. Praticamente una situazione ideale, il paradiso per me, disperazione invece per gestori e per i gruppi. Ma la serata a Calderara sarà speciale e rimarrà nell’archivio dei “ricordi belli dei concerti belli” a cui per anni ho avuto la fortuna di assistere. Calderara è uno sputazzo di paese sdraiato senza nessuna pretesa appena fuori Bologna, a circa 7 km, e stasera piove forte. Ma decido di uscire lo stesso perchè i Radio Days, autori dell’eccellente e appena uscito ‘Get Some Action’ meritano una visita. Attraverso un paese fantasma, nessuno in giro, nessuno a cui chiedere, nessuna macchina, nessuna luce alle finestre ma alla fine riesco a trovare l’accoglientissimo Bardamù. Al mio ingresso, sono le 22.20 c’è solo la band che sta cenando in uno dei comodi e bei tavolini del locale. Il concerto secondo i gestori, sarebbe dovuto cominciare “alle 22.30! Massimo alle 23 guarda!” ma dovrò aspettare le 23.40 prima che il gestore, disperato, getti la spugna nella speranza di vedere finalmente entrare qualcuno e dica sconsolato alla band “vabbeh suonate!”. I Radio Days (power pop, italiani, tre dischi, uno split con Paul Collins, concerti in tutta Europa, ex-Retarded) non hanno alcun problema, 5 o 500 presenti per loro credo sia la stessa cosa. Conto 7 persone sedute ai tavolini davanti al palco e tre o quattro al bancone, inizialmente distratti a parlare dei cazzi loro poi tutti presi entusiasti. L’unico che ha idea di chi sia la band sono io, gli altri sono normali avventori del bar, capitati per caso, essendo questo l’unico locale di Calderara. A me, come detto, la cosa non dispiace affatto, anzi, potermerli godere è un piccolo premio per essermi sbattuto ad arrivare fino qui con la pioggia.

I Radio Days, vestiti tutti uguali come i gruppi anni ’60 a cui si ispirano, sono anche più maniaci delle altre band revival perchè anche gli strumenti sono uguali, chitarre e basso son bianche con una parte nera. Tutto identico. L’inizio è per il nuovo disco ovviamente e ne segue anche l’ordine: ‘Burning Together’, ‘Girl Girl Girl’, ‘Get Some Action’. Tutte eseguite come se appunto ci fossero 300 persone davanti a loro. Ci vuole un cazzo per far innamorare le persone di questa band e dopo i primi due brani son tutti lì concentrati per il concerto e nessuno fiata più o si distrae in altre cose, anzi le ragazze al banco iniziano pure a ballare. Male, va detto. Credo sia anche una soddisfazione diversa riuscire a conquistare persone che prima di stasera il termine power pop o beat non lo avevano mai sentito. E forse non avevano mai visto manco un concerto. Loro suonano, si divertono, il batterista riesce a far ridere ad ogni presentazione di brano (unico caso in Italia) e scivola un’ora in cui sembra di stare in cameretta con il gruppo di amici che ti suona le canzoni che vuoi sentire. Ed eccole: ‘Love And Fun’, la nuove hit dell’estate, la splendida ‘One Thousand Miles Away’ (applausi a chi ha scritto questa meraviglia) e i pezzi vecchi come ‘Sleep It Off’ e la zuccherosa ‘Elizabeth’. I ragazzi giocano a fare i rocker duri con le loro schitarrate ma il loro è un rock anni ’60, molto Beatles con i riff dei Rubinoos e dei Beat di Paul Collins a cesellare le melodie vocali. Finisce con tutto il locale, gestori e fonico compresi, con in alto le mani a tenere il tempo durante i loro bis (io non lo facevo dal 1997). Alla fine si leva un coro di “no” quando si annucia l’ultimo brano, ma la band deve desistere (orari municiapli). A dispetto di molti gruppi, sopratutto stranieri autoelettisi nuovi portatori di rock and roll, garage, glam punk, revival che salgono sul palco incazzati neri sfoggiando facce ingrugnite, e che quindi non hanno capito una ceppa, i Radio Days offrono tutto quello che questo genere dovrebbe offrire e a cui il mio immaginario è sempre stato legato: un locale sperduto, i sorrisi della band mentre si suona e un pubblico che non ti conosce e che alla fine vorrebbe che tu rimanessi lì altre due ore a suonare. La signora sugli oltre 40 anni in preda a ormoni incontrollati durante tutto il concerto compra il CD, io arraffo due vinili e lo split con Collins, saluto, ringrazio, esco con il sorriso. Piove ancora. Ciao Calderara, ciao Radio Days, tra due settimane ci vediamo a Bologna. Prima fila, come sempre.

Dante Natale

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