Radio Birdman @ Stazione Birra [Roma, 18/Ottobre/2007]

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I Radio Birdman sono una leggenda. Uno di quei gruppi che ti scopri ad amare all’improvviso. Per troppo tempo li ho ignorati ma da quando mi sono imbattuto nelle loro canzoni è stato amore. Quel suono di Detroit mescolato con del power pop, con del surf e tanto punk segnarono anni fa la nascita del genere in Australia, terra magica tutta da riscoprire musicalmente (The Saints, Hoodoo Gurus e tanti, troppi altri…). Due soli album e un ep per i Radio Birdman all’epoca, dei live talmente infuocati da costringere la band a sospendere per qualche anno i concerti a Sidney, poi lo scioglimento, il defluire in altri gruppi minori e poi, nel 1996, la reunion. Bisognerà attendere però altri 10 anni per avere un nuovo disco, quello straordinario album che è “Zeno Beach”, platter dell’anno per quel che mi riguarda.

La location per ospitare il loro concerto è Stazione Birra, i nerd prescelti siamo io e il solito Aguirre, presenzialista. Sempre. In prestito alla pattuglia c’è la galiziana Elena che ci presta anche gli scatti fotografici. Ci perdiamo un paio di volte ma alla fine riusciamo a raggiungere l’ambito locale. Fortunatamente, alle 22, quando facciamo il nostro garrulo ingresso nella sala, il gruppo spalla sta già suonando. Per fortuna nel senso che una volta tanto gli orari vengono rispettati. Nel fine settimana tiriamo tardi che è un piacere ma converrete con noi che nei giorni infrasettimanali si fa un po’ fatica. Il gruppo spalla sono i Sonic Assassin, band francese di tutto rispetto anche se non eclatante. Un punk lurido e lercio suonato però molto tecnico, tanto che il chitarrista infarcisce i pezzi di assoli quasi power metal… un po’ forzati forse, ma la band raccoglie applausi da tutti i presenti. Anche da noi. Stazione Birra nel frattempo si riempie, saranno almeno 200 o forse più i presenti. Alle 23, puntualissimi, salgono i canguri sul palco; la visione di tanti capelli bianchi, rughe un po’ troppo marcate, ci fa presagire un concerto moscio. Troppo vecchi pensiamo. Nulla di più falso. Bastano 4 note per capire subito come sarà l’andazzo. I vecchietti non hanno affatto dimenticato come si suona un concerto in modo aggressivo e Rob Younger ha ancora un’invidiabile voce e presenza scenica (ma, ehm, lasciasse però da parte il ballo). Sono tanti i brani estratti dai vecchi dischi e sono subito “Smith And Wesson Blue” e “Burn My Eye” a suscitare brividi. Ma è il power pop della successiva “Do The Pop” a regalarmi il primo sussulto, la perfetta canzone punk rock, riff veloce, e ritornello da urlo. Una dietro l’altra scorrono “No-Stop Girls” che richiama echi dei The Saints e “07/01/94”, con quell’aplomb surf che le dona magnetismo. Brano dopo brano la band aumenta i giri, accelerando la ritmica, urlando di più, appesantendo i riff ed è un continuo crescendo. Difficile credere alla vigilia una prestazione di tale portata. Vediamo scomparire Elena nelle prime file, tale è il suo entusiasmo. Noi rimaniamo dietro, ancora per un pochino almeno. É poi la volta di due brani tratti da “Zeno Beach” e cioè la bellissima “Die Like April” che abbandona per un attimo le irruenze punk fin’ora ascoltate. Ma è solo un attimo perchè l’urticante “You Just Make It Worse” ritorna a scuoterci con un riff molto ’80. Se fin’ora era stato un concerto assolutamente eccellente, il finale ci riserva le cose migliori. Dapprima una straordinaria “Anglo Girl Desire”, ed è tutto un urlare all’unisono “Location 999/End Of The Night”, e poi il mio brano preferito di tutta la loro discografia “Aloha Steve And Dunno”, dove finalmente ho potuto esplodere quell'”all right!!!” inizale che mi tenevo in gola da inizio serata. Come un bambino ho assistito all’esecuzione di un brano memorabile con un sorriso scemo. La band va via ma sappiamo che dovranno esserci i bis. Prendiamo posizione, ci mettiamo sotto il palco e aspettiamo frementi. Purtroppo non verranno eseguite due canzoni che assurdamente rimangono fuori dal loro set cioè “Murder City Nights” e “Zeno Beach”, e un po’ mi mangio le mani, ma a ripagare di tutto è stato il tris. L’incredibile versione di “New Race”, tirata fino alla morte, trascinata e suonata con una coda punk noise assurda. Infinita. Il pubblico va letteralmente in visibilio e quando viene dato l’ultimo tocco di rullante la band viene sepolta da un boato. Magnifici. Raccolgono il lungo applauso dei presenti, si inchinano tutti e cinque abbracciati verso di noi e poi ci lasciano. Ci lasciano con la sensazione dell’ennesimo stupefacente concerto visto in pochi mesi. Solo quest’autunno, alla faccia di chi dice che la musica è morta, io ho visto almeno cinque concerti da incorniciare: Le Chat Noir, Tokyo Sex Destuction, Gorilla Biscuits, Lesbians On Ecstasy e oggi i miei Radio Birdman. E’ tempo di andar via, il tempo di comprare una spilletta con l’ultimo euro rimastomi in tasca, di perdermi un’altra volta nel ritornare a Roma, riaccompagnare gli amici a casa e riascoltarmi appena giunto in camera “Radios Appear”. Anni fa i nostri prepararono una rivoluzione a cui purtroppo non si presentò quasi nessuno, ma non è mai troppo tardi per iniziare a seguirli.

Dante Natale

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