Quintorigo @ Pratone Università La Sapienza [Roma, 21/Luglio/2008]

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Serata molto carina quella al pratone della Sapienza, nell’ambito della rassegna di spettacoli, concerti e incontri organizzati dall’università. La gente, studenti e non, comincia ad accomodarsi già intorno alle 22 sull’erba verde, appena un poco bagnata per l’umidità, per assistere all’esibizione di stasera. In programma ci sono i Quintorigo, una delle band più originali e insolite che l’arido orticello musicale italiano abbia prodotto negli ultimi anni. A dispetto della pesante perdita di John De Leo alla voce, il gruppo non si è perso d’animo e, da un po’ di tempo ormai, ha trovato in Luisa Cottifogli una valida alternativa. Non c’è quasi nessuno in piedi, tutti si dispongono seduti intorno al palco o nel prato circostante: sembrano tanti alunni in attesa che il maestro inizi la lezione.

La campanella suona alle 23 circa e gli alunni tendono le orecchie. Dopo una breve intro, l’ingresso della cantante sul palco sancisce l’inizio ufficiale del concerto. L’onore/onere di rompere il ghiaccio è affidato a ‘Grigio’. La scelta è temeraria: per un gruppo che ha subito un importante turnover alla voce, è quasi inevitabile istituire inconsci paragoni col glorioso passato. Questo brano era tagliato su misura per la voce sepolcrale di De Leo: la performance della Cottifogli è buona, ma rende il brano molto più canonico e debole. Purtroppo, ci vorrà ancora un po’ di tempo prima che i Quintorigo si liberino della pesante ipoteca lasciata dal loro cantante precedente, a mio parere. Tanto che le uniche, inevitabili, osservazioni si potevano fare sulla voce: musicalmente, la band è stata ineccepibile, come sempre, degna dei migliori palchi, jazz e non. Dal repertorio sono state ripescati i classici del passato e i brani più recenti, scritti dalla nuova line up. L’impressione è che, con l’ingresso della voce femminile, i Quintorigo abbiano accentuato la componente jazz del loro suono: una conferma è data dall’unico brano tratto dall’ultimo disco di cover di Charles Mingus. Tuttavia, quell’impressione viene parzialmente smentita quando il gruppo intona ‘Il Cannone’, dove ti accorgi che i nostri sono rimasti unici e continuano a mantenere i legami col recente passato. Risalendo indietro nel tempo, la band rispolvera ‘Rospo’, ‘La Nonna Di Frederick Lo Portava Al Mare’, ‘Deux Heures De Soleil’. La parte più interessante del concerto coincide però con l’esecuzione delle cover. L’originalità della formazione e degli strumenti utilizzati fa sì che i Quintorigo abbiano avuto sempre un rapporto privilegiato con i rifacimenti di brani altrui. Ecco quindi la mia sorpresa e soddisfazione quando il gelido riff del violoncello mi ha fatto riconoscere ‘The Robots’ dei Kraftwerk. Un’esecuzione certo diversissima dall’originale per il tipo di sonorità, ma fedele nella struttura e nello spirito e, quindi, riuscita. Poi è stata la volta di un’emozionante versione di ‘Redemption Song’ e di un coraggioso rifacimento di ‘Luglio, Agosto Settembre (nero)’ dei maestri Area. Il brano è stato parecchio dilatato nella sua sezione improvvisativa, dove il gruppo se l’è cavata bene a proporre una proprio riadattamento. L’esibizione si è infine chiusa sulle note dell’attesa ‘Kristo Sì’, un funky ai vertici della loro produzione. Non me ne voglia la pur bravissima Cottifogli, ma ciò che è mancato in questa versione live è stata la verve trasmessa dalla voce del De Leo, assolutamente insostituibile in un pezzo così. Per concludere, è stata una piacevolissima serata. Unica nota stonata: il pubblico. C’era un vasto e diffuso senso di passività e indolenza a pervadere gli spettatori, tanto che la povera vocalist si è incaponita nel tentativo di coinvolgerli nel ripetere la frase ‘Hear me now, c’mon can’t you hear me now’: tutto sommato, niente di trascendentale da rifare, non credete? Fatto sta che quasi nessuno ha mosso un dito. Sarà forse la fiacca estiva post-esami? Se è così, tranquilli: ci attende un’allegra stagione di tagli, rinvii e scioperi. Tempo di recuperare le forze, insomma, ce n’è.

Eugenio Zazzara

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