Questa è Roma, mica… Volume 5 @ Traffic [Roma, 4/Gennaio/2008]

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Fa un freddo cane, ma la tentazione di siglare il primo report live del 2008 mi spinge ad uscire di casa e a recuperare un infagottato Rockero. Al Traffic, discreta presenza per questa quinta edizione di “Questa è Roma, mica…” (parte prima), organizzata da Hellnation e dalla Kick Agency: facce vecchie e nuove, skin, sbarbatelli, metallari barbuti e lungo-criniti, e un nugolo abbondante di kidz più o meno giovani. Menzione d’onore per la nuova barista. Oh Oh. Rockero preferisce quella prima. Ah Ah, che birba quel Rockero! Mettiamole tutte e due, dico io! Eh, Eh, diavolo di un seduttore! Ma visto che questo è Nerds Attack!, mica VignaClara, bando alle facezie e spazio ai gruppi.

Aprono le danze i Desperate Living, trio con all’attivo un EP edito lo scorso anno dai ragazzi della Sona Miuzik. Già il fatto che prendano il nome da un vecchio film di John Waters ce li ben dispone. Dopo un’intro un tantino troppo diluita, il suono si fa granitico e compatto, per una formula sospesa tra cerebralismo e rumorismo, di chiara ispirazione fugaziana. La cover di ‘Minor Threat’ di “voi-sapete-chi” quadra il cerchio. Bravi. Ah i bei tempi dei gruppi femminili, tipo, che so, le Vandellas, le Supremes, fanciulle pronte a sfornare gioiose melodie, quanto torte di mele. Non il caso delle Serial Drinkers, gagliarde rrriot girl capaci di rispondere a tono ai salaci commenti dei numerosi maschietti tra il pubblico. Visibilmente emozionate, la performance delle tre non risulta però pienamente convincente; ispirate ai gruppi punk anni ’80 tipo UK Subs o Exploited le ragazze sfoggiano un’ottima grinta, ma la resa è ancora piuttosto grezza. Rimandate alla prossima. Cambio di palco, per un più che gradito fuori programma. Anche loro in tre, (con Stefano dei Killtime al basso) ed attivi da più di un decennio, i Real Swinger danno vita ad un energico punk melodico, che richiama alle orecchie tanto gli Hard-ons, quanto i Buzzcocks. Giri di chitarra essenziali ed efficaci, una valanga di accordi suonati alla velocità della luce, ritornelli killer e cori a più voci: impossibile resistere stando fermi. Bella la loro versione di ‘Bullet’ dei Misfits, ribattezzata ‘England Rose’ e con le liriche ispirate alla morte di Diana Spencer (come dicono loro: “Live Fast, D. Young”… geniali!). E ora, in modalità pausa birra, cedo la parola al mio feroce pard.

Che dobbiamo dirvi ancora degli Orange Man Theory? Ne abbiamo parlato tante volte qui a Nerds Attack! ma non importa. Ci piace ribadirlo per l’ennesima volta. Gli OMT sono uno dei più grandi gruppi di questa nostra città. Feroci. Letali. Tecnicissimi. Il loro grind-crust-hardcore è semplicemente perfetto. Fanno anche la gioia dei pochi metallari convenuti. Ma non solo la loro, perchè man mano che il concerto prende quota tutto il pubblico comincia a satollarsi. Avanzano come un caterpillar, macinano riff su riff, urla su urla. Non hanno attimi di pausa, un concerto tirato, dritto in faccia. Si inaugura anche il mosh pit nel mezzo del Traffic. Immensi. Roma deve essere fiera di avere un gruppo come il loro. Chiudono la serata i Killtime, per uno stile un po’ Pennywise, un po’ Down By Law, ma molto più grezzo e crudo. Li avevo visti due o tre anni fa sempre nello stesso locale e ricordo un concerto assurdo con la gente che volava da tutte le parti. Stasera invece hanno faticato di più a ricreare quell’atmosfera. Forse gli è toccata la mala sorte di suonare dopo gli OMT, che è un po’ come suonare dopo i Bad Brains dei bei tempi, quando tutti cercavano di evitare di suonare dopo di loro. Ciò nonostante non hanno malfigurato: onestissimo punk rock molto vivace e impreziosito dalla mimica facciale di Stefano, qui in guisa di cantante/chitarrista, uno che ha imparato come pochi la lezione dei Ramones e dei loro figli, più o meno bastardi. Buoni, non ottimi. Forse potevano osare qualcosa di più, forse sono anche stanco io.

Carlo “Aguirre” Fontecedro & Dante Natale

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