I Cani: la mia opinione

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Tutta la città ne parla. Tutti parlano della città che da qualche tempo ha “sciolto” I Cani. Tutti si chiedono chi ci sia dietro questo nuovo progetto che sta furoreggiando tra blog e riviste specializzate, in un contagioso tam tam underground, come se Roma si fosse d’improvviso travestita nella nuova Detroit Rock City. Smania e voyueristica curiosità nel conoscere l’identità degli autori di un album (‘Il Sorprendente album d’esordio dei Cani’, 42 Records) che manda in tilt gli streaming d’ascolto, che divide aspramente il pubblico, che unisce unanimamente la critica patinata in un “j’adore” collettivo (quella convinta di fare tendenza con qualsiasi prodotto fuori dagli schemi finito quasi per caso sull’intonsa scrivania Elitis). Un gioco divertente lanciato dalla provvida label capitolina, una consociativa caccia al tesoro, un disco che da molti è stato già ribattezzato come il ‘Never Mind The Bollocks’ italiano, un prodotto (perchè di prodotto si tratta) che ha forse il solo scopo di “arrivare”, di centrare il bersaglio, di mantenere fede alle promesse.

In attesa di ritorsioni da parte delle classi “socio-cultural-musicali” coinvolte – si attendono a questo proposito con trepidazione quelle dei “pariolini” di 18 anni -, in un pomeriggio di un giorno da cani arrivavano (da parte di accalorati estimatori della band e del sito) quelle destinate alla nostra redazione, rea (nella persona del sottoscritto) di aver pubblicato una recensione (negativa) in cui sbadatamente si faceva riferimento al deus ex machina della band, indicando nome, cognome e professione. Tra le più educate il tono era quello amichevole che si concede solo ai grandi nemici dell’umanità, ecco allora che rimbalzavano a più riprese parole come “merda”, “palle”, “coglioni”, “frustrati”. Gioia purissima, gioia di fonte rigenerante per le nostre orecchie, testimoni da sempre di queste piccole guerre tra omuncoli combattute in una città ormai derelitta, popolata da professionisti dell’onanismo da forum e da uomini tigre mascherati dietro improbabili nickname. La falla non si arrestava ma anzi peggiorava quando, ancora una volta per sbadataggine veicolata da sopraggiunta senilità, lo scrivente attraverso un telefonino demoniaco di ultima generazione, cancellava del tutto la recensione oggetto del contendere. Il cielo si aprì.

‘Il sorprendente album d’esordio dei Cani’ è bene ribadire la mia posizione, scevra da premeditazione e pregiudizi d’alcun genere, è un album assai furbo e di maniera, piacevole in alcuni momenti di catchy pop baustelliano, seppur i ragazzi (ragazzi?) non raggiungano mai l’apice lirico dei montepulcianesi, che pian piano deriva piegandosi alla monotonia e al già sentito. E non importa se venga puntato il dito in maniera scanzonata sulle Reflex, sui social network, sugli indie, sui nerd, sui giornalisti, sulle pseudo rockstar… non importa se sia tutto un grande bluff, se sia tutto un colorato passatempo cinofilo, importa solo che personalmente trovo questo disco adatto e credibile (nella sua idea di fondo) solo se visto con gli occhi under 16 di un qualsiasi Dawn Wiener di turno, mentre musicalmente lo trovo disadatto e basta. E come direbbe la nostra moral guidance Mika: “take it easy!”.

Emanuele Tamagnini