Queens Of The Stone Age @ Mediolanum Forum [Assago, 3/Novembre/2013]

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Tutto  è stato detto e tutto è stato scritto riguardo l’ultimo lavoro di Ginger Elvis e soci: inutile nascondersi dietro a un dito, ‘…Like Clockwork’ ha diviso pubblico e critica, presentandosi come lavoro estremamente coeso ma eccezionalmente diverso rispetto a quanto i Queens of the Stone Age sono (erano?) soliti proporci. L’occasione di assaporare il live di una band che ha la propria forza sia nelle performance monolitiche che nella resa sonora delle proprie canzoni era troppo ghiotta, e noi di Nerds Attack! Non ce la siamo certo lasciata scappare. Premetto che non è stata la prima volta in cui la strada di Josh Homme e la mia si sono incrociate, e non ho chiaramente provato l’effetto “commozione” del vedere per la prima volta una delle mie band preferite: in compenso è stata la data in assoluto più indicativa di quanto i Queens of the Stone Age siano una delle più grandi live band in circolazione. Fa impressione parlare di carta d’identità, ma tra il già citato rosso frontman e Troy Van Leeuwen fanno 83 anni in due, un dato assolutamente insignificante appena un palazzetto intero, braccia in alto, si trova ad urlare “WAKE ME” sul desertico inizio di ‘Keep Your Eyes Peeled’. Da quel momento è scomparso il pubblico inteso come somma di singoli individui che, presiedendo il proprio spazio, usufruisce della prestazione (da qui in avanti “concerto”) della band (da qui in avanti “QOTSA”) a fronte del pagamento di un corrispettivo in denaro, ed è apparso un totemico, per quanto immaginario, massiccio figuro dal nome Rock’n’Roll. Per chi non c’era e non ha visto la scaletta, il secondo pezzo è stato ‘You Think I Ain’t Worth a Dollar, But I Feel Like a Millionaire’. Chi doveva capire cosa significa ha capito, chi non ha capito ascolti il pezzo. Chi non aveva fin’ora ascoltato il pezzo recuperi l’album ‘Songs for the Deaf’. Ora che ci siamo tutti, capirete benissimo che non ha nessun senso continuare un report sviscerando la scaletta, parlando dell’acustica, della resa sonora, di quanto sia ingrassato Homme, di quanto picchi forte John Theodore o di quanto sia bello il completo di Van Leeuwen. Quello che invece mi preme moltissimo riuscire a trasmettere è la differenza sensibile, sostanziale, visibile di onestà musicale, di padronanza decennale, di attitudine che scava un solco, profondo e non richiudibile, tra i QOTSA e una percentuale pericolosamente vicina al 90 dei concerti a cui ho avuto la fortuna di assistere nella mia breve vita musicale. Personalmente ho trovato superlative la ballata ‘…Like Clockwork’, con un Homme completamente avvolto dalla canzone stessa; ‘Better Living Through Chemistry’ che per me è stata una sorpresa inaspettata e graditissima, ‘Make It Wit Chu’, canzone che su disco non sopporto e che invece live grazie anche a delle volgarità pronunciate da Homme in un discreto italiano ha acquisito una veste (auto)ironica che la ha resa piuttosto riuscita e ‘Burn the Witch’ per il solo fatto di essere, appunto, ‘Burn the Witch’. Menzione speciale per il terzo encore: non ricordo esattamente tutto quello che è successo a me, su di me, intorno a me e dentro di me sull’attacco di ‘A Song for the Dead’. Non saprei neanche come scriverlo. L’unico consiglio che posso darvi è di andare a vedere questo gruppo superlativo nel caso in cui non ci foste stati e di controllarvi i lividi nel caso contrario.

Simone Macheda