Queens Of The Stone Age: l'unica recensione (possibile)

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Dopo i bombardamenti hard del secondo album Page, Plant, Jones e Bonham stupirono con la svolta folk di ‘Led Zeppelin 3’; I Rush sfidarono la casa discografica che pretendeva un disco commerciale per rientrare delle perdite di ‘Caress of Steel’, e registrarono il seminale ‘2112’ con la sua suite di venti minuti a riempire il lato A; l’esatto opposto di quanto richiesto. L’album ottenne un successo strabiliante, le vendite furono talmente copiose che da quel giorno i tre canadesi non dovettero più preoccuparsi di obbedire agli ordini dei piani alti, ottennero una volta per tutte la possibilità di decidere la direzione stilistica da intraprendere per gli anni a venire.

Il non ripetersi è un atto di coraggio e bravura che solitamente giova alla carriera di un artista. I Kyuss decisero di separarsi all’apice del successo (“non possiamo più migliorarci” dichiararono), da quel giorno Josh Homme non ha mai smesso di reinventarsi, Gamma Ray, QOTSA, EODM, Them Crooked Vultures, e soprattutto Desert Sessions, la valvola di sfogo che apre le porte agli amici più intimi per sperimentare nuove sonorità. Per questo ‘…Like Clockwork’, sesta fatica in studio primo album per la nuova label Matador, Homme rivoluziona ancora una volta la formazione, esce Castillo (è comunque presente parzialmente nell’album) ed entra l’amico Dave Grohl, mentre il sostituto di Castillo per il tour, Jon Theodore, ex-Mars Volta, è presente solo nella title track.

Il primo ascolto è spiazzante, 45 minuti che scorrono via senza sussulti, manca la tensione alla quale siamo abituati, la chitarra sembra assente, i brani lenti hanno il sopravvento, un unico lampo si ha con il primo singolo ‘My god is the sun’, ma il cambio di ritmo atteso non arriverà mai. Le cose cominciano a migliorare dopo ripetuti ascolti, ‘…Like Clockwork’ è un disco complesso, oscuro e notturno con melodie insolitamente pop che va assimilato con pazienza, le intricate tessiture di chitarra e tastiere sostituiscono i riff rabbiosi dei “vecchi” QOTSA. Siamo di fronte ad un disco maturo, curato nei più piccoli particolari ma mai levigato e stucchevole e alla fine ogni tassello si incastra nel punto giusto. ‘Smooth Sailing’ è un crossover tra Eagles of Death Metal e quanto di più sperimentale ascoltato nelle Desert Sessions, ‘Fairweather Friends’ è il singolo perfetto, è qui che appaiono gli amici, Trent Reznor, Nick Oliveri, Mark Lanegan e un inaspettato Elton John, l’opener ‘Keep your eyes peeled’ trascinata da un basso come non lo si era mai sentito è il brano che terrorizza, un singhiozzo incessante dal quale ci liberiamo solo con le ultime note malinconiche di un violoncello. ‘I sat by the ocean’ rispolvera il classico robot rock di Homme con un ritornello da canticchiare allegramente, mentre la ballad ‘The Vampyre of Time and Memory’, mette in mostra i netti miglioramenti vocali del roscio californiano. In totale dieci brani con architetture completamente diverse da analizzare con attenzione. Chiudono il doppio LP (vi consiglio l’edizione limitata con libro allegato) i due capitoli più riusciti per chi scrive, ‘I appear missing’ un brano che si pianta in testa e non esce più, anche qui i toni sono in luce/ombra con un ritornello malato che tormenta, e la struggente ballad finale suonata al piano, che lascia un velo di tristezza amara e un forte senso di disagio. Che appaiano anche Alex Turner (Arctic Monkeys), Jake Shears (Scissor Sisters) e la compagna  Brody Dalle sono dettagli insignificanti, ‘…Like Clockwork’ è la creatura di un artista che non ha paura di prendere strade sconosciute, e non mi stupirei se per molti diventerà quello che per me è ‘Led Zeppelin 3’, il lavoro più interessante delle leggende britanniche.

Alessandro Bonini