Purity Ring @ Tunnel [Milano, 12/Novembre/2015]

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Poco più cinquant’anni in due, due dischi all’attivo, grande talento: stiamo parlando dei Purity Ring, duo elettronico canadese arrivato al Tunnel Club di Milano (nell’unica tappa italiana del tour) per presentare ‘Another Eternity’, ultima fatica discografica, in compagnia di Lorely Rodriguez, meglio conosciuta come Empress Of. È stata quest’ultima ad aprire la serata, col suo dream/synth pop arricchito da morbide basi elettroniche, che hanno catturato l’attenzione dei pochi presenti nell’attesa dell’esibizione degli ospiti principali. Buona la sua prestazione, largamente apprezzata anche perché perfettamente in linea con il mood elettronico della serata. L’artista di Los Angeles ha proposto tutto ‘Me’, suo ultimo disco, riscaldando l’atmosfera del Tunnel, che è andato progressivamente riempiendosi con il passare del tempo. Pochi minuti di pausa prima dell’ingresso sullo stage di Megan James: la vocalist dei Purity Ring ha subito presentato il polistrumentista Corin Roddick e ringraziato la sua amica Empress Of, prima di aprire un’oretta abbondante di buonissima elettronica, contaminata di dream pop, trip-hop e witch house. Ben quindici i pezzi in scaletta: tutto ‘Another Eternity’ e cinque pezzi del primo disco ‘Shrines’. Corin Roddick, alle spalle di Megan James, ha utilizzato il suo tipico strumento a forma di albero, con il quale riesce a riprodurre contemporaneamente le originali sonorità sognanti della band e dei giochi di luci funzionali alla creazione di un’atmosfera davvero suggestiva. Ad aprire è stata ‘Stranger Than Earth’, accolta dalle urla delle prime file che quasi hanno sorpreso Megan James. Anche chi non conosceva la band di Edmonton, a partire da ‘Oberdear’ (quarto pezzo in scaletta, dopo un trittico di brani da ‘Another Eternity’) ha iniziato ad applaudire con convinzione l’esibizione di un duo affiatato e in grado di fare bene anche in sede live: Megan James con la sua voce calda e soffice, Corin Roddick, qualche passo più in là, alla strumentazione. Poco lo spazio per i monologhi: la scaletta scorre via veloce, forse anche troppo, intervallata dagli applausi tributati prevalentemente alla fine dei pezzi di ‘Shrines’, ma anche per alcuni dei nuovi, come ‘Food On The Floor’ e la conclusiva ‘Begin Again’. Chi s’aspettava una serata più club-oriented, comunque, ha avuto pochi motivi per rimanere deluso. I pochi che sembravano conoscere in maniera approfondita entrambi i dischi finora pubblicati dalla band, con i quali ci è capitato di scambiare due chiacchiere alla fine del concerto, hanno apprezzato un’esibizione senza sbavature, per quanto non troppo coinvolgente e prevalentemente impostata sulla creazione di atmosfere visionarie e trasognate, con un’attitudine ambient ed efficacissimi giochi di luci.

Piergiuseppe Lippolis

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