Public Image Ltd @ Fiera Della Musica [Azzano Decimo, 8/Luglio/2011]

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Un periodo per i live di qualità niente male, davvero niente male. Dopo Jello Biafra ci ritroviamo a parlare del camaleontico, dissacrante Jonh Lydon e dei suoi Public Image Ltd. Due personalità forti, rappresentanti, rispettivamente, del nuovo e del vecchio continente punk, ma soprattutto due signorotti che continuano a lanciare (col loro personalissimo e rispettabilissimo modo) invettive contro tutto e tutti come ai vecchi tempi. A distanza di poche ore dal concerto friulano Lydon, attraverso Vanity Fair, ritratta alcune sue dichiarazioni riguardo ai Pink Floyd e attacca violentemente gli U2: “Non ho mai odiato i Pink Floyd, la mia era solo una t-shirt provocatoria che indossavo ai tempi dei Pistols. Chi odio davvero sono Bono e gli U2. Vox rappresenta il rock più falso che possa esitere, uno che si arricchisce, proclamandosi dalla parte dei poveri e magari va pure a baciare le mani al Papa. Del rock salvo solo i Beatles, i primi Pink Floyd, i Doors e ovviamente i Sex Pistols“. A qualche minuto dall’inizio della performance manda a cagare e spintona uno dei giovanissimi organizzatori che voleva scattarsi una foto con lui. Non appena si palesa sul palco canticchia ‘Bunga! Bunga! This is not a love song!’ tanto per introdurre uno dei pezzi più riusciti della band postuma alla tumulazione dei Sex Pistols. Insomma, l’incoerenza e la coerenza allo stesso tempo ovvero il più inaffidabile rockers di tutti i tempi.

La formazione negli ultimi anni è stata rimaneggiata: non c’è più né Levene, che con le sue chitarre ispirò The Edge (giusto per rimanere in tema), né Wobble, che dopo l’esperienza PIL collaborò anche con lo stesso The Edge (giusto per ribadire il concetto), né tantomeno Atkins che, al contrario dei primi due, non ebbe mai nulla a che fare con i cazzoni isolani di cui sopra. Forse Lydon odia la band irlandese anche per questi motivi. Al loro posto Jonh ritrova Lu Edmunds (chitarra) e Bruce Smith (batteria) e introduce al basso un valido tournista come Scott Firth (Elvis Costello ma anche The Spice Girls!). Dopo circa quattro ore di macchina (1 ora in più dovuta a due incidenti di merda) arrivo all’Area Palaverde verso le 18.30. C’è ancora pochissima gente. All’ingresso ci danno il benvenuto quelli di Rock TV che ci chiedono di rilasciare due o tre dichiarazioni davanti ad una telecamera. Il primo ciak è impacciato; il secondo alquanto ridicolo. Al che li mando a raccogliere le margherite, mi prendo una pinta chiara e mi catapulto nell’area concerti. Il posto, situato nel centro di Azzano Decimo, è piccolo e circondato da casupole e villette. La gestione familiare del festival rende l’atmosfera alquanto accogliente. Mi piazzo subito come un selcio davanti alle transenne facendo scorte di birre. Mancano ancora circa due ore, ma l’adrenalina è già in circolo e si rivela un efficace e allo stesso tempo fastidioso antidoto contro l’alcool. Alle 21.15 (15 minuti prima del previsto) salgono i The Horrors, band già ascoltata due anni fa durante il Parklife organizzato al Circolo Magnolia di Milano. Non mi entusiasmarono allora, figuriamoci stasera vedendo Faris Badwan sorseggiare per tutta la performance una tazza di tè (con piattino incorporato). Insomma di garage e punk rock non è rimasta più neppure la puzza.

Dopo circa un’oretta ed un rapidissimo cambio palco here’s the PIL! Sullo sfondo il logo della band su cui viene settato un fisso occhio di bue bianco. L’area concerti è divenuta stracolma nel giro di una mezz’ora. Con una lunga, sciatta e stropicciatissima giacca bianca Lydon invade il palco accompagnato da una bottiglia di whisky, almeno credo. Il primo pensiero, come accennato all’inizio, viene rivolto al nostro odiato presidente del consiglio. Il pubblico è in visibilio e, guardandomi intorno, neppure troppo giovane. Credo che sia ciò che rimane della mitica scena underground di Pordenone (non solo punk ma anche mood), che fu alimentata dalle radio americane trasmesse dalla base Nato di Aviano negli anni ‘70. Alcuni esempi? I Great Complotto, i Tampax e i Futuritmi, dalle cui ceneri nacquero Prozac+ e i Tre Allegri Ragazzi Morti. Rotto il ghiaccio, i PIL proseguono con l’anestetizzante ‘Poptones’ per poi risvegliarci con ‘Public Image’. Il concerto non prevede alcuna pausa tra un pezzo e l’altro, se non i noti sputacchi di Rotten. Eseguono soprattutto pezzi tratti dal capolavoro ‘Second Edition’, sulle cui note i fonici fanno letteralmente sgabbiare i subwofer posti sotto il palco. La scelta dei pezzi, così come l’ordine nell’eseguirli, è quella dei precedenti live. Anche gli encores sono i medesimi: ‘Memories’, Rise’ e ‘Open Up’, cover di Leftfield. Peccato che non abbiano eseguito come in altri casi ‘U.S.L.S. 1’, la migliore traccia di ‘9’, dedicata ad una tragedia aerea a cui la famiglia Lydon è scampata per miracolo, se così si può dire visto che John, ovviamente, arrivò in ritardo all’aeroporto.

Il suono è eccezionale: pulizia e perfezione nel missaggio tanto che è possibile ascoltare bene i PIL sia sotto il palco che vicino ai cessi e soprattutto fanculo ai limiti dei decibel! Altro che Milano, qui in Friuli i ragazzi sanno come ascoltare la musica. Uno spasso per tutti, per chi è arrivato da tutta Italia, per chi ha pogato selvaggiamente e come ai vecchi tempi per tutto il concerto, per Rocco Anaclerio, alias Ringo, che a fine concerto ci ha fatto ascoltare i soliti pezzi che mette tutti i giorni su Virgin Radio (che palle!) e per quelli che hanno tentato di scavalcare più volte la transenna! Ma soprattutto, e questo ci fa davvero piacere, grazie al più grande stronzo del punk rock mondiale che a fine serata, sul sito dei PIL, ha voluto ringraziarci a suo modo: ‎”At last, in spite of the adverse reaction of the Italian press over the last 20 years, Italy loves PiL. Case proven. Wonderful. Success and a joyous time had by all. Yours JR (and JR) (I didn’t say which JR.)”.

Andrea Rocca

Foto dell’autore su Nerdsphotoattack

Setlist
This Is Not A Love Song
Poptones
Public Image
Home
Albatross
Flowers Of Romance
Death Disco
Disappointed
Warrior
Bags (legata a) Chant
Religion II
Encore
Memories
Rise
Open Up

5 COMMENTS

  1. mod e non mood, ovviamente… Da approfondire anche quella di scena e le conseguenti legnante che si diedero con i punk. Verso i 20anni conobbi ex mod di una diecina di anni più grandi di me con tutti i denti ricostruiti. Gente comunque allegra…hehhe

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