Psychic Ills @ Init [Roma, 4/Ottobre/2013]

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A distanza di pochissimi mesi dall’ultima capatina romana in quel dell’Init, gli Psychic Ills tornano sul luogo del misfatto. L’ultimo album ‘One Track Mind’, pubblicato da Sacred Bones Records, ha confermato nuovamente la band come una delle più importanti realtà neo-psych internazionali. Psichedelia portaci via, insomma. Ad accogliere i cinque di Brooklyn una sala non particolarmente gremita, vuoi per la breve distanza dall’ultimo concerto capitolino, vuoi per la concomitanza dei God Is An Astronaut all’Orion. Poco importa, l’atmosfera intima dell’Init calza a pennello con l’approccio psichedelico degli Psychic Ills. Ad aprire la serata il quartetto romano Mia Wallace, per tre quarti al femminile, con l’eccezione del batterista Pasquale Montesano. Chiara l’ispirazione del nome al personaggio omonimo di “Pulp Fiction”, interpretato dalla fenomenale Uma Thurman. Nella mezz’ora a disposizione, la band esegue alcuni dei brani tratti dal primo disco ‘Va Meglio’ con piglio energico e tanti attributi. Nonostante non sia un grande fan delle voci femminili, quella di Alessandra Annibali è grintosa e coinvolgente e ben si adatta all’approccio simil-punk delle composizioni del quartetto le quali, però, alla lunga possono risultare monocordi e poco varie. In chiusura, una riuscita cover di ‘Can’t Get You Out Of My Head’ di Kylie Minogue, con graditissime citazioni blacksabbathiane. “It’s a long way to the top if you wanna rock’n’roll”, ma i Mia Wallace pare stiano battendo la strada giusta.

Rapido cambio palco ed è tempo di Psychic Ills. Nessun visual, solo cinque musicisti coi rispettivi strumenti, senza necessità di particolari intro. Si comincia subito a giocare con effetti e pedaliere, con il cantante/chitarrista Tres Warren a dettare le danze del rituale lisergico. Sulle tastiere di Scott Davis, ad inebriare le narici della band, un incenso che si spegnerà con la fine del concerto. Ad affiancare i due musicisti citati, Scott Ryan Davis alla chitarra ritmica, il batterista Chris Millstein e lei, la bassista Elizabeth Hart, una longilinea lady in black che ben giustifica la citazione del brano degli Uriah Heep. Vero e proprio strumento aggiunto la voce sgraziata del leader, quasi biascicata in più momenti e decisamente adatta all’impianto sonoro dei brani (curioso il contrasto con la cristallina seconda voce di Scott Ryan Davis nella cover ‘Radar Eyes’ dei The Godz rispetto massimo per aver tributato una band fenomenale, ndr). Molti i brani estratti dall’ultimo ‘One Track Mind’, tra cui ‘One More Time’, ‘See You There’, ‘Depot’, ‘Might Take A While’, con saltuari salti nelle opere precedenti. Poche, invece, le parole scambiate da Tres con il pubblico, limitate a qualche semplice ringraziamento o alla mera constatazione di star suonando a Roma. Per il resto, l’impressione è che gli Psychic Ills siano stati direttamente catapultati sul palco da chissà quale acido universo in cui erano rintanati fino a poco tempo prima. D’altronde, scommettere su un eventuale anti-doping negativo della band sarebbe come puntare tutto sullo scudetto del Poggibonsi. I brani della band si susseguono nel loro magico intruglio blues psichedelico cugino di certo shoegaze, la struttura pressoché invariata: i quattro musicisti suonano ciclicamente le stesse note ad libitum, sulle quali si staglia la chitarra di Warren a disegnare un’originale trama sonora, come e finché vuole. Il pubblico pende letteralmente dalle sue dita, così come i suoi commilitoni. Più che a un concerto vero e proprio, però, sembra quasi di assistere direttamente alle prove della band in studio. Non che sia necessaria chissà quale presenza scenica, ma emerge, in fin dei conti, una ripetitività di fondo nella prestazione dei cinque. Per fortuna però la noia non si tiene ben lontana dal far la sua comparsa: la personalità e l’abilità nel creare magia musicale senza strafare premia la band. Si chiude dopo poco più di un’ora e un unico bis, in un’atmosfera ovattata, mentre alla spicciolata i newyorchesi e il pubblico lasciano il locale. Un concerto godibile per quanto surreale, che legittima le doti degli Psychic Ills, in attesa di vedere quali risvolti prenderanno le prossime opere su disco. Attenzione a non riscaldare la minestra, Tres.

Livio Ghilardi