Psych Fest @ Monk [Roma, 1-2/Ottobre/2016]

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Ci sono voluti un paio di giorni per riprendersi ed elaborare un racconto che potesse rievocare nel modo più conciso possibile, le atmosfere di quello che è stato il primo vero festival capitolino totalmente dedicato alla musica psichedelica: 18 band nazionali e internazionali, 3 palchi, visual art, esposizioni artistiche, dj set e non ultimo, ma fondamentale, un pubblico numeroso e partecipe che non si è lasciato intimidire dai primi nubifragi autunnali e dal campionato.

1_ottobre – I primi protagonisti del festival sono gli Edible Woman, duo italiano in uscita a metà ottobre con il nuovo album ‘Daunting’ che inaugurano il Lucertola Stage alle 21.30 in contemporanea con i milanesi The Gluts (palco Lupertola), decisamente appassionati di Ian Curtis e per nulla timidi sul palco. La prima band rivelazione della serata fa capolino alle 22.00: i californiani Levitation Room attualmente impegnati in un intenso tour europeo con il recente ‘Ethos’ primo vero LP della band. Non vi sono tratti particolarmente innovativi, sono un ottimo connubio tra i Foxygen e i Temples, ma il live scivola via perfettamente eseguito con brani come ‘Crystal Ball’, ed è proprio questa la sensazione che si avverte ascoltandoli: si sta avvolti e leggeri. Dream-pop, psych-pop o qualunque sia l’etichetta da affibbiare di certo viene portata con stile, tanto quanto le camicie vintage e il capello cotonato. I live proseguono con gli Orange 8 sul Lucertola stage in contemporanea agli acclamatissimi The Winstons dal main stage, psych-jazz-garage che porge la mano al progressive con i brani ‘Golden Brown’ e ‘Black shopping bag’. Descriverei questo live in un’unica parola, avvalendomi del tanto inflazionato aggettivo “lisergico”. La serata è ormai più che avviata e con voce e chitarra si esibisce la pupilla di Anton Newcombe (The Brian Jonestown Massacre) la canadese Tess Parks con il suo ultimo lavoro ‘I declare nothing’ (2015). La voce graffiante è al contempo delicata, chiudi gli occhi e ascolti Courtney Love, li riapri e ti trovi al cospetto di una minuta figura dal viso giovane che non porta i segni indelebili di anni di eccessi, defunti mariti leggendari e abusi di botulino. Ahimè, perdo i primi brani dei Big Mountain County che stanno già infuocando la folla dal Lupa stage, tanto incontenibili da occupare anche il sottopalco con un impavido defilè del sudatissimo frontman. Adrenalici e dall’attitudine punk, non scadono mai nel banale grazie alle tante sfumature che colorano i loro brani psych-rock’n’roll. Ma è allo scoccare della mezzanotte che il super gruppo della giornata prende possesso del palco, mascherine chirurgiche e divisa sanitaria: i Clinic dopo quasi venti anni di attività non hanno bisogno di troppe presentazioni. La band di Liverpool incanta con la sua psichedelia nostalgica, è difficile non restare ipnotizzati lasciando che la testa vada avanti e indietro guidata dalla ritmica serrata e martellante, salvo le poche incursioni melodiche avvolte da dolci tastiere e synth. La prima giornata del festival termina così, lasciandoci soddisfatti e carichi per il giorno successivo.

2_ottobre – La seconda giornata dello psych fest inizia molto presto in un Monk ancora semi vuoto ma in procinto di riempirsi nuovamente di appassionati bissando la serata precedente, complice l’aria fresca della sera che spazza via gli intorpidimenti domenicali siamo pronti per i primi gruppi. I torinesi Indianizer incantano con le loro ritmiche tropicali e le sonorità care a Panda Bear e Animal Collective sebbene più diluite e inebriate. Il loro ‘Neon Hawaii’ pubblicato nel 2015 è un compendio di tutte queste caratteristiche, circa mezzora per viaggiare con la mente accomodati su un tappeto persiano. Si cambia totalmente registro e l’atmosfera si incupisce di sonorità post-rock, dark e sofferte con i Muscle and Marrow direttamente da Portland, consigliato l’album ‘Love’ (2016) per giornate meste e amori struggenti. Intanto sul main stage sono pronti i britannici The Oscillation che proseguono con atmosfere scure e ancora più languide e alienanti, tenute insieme dalla batteria serrata di Valentina Magaletti, gradita presenza femminile nel nuovissimo album ‘Monographic’. Dal Lucertola Stage i The Hand e dal Lupa Stage gli Ulrika Spacek direttamente da Reading presentano un live coinvolgente nella mezz’ora a loro concessa dimenandosi tra psichedelia post- rock e richiami brit-pop “bluriani” più o meno velati, insomma la forma è ancora da definire ma la sostanza c’è e piace. Sono ormai le 22.00 e la puntualità svizzera dell’organizzazione segna un altro punto con una delle band più attese dell’intero festival. I Cairobi sono una di quelle perle rare che riesce a rinnovarsi costantemente, all’attivo con l’EP ‘Distant Fire’ e alcune nuove recentissime uscite come i singoli ‘Lupo’ e la neonata ‘Ghost’ si destreggiano in un live godibilissimo tra sonorità pop-psych raffinate trasportandoci in un viaggio disegnato da geografie immaginarie, regalandoci anche un brano dall’ex formazione Vadoinmessico. Sublimi, attendiamo caldamente l’album. A seguire gli ispanici The Parrots divertono con un live energico intriso di garage surf e grande attitudine sul palco, per maggiori informazioni è consigliato l’ascolto del loro ‘Los Ninos sin Medio’. La seconda giornata volge al termine con l’onirico live di Father Murphy e con gli storici Julie’s Haircut dal main stage che trasportano il pubblico ammaliato in un folle viaggio tra le lunghissime code strumentali, atmosfere variegate e sospese dal bellissimo ‘Ashram Equinox’, di certo il mio prossimo acquisto. Gli emiliani propongo un ottimo live forti anche della ventennale esperienza, chiudendo il sipario della prima riuscitissima edizione del Rome Psych Fest.

Melania Bisegna

Foto Francesco Aprili

1 COMMENT

  1. è stato molto meglio di quanto potessi aspettarmi, “orari chirurgici” (cit.) e una bella atmosfera, qualche cazzata di fondo (il biglietto early bird che in prevendita costa quasi più che quello al botteghino) ma un’ottima riuscita.

    Strepitosi Julie’s Haircut e Winstons, sorprese splendide The Gluts e Muscle & Marrow, ottimi Clinic, Edible Woman, The Oscillation, divertenti Levitation Room e Parrots, dei Cairobi non son riuscito a soffrire il cantante il alcun modo. Da rivedere la scaletta, non capisco gli Oscillation messi quasi in apertura e trovo assurdo tenere la seconda sala “libera” dalle 20,30 alle 23 di domenica solo per trasmettere la solita cazzo di partita e se non mi spiego cosa ci facessero i The Hand (autori fra l’altro di una mezza cover/citazione tremenda di See Emily Play) sul palco subito dopo, i Father Murphy sono stati sicuramente penalizzati dall’inizio in concomitanza con i Julie’s Haircut. Infine, per le abitudini del pubblico si può far poco – domenica all’inizio, nonostante due band in due sale, c’era molta più gente a farsi i cazzi propri fuori e dei Muscle & Marrow che hanno fatto un set enorme eravamo in tre. Comunque di certo molte più cose positive in questa due giorni e tanta buona musica, bene così.

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