Primavera Sound 2020

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Il ventennale del Primavera Sound: 3/7 giugno.

L’attesa è stata lunga, ma ne è valsa la pena. L’annuncio della lineup del Primavera Sound Barcelona 2020, che è già diventato un evento globale, ha scatenato la più significativa impennata di vendite nella storia del festival. Sono stati venduti oltre 10.000 biglietti per l’evento del 20° anniversario, che si terrà dal 3 al 7 giugno nel Parc del Fòrum di Barcellona, con 211 artisti di 35 nazionalità diverse in una lineup che condensa 20 anni di storia con una visione panoramica, diversificata ed equilibrata dal punto di vista dei generi. Una lineup che è stata osannata a livello globale.

Tra le novità rivelate per quest’anno va segnalata la festa di chiusura di domenica 7 giugno grazie al Brunch -On the Beach, che prolungherà di giorno il programma elettronico del Primavera Bits sulla spiaggia e includerà set di mostri sacri tra cui Disclosure DJ Set, Nina Kraviz, Amelie Lens e Black Coffee, per chiudere il festival ballando sulla sabbia.

Primavera Sound vuole ringraziare il pubblico, i media e gli sponsor per l’entusiastica reazione ad una lineup che si impegna per nell’unicità e nell’indipendenza artistica.

Gli abbonamenti del Primavera Sound Barcelona 2020 sono in vendita al prezzo di 195 € (più il costo di prenotazione) esclusivamente sulla piattaforma di ticketing DICE, che sta collaborando con il festival per eliminare il ticket touting e renderlo il primo festival di queste dimensioni con biglietti 100% mobile. Questo prezzo rimmarà invariato fino a quando non sarà stato venduto l’80% dei biglietti.

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Olá @nosprimaverasound! June 11th – 13th ✨🍭

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UN FESTIVAL SENZA SCRITTE IN PICCOLO
L’ammirazione che proviamo nei confronti di ognuno degli artisti nella nostra programmazione ci rende un festival democratico e orizzontale, dal punto di vista artistico, dove ogni nome ha lo stesso peso. Siamo orgogliosi di dare di nuovo il benvenuto a Tyler, The Creator a quasi un decennio dalla sua prima apparizione al festival in compagnia di Odd Future e che ora è stato decretato nuovo re dell’hip hop grazie al suo eccezionale ultimo album IGOR. Ma siamo anche fieri di avere con noi il terremoto Little Simz, che ritorna a grande richiesta per il secondo anno consecutivo, Lana del Rey all’apice della sua creatività con l’acclamato Norman Fucking Rockwell! e Weyes Blood con il suo songwriting tanto bello quanto intricato, The Strokes in procinto di celebrare il ventesimo anniversario dello storico Is This Ite Fontaines D.C. in qualità di portavoce di una nuova generazione di guitar band; Bad Bunny come più luminosa stella della urban music contemporanea e Bad Gyal che è diventata l’immagine di un’intera generazione; i Pavement che si presenteranno a Barcellona e al NOS Primavera Sound Porto con un’esclusiva reunion e il ritorno delle Bikini Kill nel momento più ideale; gli eterni innovatori Massive Attack e il ritorno, finalmente, dei Chromatics; la star del country pop Kacey Musgraves e King Princess con un destino glorioso nel pop più geniale; il titano dell’hip hop americano Young Thug e il re del folk al rallentatore Bill Callahan; Beck nella sua prima visita al festival e l’implacabile Brittany Howard col suo primo album da solista. In questo festival tutta la musica è importante.
UN FESTIVAL LEGGENDARIO
Un festival non celebra il suo ventennale senza avere una costellazione di nomi che ne costituiscono il proprio universo, distinguendolo da tutti gli altri e consentendogli di costruirsi la propria mitologia e nello stesso tempo rendendo omaggio a quei musicisti che, secondo il festival, sono i più leggendari. Perché, l’icona del soul Mavis Staples, la gran signora della canzone catalana Maria del Mar Bonet, la riscoperta del genio brasiliano Arthur Verocai, la leggenda vivente Iggy Pop, l’instancabile Kim Gordon che presenta il suo primo album solista, i pionieri del reggaeton DJ Playero e Ñejo, Paul Heaton & Jacqui Abbott che ripercorrono la loro carriera pre, durante e post-Housemartins, la nuova resurrezione della leggenda gothic Bauhaus, gli idoli del post-hardcore Jawbox, l’immarcescibile Jeff Mills, The Jesus and Mary Chain che per l’occasione rispolvereranno il loro album Darklands(e che suoneranno il mercoledì con ingresso gratuito) e i potenti veterani del grindcore Napalm Death, nel 2020 sono tutti icone universali. Massimo rispetto a tutti loro.
UN FESTIVAL AL PRESENTE
E adesso una sfida: se dal cartellone di un festival togliamo l’anno, riusciamo a collocarlo cronologicamente con precisione? Il Primavera Sound si svolge nel presente. E per questo cresce e si evolve con la stessa velocità dei suoi contenuti. Il fatto che il festival continui a essere sincronizzato con il suo tempo è garantito da diversi artisti che riflettono il suono del 2020, nella sua concezione più ampia. Qualsiasi articolo odierno sarebbe incompleto se non menzionasse i dinamici King Gizzard & The Lizard Wizard, la forte visione dell’hip hop del rivoluzionario collettivo BROCKHAMPTON, il soul impegnato di Jamila Woods, il nuovo folk di Helado Negro e Jessica Pratt, le fantasie pop di Caroline Polachek e Kim Petras, Carolina Durante e black midi come personificazione (ognuno a suo modo) della nuova era delle chitarre, il misterioso King Krule e le suadenti canzoni di Ferran Palau. Tutti loro sono qui e ora. Come non potrebbero quindi essere al Primavera Sound Barcellona 2020?
UN FESTIVAL CHE GUARDA AL FUTURO
Anche se un anniversario spinge a volgersi al passato, la lineup non sarebbe comprensibile se non fosse piena di storie ancora da raccontare, che invoglino a guardare al futuro con un misto di curiosità e impazienza. Quella di generare nuovi classici che si aggiungano a quelli già esistenti è una delle aspirazioni che ci hanno portati fin qui e, senza dubbi, il futuro è servito dall’artista giamaicano Koffee, i fenomeni Latin Paloma Mami, il boss della trap argentina Duki, il pop futuribile di Hannah Diamond, 100 gecs e la loro musica elettronica da Matrix, Black Country, New Road che dimostrano che le chitarre sono ancora in buona salute, i ritornelli accattivanti di Mabel, le piccole grandi canzoni di girl in red e il nuovo R&B rappresentato dalla violinista Sudan Archives e da Mariah The Scientist. Il primo capitolo della loro storia al Primavera Sound si scriverà nel 2020: diamo il benvenuto ai nostri artisti preferiti di domani.
UN FESTIVAL CHE È UNA SFIDA
Chi mai vorrebbe rimanere per tutta la vita nella propria comfort zone? È questa una delle grandi differenze di questo festival: in ogni angolo, su ogni palco, in ogni momento potrete trovare proposte che sono anche sfide che non dimenticherete mai dopo averle viste dal vivo. Per esempio, rimanere a bocca aperta vedendo gli Einstürzende Neubauten, impazzire davanti alla performance sonora del pioniere Jordi Valls col suo progetto Vagina Dentata Organ, ballare col funk dei maliani Les Amazones d’Afrique, interrogarsi sul suono del pop contemporaneo di fronte all’artista britannica di origine giapponese Rina Sawayama, abbandonarsi alla follie noise di Lightning Bolt e all’allegro hardcore di Gabber Modus Operandi, o lasciarsi meravigliare dalla nuova pazzia degli eroi locali Za! (in quest’occasione accompagnati da qualcosa che hanno chiamato TransMegaCobla e dal duo barcellonese Tarta Relena), o abbandonare ogni pregiudizio davanti al pop extraterrestre di Richard Dawson, il sovversivo j-punk di Otoboke Beaver o la regina del bounce Big Freedia. Anche questo è il Primavera Sound: abbracciare il rischio.
UN FESTIVAL CHE È CASA
Per favore non dimenticate di portare la famiglia al festival di quest’anno: è grazie a loro che esiste il Primavera Sound. Si riapriranno le porte del Parc del Fòrum e ci incontreremo ancora una volta con vecchi amici che sono cresciuti negli anni. Yo La Tengo, Dinosaur Jr. e The National torneranno per rinnovare un impegno che in realtà è già eterno. Anche i Black Lips e i Les Savy Fav torneranno al festival ad un decennio dalla loro ultima visita, così come l’amore a prima vista di nome Amaia, e C. Tangana, diventato nel frattempo un consolidato idolo pop. Kurt Vile, le glorie locali Manel, Metronomy (che suoneranno ad ingresso gratuito nella giornata del mercoledì) e Núria Graham. Anche Le Hammond Inferno, rappresentanti della primissima edizione del festival, torneranno per esibirsi in un DJ set. Una volta al Primavera Sound, sempre al Primavera Sound. E naturalmente ci saranno anche i due DJ della casa, DJ Fra e DJ Coco, che ritornerà in postazione sabato notte per chiudere il triplo 20 con un culmine spettacolare. E gli Shellac? Ovviamente non si perderebbero la celebrazione per niente al mondo. Sono già pronti a mettere il nome della loro formazione in cartellone per la quattordicesima volta.
UN CLUB FESTIVAL
Se guardiamo indietro al primo anno del festival, nel 2001 al Poble Espanyol, diventa chiaro che il Primavera Sound sia nato con un’anima elettronica. Un’essenza che ha guadagnato sempre più peso negli ultimi anni grazie all’espansione dell’area del festival in direzione della spiaggia di Sant Adrià de Besòs e l’inclusione del micromondo del Primavera Bits, orientato verso le sonorità più festaiole nel senso più ampio del termine. Era quindi evidente che nella sua ventesima edizione il Primavera Sound avrebbe dedicato molto spazio al ballo. Non solo al Primavera Bits, ma in tutta l’area del Parc del Fòrum, ospitando il ritorno dei Disclosure, con la presentazione dell’attesissimo nuovo album di Caribou, la nuova incarnazione di Floating Points accompagnato dal Falaise Ensemble, il colossale queer pop dell’artista brasiliano Pabllo Vittar, il caos positivo di Squarepusher, DJ Shadowcon il suo costante omaggio alla dance music, la venerazione dell’edonismo compiuta da DJ Harvey e Honey Dijon, i beat lisergici di BICEP, il versatile Josey Rebelle, un DJ set del produttore e genio delle colonne sonore Mica Levi e il misterioso puzzle di AEAEA dietro cui si nasconde il nuovo progetto di Nicolas Jaar e Patrick Higgins.
UN FESTIVAL SULLA SPIAGGIA (ANCHE LA DOMENICA)
A conti fatti, per la prima volta la spiaggia del Primavera Bits ospiterà una giornata aggiuntiva, domenica 7 giugno. In associazione con Brunch -In Barcelona, il Primavera Sound Barcellona 2020 durerà un giorno in più con un party di chiusura su quella stessa spiaggia con headliner il DJ set dei Disclosure, la dea della techno Nina Kraviz, l’energia di Amelie Lens e l’artista sudafricano Black Coffee. La giornata sarà inclusa negli abbonamenti per il festival, ma un numero limitato di biglietti giornalieri saranno anch’essi in vendita su DICE e Resident Advisor.
UN FESTIVAL DA STRADA
Sulla strada, proprio al livello del suolo, molte di queste proposte, che il mondo assimilerà sul palco del festival, hanno cominciato a prendere forma. Essere al Primavera Sound 2020 vorrà dire comprendere che l’hip hop classico di Freddie Gibbs & Madlib e Rapsody può essere tanto contemporaneo quanto le visioni sperimentali di Earl Sweatshirt; che le leggi del quartiere sono universali sia che arrivino dall’accento francese dei PNL, imperatori di Parigi, che con l’accento britannico di un monolito del grime come Kano; o che il reggaeton è pronto a pianificare il suo futuro con progetti all’avanguardia come Sangre Nueva (l’alleanza senza precedenti tra DJ Florentino, Kelman Duran e DJ Python). Aiuta a metterci in sintonia con l’attitudine da strada più pura il fatto che Yung Beef, un’icona che va oltre la semplice musica, torni anche quest’anno a curare un palco tutto suo, El Punto, dopo l’inaugurazione dell’anno scorso. È il miglior padrino possibile per presentarci i discorsi rap ribelli di BigKlit e Cuban Doll, la festa cumbia di Sonido la Changa, il versatile flow di Killavesi e l’enorme potenziale di Pablo Chill-E, star della nuova trap cilena, che si esibirà accompagnato da Yung Beef stesso.
UN FESTIVAL PLANETARIO
Nella settimana del festival, tutto il mondo ha gli occhi sul Primavera Sound. Ecco perché il festival insiste nel fornire una finestra sulla scena locale, ma anche un punto d’incontro per gli artisti che vengono da molto lontano. Ed è per questo che il cartellone include la mitica band dei Biscuit, ma anche nuovi arrivati come CARLA, Chaqueta de Chándal, Rombo e Pantocrator in rappresentanza della scena underground catalana, oltre al produttore sudcoreano Park Hye-Jin, il syth-pop sociologico della norvegese Jenny Hval, gli inni pop transoceanici degli argentini Las Ligas Menores, la cantante israeliana Noga Erez con il suo pop polimorfo, le gemme post-punk dei turchi Jakuzi, il flow dello Zambia di Sampa the Great, il cantautorato tra tradizione e sperimentazione di Iosonouncane, la festa niente affatto generica di Teto Preto, da San Paulo, il fresco scampanellare made-in-Australia dei Rolling Blackouts Coastal Fever e la “micro dance” dell’artista colombiana Ela Minus. Primavera Sound, da Barcellona al resto del mondo.
 
UN FESTIVAL DELL’IMPEGNO
#bestfestivalforever? Sì, ma anche #betterfestivalforever. Essere un festival migliore ogni anno che passa, imparando lungo il cammino, è, e sempre sarà, un obiettivo che non riguarda soltanto la musica. Nei suoi vent’anni di esistenza, il Primavera Sound ha assimilato e inglobato come parte integrante della sua organizzazione, un gran numero di misure volte a promuovere una realtà che sia il più possibile simile alla sua miglior versione possibile. L’impegno ad organizzare un evento che sia responsabile dal punto di vista dell’ambiente, seguendo i 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, creando un cartellone gender equal, diversificato e inclusivo in rappresentanza di tutte le scelte di vita, sono cose che collegano il Primavera Sound al resto del mondo. Tutto questo continuerà nel 2020.
VENTI ANNI DI FESTIVAL
Il 2001 è stato l’anno di Armand Van Helden e dei suoi amici. Il 2002 quello del Britpop con Pulp, Tindersticks e Spiritualized. Il 2003 quello dell’espansione al Poble Espanyol con The White Stripes, Sonic Youth, Mogwai, Belle & Sebastian e del primo poster alfabetico. Il 2004 ha visto il successo della prima reunion dei Pixies, ma è stato anche l’anno di PJ Harvey, Primal Scream e Wilco. Il 2005 ha visto il passaggio al Parc del Fòrum, l’inizio di una nuova era. Il 2006 è stato l’anno di Lou Reed e dei Motörhead. Nel 2007 sono tornati The White Stripes e Wilco, Patti Smith è arrivata per la prima volta e i Sonic Youth hanno suonano Daydream Nation. Nel 2008 è stata la volta dei Public Enemy, del doppio concerto dei Portishead e del primo concerto dei Vampire Weekend nelle prime ore del mattino. Nel 2009 Neil Young è atterrato e… il mondo si è fermato. Nel 2010 è arrivato la prima reunion dei Pavement, il secondo ritorno dei Pixies e il debutto di The xx. Nel 2011 sono tornati Pulp e PJ Harvey ed è comparaso Sufjan Stevens. Nel 2012 Jeff Mangum è uscito dal suo letargo, The Cure hanno suonato per 3 ore e A$AP Rocky ha dato l’assalto al palco. Nel 2013 Blur e The Postal Service si sono riformati e hanno debuttato i Tame Impala. Il 2014 è stato l’anno di #bestfestivalever con Arcade Fire, Nine Inch Nails e Kendrick Lamar. Nel 2015 sono arrivati gli Strokes, Patti Smith e la sua band hanno suonato Horses e sono tornati The Replacements. Il 2016 è stato l’anno dei Radiohead, di LCD Soundsystem e di Brian Wilson che ha cantato Pet Sounds. Il 2017 è stato  l’anno degli Arcade Fire, di Bon Iver e di The xx, del cambio generazionale e degli imprevisti. Il 2018 è stato l’anno degli Arctic Monkeys, di Björk, di Nick Cave & The Bad Seeds e del debutto di Lorde. Il 2019 quello di Rosalía, J Balvin, Solange, Janelle Monáe e Tame Impala… e #TheNewNormal.