Primal Scream @ Ex Dogana [Roma, 16/Luglio/2017]

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Giornata di una freschezza che sa di benedizione divina dopo le torride settimane recenti. Clima ideale per una gita al mare, di quelle che per tornare stai bloccato due ore nel traffico e poi una volta arrivato ti passa proprio la fantasia di rimettere il becco fuori di casa, anche perché domani è pure lunedì. Chi ci rimette è il povero Bobby Gillespie. I Primal Scream tornano a Roma dopo 6 anni dalla loro ultima apparizione (era il tour per i 20 anni di ’Screamadelica’, suonato integralmente all’Auditorium) e dopo che la data a Rock In Roma prevista la scorsa estate fu annullata per l’infortunio, causato da una rovinosa caduta dal palco, occorso proprio al frontman della band scozzese. Quest’anno erano stati inizialmente annunciati nella suggestiva cornice di Villa Ada, alla fine però hanno suonato all’Ex Dogana che, sebbene sia meno romantica, è sicuramente una venue più comoda e meglio raggiungibile, nonché abbastanza lontana dallo Stadio Olimpico dove sono di scena gli U2 e Noel Gallagher. Tuttavia a non disertare sono stati un po’ meno di un migliaio di persone, poco per una delle band che più si sono contraddistinte a cavallo tra gli anni ’90 e 2000 per sperimentazione tra generi e contaminazioni di stili, senza però disdegnare la produzione di hit note anche al pubblico non necessariamente di nicchia. E’ un peccato, ma si sa Roma è così, c’è poco da fare, quando si ricomincerà ad andare sempre e solo a Milano e Bologna per vedere certi concerti voglio vedere se qualcuno avrà il coraggio di lamentarsi. Nelle prime battute accusano il colpo un po’ tutti, dalla band che non da l’idea di salire sul palco con grande entusiasmo, allo stesso pubblico, che sembra chiedersi “possibile che siamo così pochi?” e fatica ad entrare nel mood nonostante la partenza sia di quelle apparentemente infallibili, con l’accoppiata ‘Movin’ on up’ e ‘Slip inside this house’ che sono anche le prime due di ‘Screamadelica’. Con ‘Dolls’ arriva un po’ di rock’n’roll ballereccio, ma il pubblico è ancora moscio a giudicare dai poco convinti coretti di accompagnamento, da par suo la band sul palco fa il compitino e la situazione rischia di non smuoversi mai da questa fase di tiepido stallo, che non riceve particolari sussulti neppure con la famosa e corale ‘It’s alright, it’s OK’. Non fomentano nemmeno le due estratte dall’ultimo lavoro ‘Chaosmosis’, che sono nell’ordine ‘(Feeling like a) Demon again’ e ‘100% or nothing’. Gli animi però vengono tenuti costantemente alti da un manipolo di eroi avvezzi all’alcol, che dopo ogni canzone intonano cori goliardici come “Don’t fall off the stage Bobby Gillespie” o un’incredibile rivisitazione del tormentone latino-americano ‘el ritmo vuelta’ modificato in “a mi me gusta ballà con Bob Gillespie” (voto 10 a tutti).

La serata decolla grazie a ’Swastika Eyes’, subito seguita da ‘Loaded’, che fa scatenare gli indomabili buontemponi di cui sopra (tra l’altro ad uno di loro ad un certo punto erano anche andati a fuoco i capelli, fortunatamente gli amici sono stati prontissimi a spegnere la fiamma sacrificando una birra media), finalmente s’è creato il clima giusto. Nel finale di ‘Loaded’ infatti il coro portante del brano viene protratto ad oltranza prima dai nostri amati ubriaconi e poi da tutto il pubblico che si lascia finalmente coinvolgere, contagiando anche Gillespie sul palco che sorride e si galvanizza, regalando un finale adrenalinico con le bombe ‘Country Girl’ e ‘Rocks’. Dopo aver sapientemente sparato i colpi giusti nel momento migliore i Primal Scream si prendono un mini-break e tornano sul palco per gli encore affidandosi al mood acido e psichedelico di ‘Kill all hippies’ e congedandosi con ‘Come together’, con il pubblico che dilata ulteriormente anche questo brano cantando a ripetizione il ritornello nella parte centrale del pezzo. Il finale in crescendo salva un concerto che probabilmente avrà di memorabile il fatto di essere stato l’ultimo dei Primal Scream a Roma, tuttavia ascoltare certi brani live regala sempre buone vibrazioni.

Niccolò Matteucci

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2 COMMENTS

  1. Recensione encomiabile, regalo alla serata un paio di punti in più sia per l’andamento cazzone (non sarà stato, come scritto, un concerto memorabile, però il pubblico, io in primis, si è divertito assai), sia per il suono impeccabile (la voce molto, molto meno), sia per simone butler. Cioé, io mi aspettavo quello sgorbietto di Mani, dimentico che fosse in concerto con gli stone roses, e invece compare sta valchiriona…santa subito

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