Post Malone @ Rock In Roma [Roma, 10/Luglio/2018]

573

Una scena su tutte, la più emblematica, verso la fine del concerto: arriva il momento di ‘Rockstar’, il brano più famoso, sul palco c’era una chitarra elettrica, ad un certo punto Post Malone la prende, ma non la suona, è solo per spaccarla per terra. Il segno dei tempi. Richard Post, in arte Post Malone, non è sicuramente il passato, non so se sarà il futuro, ma senza ombra di dubbio è il presente. Le percezioni prima, durante e dopo il concerto di Post Malone a Roma cambiano a seconda del punto di vista, ci sono stati dei momenti in cui mi sono sentito quasi vecchio nel pormi certe domande o fare determinate considerazioni. Innanzitutto il fatto che sia un uomo solo sul palco, senza nemmeno uno pseudo Dj a far finta di mandargli il beat o imbastire un mix di tracce, niente, c’è lui e basta con le basi sotto. Eppure basta cercare su YouTube “Post Malone live” per trovare video di vecchie performance in cui il ventitreenne di Syracuse si presenta sul palco sia con Dj che addirittura con band in alcuni casi. Stavolta però no ed il bello è che a nessuno frega nulla e nonostante fosse da solo ha spaccato lo stesso. Ieri all’Ippodromo delle Capannelle ci saranno state tra le 7 e le 8 mila persone, tanti stranieri, molti giovani, non ragazzini, diciamo una forbice tra i 20 e i 35 massimo, che cantavano, ballavano e s’abbracciavano tutti, è stato un trionfo. Del resto parliamo di un artista che ha esordito nel 2015 e che nel giro di pochi anni ha iniziato a fare centinaia di milioni di ascolti e views su tutte le piattaforme digitali di distribuzione musicale, poi ovviamente qui in Italia ci stanno sempre quelli che “e mò chi è sto Post Malone?” che lasciano il tempo che trovano, anche perchè per essere la sua prima volta nel nostro paese la risposta di pubblico ha fatto sì che la scommessa (se di scommessa si sia mai trattato) si potesse dire decisamente vinta.

Il suo stile parte dall’hip hop e si sviluppa con un flow rilassato che si poggia su beat caratterizzati da sonorità oniriche ed eteree, una sorta di ibrido che comprende peculiarità di trap e dream-pop. Molti pezzi fondamentalmente si somigliano abbastanza, sebbene accarezzino o si immergano anche in altre contaminazioni musicali che vanno dal pop più melodico, al r’n’b ed al rock, mantenendo però dei tratti caratteristici inconfondibili dal punto di vista canoro. Ieri la voce era un po’ carente, portando Post verso un approccio più graffiato e sofferto che, sommato ad una presenza scenica magistrale, ha prodotto un risultato estremamente coinvolgente. Questione di postura, di movimenti e di empatia che si crea, aspetti che sembrano scontati ma che non lo sono affatto. Tra un pezzo e l’altro Malone ha chiacchierato amabilmente della qualunque, scherzando sul fatto di essersi perso il plettro proprio prima di eseguire (con chitarra acustica e voce) ‘Feeling Whitney’ che ha coinvolto tutto il pubblico nell’accompagnamento corale, fino alla struggente ‘I Fall apart’, passando in maniera molto genuina dai semplici intermezzi alle storie personali, di vita vissuta, sia a livello privato che professionale, tipo “this song is dedicated to the stupid bitch who broke my heart” incitando poi il pubblico a rispondere “fuck that bitch!”, poi la classica gag del “I know only one italian word… cazzo”, oppure “this one is for all of those people who used to tell shit about me behind my back and now when they see me, they say Congratulations” seguita ovviamente dal brano ‘Congratulations’ (un altro tra i più attesi) accolto dal fomento generale. Al netto dei tatuaggi in faccia, ormai sempre più sdoganati ed inflazionati, Post ha l’aria di uno simpatico, il classico amico compagnone, ma soprattutto dal primo all’ultimo istante in cui è stato sul palco ha dato tutto senza risparmiarsi nulla, creando una sinergia pazzesca insieme al pubblico. Il momento in cui ha conquistato il cuore di tutti è stato quando si è rivolto verso le prime file chiedendo se vi fosse qualcuno che sapesse suonare la chitarra, un tipo si è proposto e Post lo ha invitato a salire sul palco per suonare ‘Stay’, anzi, a dirla tutta prima c’è stata prima una veloce verifica per capire se Giuseppe (così si chiamava il ragazzo salito sul palco) sapesse bene gli accordi del brano e poi l’hanno eseguita insieme. E’ stato il punto esclamativo ed il ricordo più significativo che i presenti si porteranno dietro, al termine di una piacevolissima serata, anzi, di una grande festa.

Due parole anche per la Dark Polo Gang in apertura; in versione trio e non più quartetto (da quando Side ha lasciato il gruppo), sono sembrati un po’ più ingessati rispetto a quando li vidi un anno fa a Villa Ada, quello però era un concerto solamente loro, quindi giocavano in casa. Ieri qualche “piskelletto dark” c’era e sui cavalli di battaglia come ’Sportswear’, ‘Cono gelato’ e ’Spezzacuori’ il feedback è stato positivo, però su altri brani il mood è parso più tiepido. Va bene che “la gang non si infama” ma a mancare sembra essere stata un po’ l’abitudine a gestire una situazione in cui non sono i soli protagonisti, nonostante venissero già dall’esperienza di San Siro in apertura a Fedez e J-Ax. Fortunatamente alle loro spalle hanno sempre Sick Luke ai piatti che riesce a fare la differenza ed a prendere per mano la squadra come fanno i grandi numeri 10, così dopo un inizio un po’ timido, sono riusciti a sciogliersi verso la fine della mezzoretta concessagli per far scaldare gli animi ed a portare a casa la situazione, chiudendo il loro set con l’ultimo singolo, ‘British’. Ripensando a quando un anno fa andavo a vedere la DPG con approccio totalmente ironico, fa specie ritrovarli qui oggi, eppure pensandoci non è che le tematiche dei testi di certi loro pezzi siano così lontane da quelle dello stesso Post Malone, di cui molti sanno e cantano i testi a memoria. Sembrava quasi come se per alcuni fosse finito il tempo dell’ascolto ironico, mentre altri (come detto c’erano pure parecchi stranieri) non li conoscevano proprio, tuttavia se la Dark vuole davvero fare sul serio probabilmente è ora che inizi ad essere più Gang e meno “gag”.

Niccolò Matteucci

Foto dell’autore