Port-Royal @ Traffic [Roma, 17/Aprile/2007]

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Che non fosse una serata normale lo si capiva già prima dell’inizio dei concerti. Le serrande del locale ci si presentavano ancora abbassate, e sarebbero state alzate non senza poche difficoltà (e perdita di tempo). In più aggiungiamoci anche i problemi tecnici avuti durante il sound-check dei gruppi che hanno ulteriormente fatto slittare in avanti l’orario d’inizio della serata, e ci rendiamo conto della “anormalità” della serata. Ma questo per quanto riguarda problemi di natura tecnica. L’anormalità c’è stata, per fortuna, anche sul palco del piccolo locale di Via Vacuna. Una serata diversa, lontana dalle cose cui siamo abituati e dalla banale monotonia dei passaggi radiofonici, una serata speciale. Tre gruppi, tre generi e modi d’intendere l’espressione musicale, ma accomunati dalla voglia di stupire. Aprono i romani Sea Dweller, autori di un indie rock molto energico e potente. Distorsioni forti e voce leggera sussurrata, così si apre il loro set, che però ben presto, non appena il batterista metterà da parte il libro che sta leggendo e inizierà a percuotere le pelli, si dileguerà verso orizzonti post rock. Bravi. Seguono i simpatici Tupolev, che una disattenta svista mi aveva fatto accostare ad atmosfere niccheiviane (basta invertire due vocali per ottenere il titolo di un noto pezzo di Cave). E invece ecco presentarsi sul palco quattro ragazzi austriaci, che danno vita ad un divertente viaggio attraverso le sperimentazioni jazz. Tastiere, basso/violoncello, batteria e un nano addetto alle manipolazioni elettrosonore, compongono il simpatico quartetto viennese che forse potrebbe osare qualcosa di più (soprattutto in ambito d’improvvisazione) per stupire ancor di più. Bravi anche loro e soprattutto complimenti all’elettronano per la bella maglietta degli Zu. Finalmente ecco i Port-Royal. Stasera in formazione a tre. Due laptop e una tastiera. Se non fosse per le immagini proiettate alle loro spalle, montate sul momento da uno dei componenti, verrebbe da pensare a un gruppo islandese (Mùm) oppure a qualcosa di estremamente orientale (World’s End Girlfriend). Ma i ragazzi vengono da Genova, e sembrano aver appreso al meglio e metabolizzato i segreti del genere. Di quella musica ad alto tasso d’emozioni, dove nell’apparente staticità, un movimento lento definisce le melodie che ci accompagnano in un viaggio verso una terra lontana. Viaggio dal quale veniamo richiamati indietro quando, dopo poco più di un’ora, la scritta “grazie a tutti” apparsa alle loro spalle ci riporta alla realtà, lasciandoci il ricordo di una serata magica.

Emanuele Avvisati

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