Port-Royal @ Circolo degli Artisti [Roma, 6/Dicembre/2007]

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Giovedì sera. Il Circolo degli Artisti propone l’oramai consueto appuntamento con la serata Kick It!, che stavolta si rivela più affine che mai ai miei gusti personali. Sono infatti di scena due realtà a me ormai ben note, Moka e Port Royal, più una terza, Mammooth, tutta da scoprire.

L’inizio, fissato per le 22:15 puntuali!, viene rispettato e così ecco che pochi minuti dopo essere entrato nell’accogliente sala del locale romano, sul palco si materializzano i Moka. Una caloroso applauso li accompagna mentre prendono possesso dei loro strumenti, e basta un rapido sguardo per iniziare con le note di ‘Bahati Grace’, tratta dal loro ultimo album ‘Hopi’. La prima cosa che salta agli occhi è la composizione del gruppo. Ero abituato a vederli in quattro, a volte in cinque, con Luca Novelli al Rhodes, chitarra e theremin, ma stasera sono addirittura in sei! Infatti se la mia memoria videomusica non m’inganna, tutto a sinistra sul palco, dietro il Rhodes c’è Niccolò Fabi. In verità dovrei correggere la mia affermazione di poco fa, in quanto stasera c’è addiritura un settimo elemento nel gruppo. Alle spalle dei sei vengono infatti proiettate da un ragazzo dei suggestivi video che accompagnano la musica. Del videomaker mi sfugge purtroppo il nome, ma le immagini sono molto belle e si sposano perfettamente con la musica del gruppo romano. Gli elementi naturali, aria, terra, acqua e fuoco, ci vengono mostrati nelle loro manifestazione più estreme e catastrofiche (uragani, esplosioni, alluvioni), e la musica dei Moka sembra essere la colonna sonora perfetta per queste immagini: apparentemente quieta e pacifica, in realtà è sempre pronta a mostrare il suo lato estremo e violento, esplodendo in furiose distorsioni. Set breve, ma quanto basta per capire e ricordarsi ancora una volta quanto in ambito post rock i nostri non abbiano da temere rivali. Immensi.

È rapido il cambio di palco che vede sostituire gli strumenti appena straziati con quelli dei Mammooth. Due bassi, una chitarra (in un paio di pezzi diventano due), batteria e laptop. Questi gli ingredienti con i quali i Mammooth cucinano la loro proposta musicale. Realtà romana in attività da qualche tempo, ma che mi era sconosciuta fino a ieri sera, i Mammooth hanno proposto un live a mio avviso poco memorabile, dove più che altro è stata la noia a farla da padrone. Il pubblico ha apprezzato, Manni no. Un set lungo, poco originale, dove molte cose non mi hanno convinto, a cominciare dal cantato (i pezzi strumentali, la minoranza, sono stati a mio avviso le cose migliori), e dalle scelte stilistiche che sanno troppo di già sentito. L’imponenza che evoca il loro nome si è sciolta di fronte ad un’amalgama di influenze che vanno dal rock più classico, a quello più sperimentale passando per l’elettronica. Questione di gusti, sicuramente, ma personalmente non li avrei inseriti in scaletta ieri sera. Bocciati.

È già passata la mezzanotte quando sul palco tre ragazzi con l’ausilio di altrettanti laptop hanno incominciato a diffondere atmosfere dilatate ed eteree. I Port-Royal sono genovesi, ma potrebbero benissimo essere vicini di casa di Mùm e Sigur Ròs a Rejkjavik. Per la terza volta a Roma negli ultimi mesi a supporto del loro recente ‘Afraid To Dance’, hanno confermato le impressioni che avevo dai live precedenti. I loro concerti sono un vero e proprio viaggio sonoro e non (anche loro non rinunciano alle videoproiezioni) che purtroppo non sono ancora riuscito a godermi appieno. Anche ieri sera dopo qualche minuto di concerto il mio pensiero è stato: “certo se avessi una sedia stasera, sarebbe tutto perfetto”. La sedia alla fine l’ho trovata, e il concerto me lo sono goduto, anche se da seduto non è che si vedesse molto di quel che accadeva sul palco. Ma poco importa, quel che importava era la musica, e su quella non ho avuto dubbi: ottima. Elettronica che si nutre di post rock e shoegaze e dove apparentemnte non accade molto, ma che cela mondi di suoni freddi e variazioni minime che, nonostante la loro freddezza, scaldano l’anima in una fredda notte di Dicembre.

Emanuele Avvisati

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