Poni Hoax + The Shoes @ Villa Medici [Roma, 9/Giugno/2011]

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Ospiti della prima serata di Villa Aperta (il festival di musiche attuali e moderne che si svolge presso l’Accademia di Francia in collaborazione con Paris Rockin’) sono stati The Shoes e i Poni Hoax. Accomunati dal sound elettrico anni ’80, le due band francesi differiscono per stampo: più indie-pop e ballabili il duo, più indie-rock e cupi Nicolas Ker e compagni. Aprono la scena The Shoes, presentatisi con due tastiere, basso e due batterie di timpani, piatti, campanacci e tom-tom. Una formazione live che privilegia il groove rispetto alle esecuzioni in studio. Numerose le bacchette spezzate durante l’oretta scarsa di concerto. Sono stati presentati brani contenuti nel loro disco d’esordio ‘Crack My Bones’ (Southern Fried, 2011), come la travolgente ‘People Movin’’, una splendida versione di‘Wasting Time’, valorizzata dalla doppia batteria, o la traccia che dà il nome all’album. Una band molto interessante, soprattutto dal vivo, capaci di suonare con passione, intrattenere positivamente, far ballare e divertire il pubblico.

Molto meno appassionata e riuscita, invece, la performance dei tanto attesi Poni Hoax, sicuramente non aiutati da un pessimo lavoro di fonia, all’inizio, e da un problema tecnico, in seguito, che hanno reso visibilmente nervoso il suscettibile Nicolas Ker. Il leader della band, infatti, si muoveva infastidito da una parte all’altra del palco, mandando occhiatacce al fonico, sbuffando vistosamente e fumando una sigaretta dopo l’altra. Oltre al teatrino del cantante baritono e alla quasi totale assenza scenica dei due tastieristi Laurent Bardaiune e Arnaud Roulin, talmente inghiottiti da tasti e pulsanti dei loro strumenti da sembrare due manichini, l’unico apparso più rilassato e sciolto è stato il chitarrista Nicolas Villebreu. Un’ora circa di concerto anche per loro, in cui hanno suonato senza proferire parola né cercare alcun contatto con il pubblico. Un brutto atteggiamento da palcoscenico, dal mio punto di vista, e nonostante nel repertorio ci siano stati pezzi fondamentali, come ‘Antibodies’, ‘Budapest’, ‘I Shall It Anyway’, ‘The Paper Bride’, resta negli occhi l’antipatia per uno show snob e a tratti irritante.

Lina Rignanese

1 COMMENT

  1. ciao, nerds attack
    3 settimane fa poni hoax ha suonato da noi in baviera. anche: nessun contatto con il pubblico, nessuna parola, ma una show molto intenso, si, anche manico, cosi sono poni hoax. forse questo non e adatto per un pubblico, che aspetta un concerto armonico , ma e eccitante e va sotto la pelle. “people in the underground”.
    da noi erano due parti del pubblico, l’una pro e l’altra contro.
    ciao
    , h.

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