Pond @ Circolo Magnolia [Milano, 6/Giugno/2017]

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È passato poco più di un mese dalla pubblicazione di ‘The Weather’, una delle uscite più convincenti di maggio e probabilmente della prima metà dell’anno, ultima fatica discografica dei Pond, band “gemella” dei Tame Impala. Il tour a supporto del nuovo disco della formazione di Perth ha toccato anche l’Italia: prima il Circolo Magnolia di Milano (per la preview di Unaltrofestival, appuntamento fisso di fine estate che quest’anno vedrà protagonisti anche gli Slowdive) e poi il Covo Club di Bologna. Abbiamo assistito alla prima delle due date e siamo riusciti a verificare lo stato di grazia della band. Arriviamo al locale pochi minuti prima dell’orario di inizio annunciato, il numero di presenti è inferiore alle nostre attese, ma tant’è. Nick Allbrook e soci si presentano sul palco abbastanza puntuali, aprendo subito con la nuovissima ‘30000 Megatons’: atmosfere rarefatte, suggestioni lisergiche e voce effettata per un’intro impeccabile, impreziosita da una coda resa ancor più acida in live. ‘Elvis’ Flaming Star’ prosegue sulla scia della precedente, con un sound leggermente irrobustito rispetto alla versione su disco e un’attitudine al live invidiabile. Nick Allbrook si muove ossessivamente nel piccolo spazio di sua competenza, attirando l’attenzione dei bodyguard. Il ritmo si fa incalzante e a partire da ‘Whatever Happened To The Million Head Collide?’ la band inizia a dilatare i brani, ponendo l’accento sulle parti strumentali, tra i robusti muri sonori delle parti più concitate e la psichedelia liquida di quelle più morbide. La coda del pezzo succitato, in particolare, è un’autentica gemma: qualcuno ci tiene a precisarlo dopo gli applausi, rafforzando il concetto con sonore bestemmie. Il nuovo ‘Sweep Me Off My Feet’, con i suoi tappeti elettronici, richiama i Tame Impala, mentre Allbrook fatica a restare nel suo angolo e durante ‘Don’t Look At The Sun Or You’ll Go Blind’ sale sulla sottile balaustra restando in bilico per qualche secondo, tenuto da qualcuno dei presenti, prima di tornare sul palco, su gentile invito dei bodyguard. ‘Sitting Up On Our Crane’ precede uno dei momenti più belli di tutto il live, caratterizzato dal fluire ipnotico di ‘Paint Me Silver’. I Pond tornano a costruire muri di suono sulle note dell’ottima ‘Giant Tortoise’, prendendosi un’altra serie di complimenti, fra gli applausi scroscianti. Gli australiani alzano ulteriormente l’asticella nel finale, con l’allucinogena ‘Man It Feels Like Space Again’, dopo la quale Allbrook sottolinea l’inutilità di fingere di abbandonare il palco e di essere invitati a risalire. In una sorta di “bis” non ufficiale, arriva ‘You Broke My Cool’: Allbrook si arrampica sulla struttura del palco, ma viene nuovamente invitato a scendere. I suoni soffusi della titletrack dell’ultimo disco, poi, suggellano un’ora e un quarto di livello altissimo. Siamo soliti dare importanza alla durata dei concerti e poco più di settanta minuti non sono certo tanti, ma al cospetto di tanta qualità c’è davvero poco da dire. Il lunghissimo applauso tributato alla band a fine concerto è stato il giusto epilogo di un concerto che per noi (e non solo) è stato uno dei migliori dell’anno, almeno per ora.

Piergiuseppe Lippolis

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