Pompey: perchè il ritorno di David Gilmour nello storico anfiteatro è una speculazione e chi ama i Pink Floyd dovrebbe boicottarlo

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La prendo alla lontana, ma solo per un attimo o poco più, diciamo il necessa-rio; ricordo quando vidi per la mia prima, unica e probabilmente ultima volta David Gilmour dal vivo, era una temperata sera di fine marzo del 2006, avevo 21 anni e l’emozione di un bambino di 12, ma anche il patema d’animo di chi il gran giorno era senza biglietto. Ai tempi avevo da poco iniziato a muovere i primi passi nel giornalismo musicale, mi era stato promesso un accredito stampa che poi non fu mai confermato ed il concerto era andato ovviamente sold out. Non mi diedi per vinto, così andai davanti all’Auditorium già dal pomeriggio portandomi dietro 100 euro che, al netto della mia passione, era tutto quello che avevo da spendere nella speranza di vedere un pezzo della mia band preferita di sempre. Il tour era quello dell’album ‘On An Island’ (terzo da solista di Gilmour), ma era di quelle occasioni che hai sempre l’idea che in qualche modo possano non ripetersi (infatti se non fossi andato a quel concerto Richard Wright, scomparso 2 anni dopo, non l’avrei mai più visto) e di cui ti devi accontentare, visto che mio malgrado per motivi anagrafici (ed avendoci avuto l’esame di maturità proprio l’anno della reunion al Live 8) non mi sono mai potuto godere un concerto o un’esibizione dei Pink Floyd in formazione “originale”. Con 100 euro di budget a fronte di un sold out annunciato da giorni la mia speranza principale era quella di far letteralmente pena ad un bagarino, perché sicuramente le cifre che quei miserabili speculatori mi avrebbero sparato si sarebbero aggirate almeno attorno al doppio. All’improvviso il miracolo, vedo un ragazzo correre verso i suoi amici al grido di “Ci sono ancora!”. Quasi lo placco, gli chiedo di dirmi di più e lui mi spiega che c’erano un tot di prenotazioni che non erano state confermate, tramutandosi automaticamente in posti nuovamente disponibili e regolarmente in vendita presso il botteghino al prezzo originale, senza nemmeno la prevendita. Riesco quindi a “cavarmela” con un posto ottimo in tribuna laterale, la balconata proprio sopra al palco, a 70 euro, che non sono pochi, ma diventano un dettaglio da niente quando ripenso ai brividi sull’entrata della chitarra in ‘Shine On You Crazy Diamond’ e all’esecuzione integrale di ‘Echoes’, per non parlare di ‘Comfrortably Numb’, che proprio gli assoli di Gilmour innalzano nella mia personale classifica questo brano fin nell’olimpo delle canzoni più belle di sempre. Fu uno dei migliori concerti cui abbia mai assistito e nulla potrà mai cambiare questa cosa. Questo ci tenevo a specificarlo per “presentarmi” non come l’ultimo vanaglo-rioso dissacratore di miti e prima di fare alcune considerazioni derivate dal recente annuncio del “grande” ed “imperdibile” (?!) evento che si terrà quest’estate, quando David Gilmour tornerà a suonare nello storico anfiteatro di Pompei, che fu lo scenario di una delle pagine più importanti della storia della musica, il ‘Live At Pompeii’.

“Pompey, get away. Get a good job with more pay and you’re O.K.”

Che l’operazione dovesse fungere in qualche modo da vetrina lo si era intuito già dal fatto che il primo a darne notizia sia stato il Ministro dei Beni Culturali Franceschini, con strascichi di sensazionalismo secondi solo all’annuncio dei Rolling Stones un paio di anni fa. Quella volta però la vicenda fu più romanzata, con l’ex sindaco di Roma Marino che nei giorni precedenti aveva sfidato e vinto le resistenze di comitati bacchettoni che temevano per l’incolumità di un sito storico, il Circo Massimo, che però aveva già resistito ad affluenze di pubblico ben maggiori, tipo quella del concerto gratuito dei Genesis, o della festa dello scudetto della Roma, per non parlare del Gay Pride con Lady Gaga. Stavolta se non altro la finta poesia ha lasciato da subito spazio ad una prosa che ha fatto assumere al “magico ritorno della leggenda David Gilmour dei mitici Pink Floyd e bla bla bla” le fattezze veritiere dell’evento elitario, non appena comunicati i prezzi dei tagliandi. Per assicurarsi il proprio posto all’appuntamento con la storia (!) bastano 300 euro, cui vanno sommati 45 (no, dico quarantacinque!) di prevendita, per il posto unico (quindi la piccionaia come le prime file), ma senza dimenticarsi che di mezzo c’è anche TicketOne che applica una delicatissima commissione di servizio, pari a 21.04 euro, per un totale di soli € 366,04 (mi raccomando i 4 centesimi). Però c’è da rallegrarsi, almeno con la formula biglietto nominale abbinato al bracciale, si è finalmente sgominata la piaga del bagarinaggio, meno male no? Inoltre chiunque voglia dormire tra due cuscini può anche sottoscrivere la generosa “Polizza biglietto sicuro”, quindi se vi viene un accidente i soldi spesi almeno non andranno persi, il tutto alla cifra di 34 euro che portano ad un esborso totale di € 400 tondi tondi. Ah no… 400 euro e 4 centesimi, giusto! C’è un limite anche a quella vena di sarcasmo che accompagnerebbe l’inflazionato modo di dire “sono proprio curioso di vedere chi ci andrà”, perché in realtà è presto detto anche quello, con i posti migliori che saranno verosimilmente assegnati ai facenti parte delle varie guestlist (quindi gratis) alle varie autorità, tipo assessori, sovrintendenti e capi di istituzioni varie, rappresentanti di sponsor, eccetera. Per non parlare della fascia dei relativi parenti o amici vari ed eventuali dei suddetti a cui verrebbe esteso l’invito come accade per scongiurare figuracce per gli organizzatori qualora dovessero esserci troppi posti invenduti. Tra le categorie di paganti più quotate invece immaginiamo realisticamente parlando una folta rappresentanza di radical chic e figli di papà che, trovandosi di passaggio con lo yacht a Capri, magari un salto ce lo possono pure fare e sì, forse anche qualche fan, che con la mano sul cuore romperà il maialino, non aerostatico ma di porcellana. Per tutti gli altri non resta che attendere l’uscita del DVD annunciato, anche quelli che hanno lanciato una petizione online per chiedere invece la diretta Rai (!) garantendo però che poi quando uscirà il DVD lo acquisteranno comunque…

“Pompey, it’s a hit. Don’t give me that do goody good bullshit”

Qualcuno aveva parlato di “cifre alte per devolverne una parte in favore dei lavori di ristrutturazione del sito archeologico”. Una supposizione fiabesca, mai confermata del resto, anche perché ci sarebbe voluto davvero coraggio a dire una cosa del genere dopo le recenti polemiche per l’utilizzo soltanto parziale dei fondi UE per il “Grande Progetto Pompei”. Ma questa è un’altra storia, a meno che non vogliamo metterci a fare i conti in tasca su quanto andrebbero a perderci in caso di flop, visto che come conferma il Professor Massimo Osanna, sovraintendente di Pompei, ha detto: “Il ritorno di Gilmour a Pompei è un evento straordinario  che la Soprintendenza e il Ministero hanno fortemente voluto…”. Del resto “Mai come ora Pompei è nel pieno della sua rinascita e pronta ad accogliere questo grande artista” dice sempre Osanna (nell’alto dei cieli e pace in Terra agli uomini di buona volontà), quindi perché mai farsi promotori di un evento che attiri un pubblico giovane? No, no, meglio chiedere quasi 400 Euro per un biglietto, tanto le visite ed il sito archeologico funzionano a meraviglia (leggi).

Tuttavia la parentesi polemica politica e dei conti in tasca ci interessa fino ad un certo punto, anche perché sorprendersi ancora di questo genere di cose oggi in Italia sarebbe alquanto ingenuo. Piuttosto ci schifiamo di come si sia proceduto a sputtanare la memoria di uno degli eventi musicali contemporanei più significativi, mistici e colmi di significato, come il solo e unico ‘Live At Pompeii’ del 1971, senza pubblico, che si ergeva dal cuore delle rovine e dell’antichità. Con la musica considerata ancora “Arte” e non merce. Un’eredità dal valore apparentemente inscalfibile, tramandato di generazione in generazione come uno scrigno che racchiudeva al suo interno un’essenza pura, come mi hanno dimostrato (citando una testimonianza raccolta personalmente) i Black Angels, alfieri della psichedelia moderna, che in un’intervista mi confessarono che la loro più recondita ambizione fosse quella di tenere un concerto senza pubblico, nel Grand Canyon, solamente loro ed i loro strumenti, per rievocare a loro modo la magia del ‘Live At Pompeii’ dei Pink Floyd. Un valore che forse ai tempi David Gilmour aveva a cuore, ma ora probabilmente no, spendendo banali frasi di circostanza su quanto sia contento di tornare a suonare in quel posto dove bla bla bla. Intanto molti veri fan dei Pink Floyd, quelli che non potranno prendere parte all’evento insomma, manifestano il proprio disappunto ovunque possibile senza farsi mancare dei geniali spunti ironici, primo tra tutti l’evento alternativo su Facebook “Andare agli scavi di Pompei ricoprirsi di gesso per nascondersi tra i calchi dei pompeiani fino al giorno dopo per vedere Gilmour gratis”, fino all’accorato appello di un altro fan, Domenico, che con tanto di fundraising su Generosity scrive “I need to realize the dream of my life, and to do that I need 350 € within thirteen of March 22, 2016”. Mangia tranquillo Domenico.

Ilarità a parte, qui si va lontani da qualsivoglia connessione con lo spirito che contraddistinse questa band come una delle più lontane dalle logiche del marketing e che ora per motivi di mera promozione è svenduto come peggio non potrebbe fare neppure una tribute band. Del resto David Gilmour artista eccelso, per carità, che sostituì il geniale e visionari frontman originale e fondatore Syd Barrett, si è poi rivelato indegno di accollarsi l’eredità del nome ingiustamente affidata a lui, Wright e Mason dopo la dipartita del compositore principe dell’era post-Barrett, Roger Waters. In fin dei conti c’è poco da essere “Watersiani” dopo la deprecabile pubblicazione di quella raccolta di scarti risalente all’epoca di ‘The Division Bell’ (1993) che risponde al nome di ‘The Endless River’, album che per volere della Warner, rilevatrice del catalogo della band inglese, è uscito a nome Pink Floyd un paio di anni fa.

“Pompey, it’s a crime. Share it fairly but don’t take a slice of my pie”

Perché accanirsi contro Gilmour però? Lui suona e basta, va dove lo chiamano. No. Perché l’anfiteatro di Pompei non è un posto qualsiasi, ma soprattutto l’artista quando firma un contratto conosce i prezzi dei biglietti, nessuno gli dice di fare il rivoluzionario e suonare gratis, nessuno gli fa i conti in tasca, ma diventa comunque una questione di principio. “… Ma questa volta è persino più speciale perché ci sarà un pubblico presente”. Queste le parole del chitarrista. Fosse almeno un concerto di beneficenza, invece neanche quello, si tratta di un concerto tecnicamente normalissimo, che non è neanche l’unico quest’estate in programma, sul quale infatti figura anche Sir Elton John, per il quale se non altro è stata applicata una differenziazione di prezzi. Questo però è l’evento da colpo grosso, quello da “e quando ti ricapita”, con cui l’appassionato viene preso per la gola. Più equo sarebbe stato preservare un settore a prezzi non dico popolari, ma almeno umani, andando via via a salire, magari arrivando fino ai famigerati “pacchetti VIP”, che personalmente disprezzo, ma che almeno in questo caso avrebbero avuto senso. Ringrazio la mia buona stella per essere riuscito a vedere David Gilmour dieci anni fa e custodisco gelosamente le emozioni di quella notte, proteggendole dall’amarezza che sto provando ora commentando i fatti odierni. E’ amaro del resto vedere uno dei miei eroi musicali in combutta con la peggior italietta, che presta sé stesso e la musica sacra dei Pink Floyd ad una messinscena socialmente inaccettabile ed irrispettosa, che altresì con una cornice di pubblico giovane avrebbe forse potuto assumere davvero un significato nuovo, comunicando un senso di continuità e rinascita.
Roba da sognatori, parlando dello stesso anfiteatro dove soltanto un anno fa si esibirono pure i mini tenori de Il Volo, ragazzini che fanno musica per vecchi, giustappunto. Alla fine forse l’unica vera (morbosa) curiosità sarebbe vedere se David Gilmour avrà il coraggio di suonare proprio ‘Money’. Sarebbe la perfetta chiusura del cerchio di questo infausto paradosso, anche se forse il massimo della vita sarebbe che cadesse la pioggia, anticipata dal delicato suono di un tuono…

Niccolò Matteucci

Twitter: @MrNickMatt