Pollino Music Festival @ San Severino Lucano [Potenza 3-4-5 /Agosto/2018]

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Papaleo aveva ragione, la Basilicata esiste davvero ed offre bellezze di spessore assoluto, sia da un punto di vista storico che ambientale. Paesaggi meravigliosi che mostrano tutti i toni del verde e dell’azzurro. Borghi affascinanti ed accoglienti che attendono soltanto di essere scoperti nella loro ricchezza. Un’alchimia in cui si fondono sapientemente natura ed umanità, con tutte quelle sfumature che ne completano e ne delineano i contorni ed i contenuti. Ci sono luoghi in cui la frenesia scompare ed il tempo sembra dilatarsi. Uno dei più belli è il Parco Nazionale del Pollino, che si trova in provincia di Potenza e da ventitré anni ospita un coraggioso festival musicale nel comune di San Severino Lucano. L’Associazione Culturale Multietnica si occupa della paternità del progetto e si prodiga nel dispensare cultura ed intrattenimento in una zona che per conformazione, popolazione, tradizione ed opportunità, sembra tutt’altro che favorevole. Eppur si muove, con una dedizione ed un entusiasmo che a molti potrà sembrare follia. Un’attività che si svolge diversificata nell’arco di tutto l’anno e che trova in questo appuntamento estivo l’ideale compimento di sforzi ampi e paralleli. Nel tempo il festival ha attraversato diverse fasi, dai fasti dei concerti esclusivi italiani e stranieri, alle edizioni di pura sopravvivenza, senza mai perdere quello spirito distintivo che lo ha condotto fino ad oggi. Se volete provare a staccarvi per pochi giorni dalle pressioni metropolitane e dal logorio della vita moderna, armatevi di sorriso, respirate profondamente e lasciatevi conquistare. In questi luoghi spesso i telefoni hanno poco campo ed il fresco clima serale vi farà dimenticare l’afa cittadina con grande beneficio. Tutti vengono contagiati da un senso di benessere, dallo staff agli avventori, passando per i musicisti e le loro crew. Ognuno sembra ben felice di trovarsi in un mood che definirei di totale presa bene.

Il venerdì ha registrato piogge in tutta Italia. In Basilicata una tromba d’aria si è abbattuta su buona parte del territorio creando diversi problemi. L’area del campeggio attrezzato di Mezzana Salice dove si tiene l’evento, ha registrato comunque un buon afflusso di giovani, che hanno piazzato le loro tende sotto il diluvio per assicurarsi lo spettacolo. La perturbazione si è conclusa poco prima delle venti, il limite massimo che ci si era prefissati per scongiurarne l’annullamento. Così, con uno sforzo comune da parte di tutti, la serata ha avuto modo di svolgersi. Del pomeriggio conservo l’immagine dei tecnici armati di scope, che buttano via in tempo reale un muro d’acqua dal palco per scongiurarne l’agibilità e preservarne le attrezzature. Gli stessi che dopo spiovuto, guaderanno un fiume di fango nel campo per limare gli ultimi preparativi. Gli open act locali previsti saltano necessariamente e il primo ad esibirsi è Angelo Sicurella. Il cantautore elettronico palermitano si presenta in duo con Donato Di Trapani, entrambi con un discreto numero di synth, sequencer, drum machine e aggeggi elettronici vari. Angelo è dotato di una voce meravigliosa soprattutto nei timbri medio alti e di un’estensione che ne rappresenta il punto di forza espressivo. In una quarantina di minuti esegue soprattutto brani tratti dal suo recente secondo disco “Yuki-O”, con un solo ripescaggio dall’esordio solista “Orfani Del Desiderio”. Un set raffinato ed affascinante, in perfetto equilibrio tra elettronica e psichedelia e che si lascia apprezzare. Il concerto di punta della serata è quello di Cosmo. Il performer piemontese è artefice di uno dei live più coinvolgenti in circolazione. La sua commistione tra pop ed elettronica è sempre più virata verso la dance e l’energia che si sprigiona dal palco è totalmente virale, contagiando chiunque si trovi a tiro. Il set è diviso in tre parti. Nella prima e nella terza ci sono i brani, tutti quelli della prima sezione di “Cosmotronic” e i tre ripescati dal secondo disco, ovvero “Voci”, “L’Ultima Festa” e “Dicembre”. In queste due parti il cantante, che oltre alla voce, si prodiga anche ai synth e all’elettronica di vario tipo, è coadiuvato anche da due percussionisti con pad elettronici, che rispondono al nome di Mattia Boscolo e Roberto Sategna. Nella parte centrale viene eseguito il lato tronic del progetto, che corrisponde alla seconda sezione del nuovo disco, con la sola eccezione di “5 Antimeridiane”, ma con l’aggiunta di “Cose Più Rare”, unico ripescaggio tratto dal suo esordio solista “Disordine”. In questa fase Marco Jacopo Bianchi è il solo protagonista in scena, chino sulle macchine ad offrirci un live set di spessore, che ricorda da vicino una trance grassa a cavallo tra la fine dello scorso millennio e l’inizio del nuovo. Una performance notevole, delineata dall’esplosione di coriandoli iniziale e finale, canti e balli continui sia sopra che sotto il palco e delle luci davvero incredibili. In questo senso paga la scelta di un disegno luminoso che esula l’artista sul palco per esaltarne la musica. Di fatto la arricchisce e la completa con soluzioni pirotecniche e di grande impatto. A questo si aggiunge la necessità di tenere bassa la copertura del palco viste le condizioni meteorologiche e la conseguenza di mantenere spessa la quantità di fumo prodotta dalle macchine apposite, creando giochi di laser ancor più spettacolari e profondi. Al termine del concerto nell’area bar e chill out della struttura avviene il dj-set elettronico degli Shake Beat, collettivo locale a cui a sorpresa si unisce lo stesso Cosmo, che al di là della sua natura schiva si concede prima foto e autografi con i fan e dopo qualche brano in consolle.

Il sabato la pioggia è più clemente. Si verificano infatti solo brevi precipitazioni, ma molto meno intense e che si risolvono già a metà del pomeriggio. Questo permette lo svolgimento di altre attività previste come quella della Radio Pollino, che seppure in forma ridotta, ha realizzato le interviste con tutti gli artisti che si sono esibiti al festival e ha musicato l’area bar e chill out del campeggio. Purtroppo per motivi personali mi sono perso i concerti dei due artisti locali, Il Ristretto e Valerio Zito. Mi riferiranno alcuni presenti che si saranno fatti valere al meglio. Giungo in tempo per la performance di Black Snake Moan. Il giovane e talentuoso one man band di Tarquinia ci trasporta altrove grazie ad una sapiente miscela di blues ancestrale e psichedelia. Spirituale e trascendente, veicola emozioni primordiali e viaggi allucinatori con il solo aiuto di cassa, charlie, voce e chitarra. Un album all’attivo ed un secondo in preparazione. Se vi capita di incrociarlo, fatevi un regalo ed andate a vederlo suonare. Ne sarete rapiti e scoprirete che ne vale assolutamente la pena. L’appuntamento clou del secondo giorno è affidato a Motta. Il musicista toscano continua ad affermarsi con successo nel suo percorso cantautoriale, essendo fresco della vittoria del suo secondo Premio Tenco, questa volta per il miglior album dopo quello per la miglior opera prima di due anni fa. La band è quella del tour, oltre a Francesco chitarra, voce e percussioni, troviamo: Cesare Petulicchio alla batteria, Leonardo Milani al synth, alle tastiere e ai cori, Giorgio Maria Condemi alla chitarra elettrica e ai cori, Federico Camici al basso e ai cori e Simone Padovani alle percussioni. Abbiamo avuto modo di apprezzare il live nella data romana di maggio, a Roma, che ne ha sancito il nuovo esordio, documentato su queste pagine anche con dovizia di particolari. Rispetto a quel concerto, questo ha dimostrato un maggiore equilibrio tra le parti, dovuto sicuramente ad un miglior rodaggio e ad una consapevolezza raggiunta dei propri mezzi e del controllo musicale e formale della band. Registriamo un maggiore vigore nelle soluzioni strumentali ed un impatto notevolmente migliorato. La scaletta è più o meno la stessa, con tutti i brani di “Vivere e Morire”, la maggior parte de “La Fine Dei Vent’anni” e la chiusura affidata a “Fango” dei Criminal Jokers, con citazione d’obbligo per i camogli e gli autogrill. Lui è in vena, parla molto di sé, del disco, del pubblico, dei suoi musicisti, di Carolina, di Sinigallia e gli altri collaboratori che ha avuto e di un viaggio con concerto nel Metaponto circa otto anni fa. Salta e si dimena con la sua classica fisicità e si lascia scappare qualche parolaccia in più come i vecchi tempi. Il suono è perfetto e tutto fila liscio. Tra gli aneddoti racconta della partita a calcetto improvvisata nel pomeriggio con tutta la crew tra tecnici e musicisti e delle conseguenze fisiche che ha creato. Tutto funziona perfettamente, persino l’idea un po’ naif di eseguire “Abbiamo Vinto Un’altra Guerra” senza amplificazione, in trio con lui all’acustica e voce, Giorgio alla seconda acustica e Simone alle percussioni. Tutti e tre si siedono sul fronte del palco, gambe a penzoloni, riuscendo a zittire il pubblico e non concedendogli altro che cantare il brano. Tutto riporta alla presa bene a cui ci riferivamo precedentemente. La stessa che lo persuaderà a fare foto e firmare autografi per tutto il resto della serata e a girovagare tra il pubblico con gli altri della band durante il dj-set conclusivo, selezione trasversale ad opera di Radio Pollino, che si protrarrà fino alle quattro del mattino.

La domenica si cambia location e ci si sposta nell’area del Parco Avventura nel mezzo di Bosco Magliano. Qui tra le famiglie a fare il picnic e gli avventori del parco, sono stati montati due grandi sound system autocostruiti in perfetta tradizione del genere, uno stereo e l’altro mono, posti uno di fianco all’altro e in grado di fornire una potenza impressionante. Di fronte a loro, lasciando lo spazio dovuto alla dance hall, ci sono le varie postazioni consolle occupate dai diversi sound system locali chiamati a partecipare. C’è una buona tradizione reggae in Basilicata soprattutto nella zona di Bernalda e del Metaponto, grazie anche all’opera della Krikka Reggae. Magari da quelle parti questa operazione avrebbe raccolto maggiori consensi, ma nonostante questo l’iniziativa risulta interessante, per quanto forse un po’ troppo lunga, trattandosi di sei ore e occupando tutto il pomeriggio da pranzo a cena. La parte più interessante è sicuramente quella finale in cui è ospite Neil Perch degli Zion Train, che prende i controlli e fa decollare il suono. Con la sua esibizione si chiude la ventitreesima edizione del Pollino Music Festival. Ci sono diversi motivi per averlo nel cuore e per questo nemmeno la pioggia è riuscita a spegnere il fuoco che lo alimenta. Dispiace per le presenze maggiori che si sarebbero ottenute e per tutta l’umidità che ci saremmo risparmiata. Ma c’è stato comunque, è stato bello ed ha aggiunto consapevolezza, là dove realizzare eventi non ha la facilità che si può riscontrare altrove, soprattutto nelle difficoltà. Una valenza doppia che esula dall’importanza di logiche prettamente economiche e si spinge nel desiderio dello sviluppo del territorio. Un territorio che non può prescindere da persone come Nico Ferri. Per tutto questo e per tanto altro ancora, lunga vita al presidente e ai suoi collaboratori, nessuno escluso.

 

Cristiano Cervoni

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