Polline @ Teatro Eliseo [Roma, 20/Maggio/2006]

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[Prologo]
Tutto era iniziato il giorno prima. Ma forse tutto era già partito da tempo. Conferenza stampa nella Sala delle Bandiere della Provincia di Roma. Grazie alla collaborazione della quale il progetto Polline ha potuto germogliare in un lampo di primavera. Ci sono gli amici, i ragazzi del Coordinamento Polyester, una rappresentanza di stampa e TV, il vice presidente del consiglio provinciale della Provincia Nando Simeone. Alla fine ci sarà anche uno splendido buffet dove poter scaricare fame e tensione. Ma non ci sono membri dell’equipaggio. Non ci sono e non avvertono che non ci saranno. Evidentemente ancora persi a navigar nel cosmo. Dopo tutto forse è meglio così. Del resto quando in una semplice frase trovano spazio ben quattro “non” c’è qualcosa che non va. Alle 12:40 ha inizio la conferenza. Sotto il busto di Garibaldi trovano spazio Nando Simeone, il sottoscritto moderatore, Marco Sutera, Mattia Candeloro e Paolo Alvano quest’ultimi tre in rappresentanza del Coordinamento e delle band che si esibiranno al Teatro Eliseo. L’aria è ora distesa ed i temi vengono esposti e polemizzati a dovere. Mentre Radio Città Futura e Rete Oro intervistano i protagonisti noi siamo già al tagliando della tavola imbandita. Un enorme ringraziamento a tutti. Ed un particolare abbraccio al collega/amico Boris Sollazzo che ho sorprendentemente e piacevolmente ritrovato dopo qualche mese di contatti scollegati.

[Le prime ore]
Giungo al Teatro Eliseo intorno alle 19:00 dopo aver percorso Via Nazionale in tutta la sua lunghezza causa parcheggio. Una delle strade principali del centro capitolino e infestata da turisti. Ovverosia da turisti senza pudore. Il turista è brutto per antonomasia. Struscia i terribili infradito, indossa canottiere improbabili, suda, porta cappelli che neanche i ranger australiani, è chiassoso, completamente ubriaco dal sole e non sa dove cazzo deve andare! Mi faccio largo bestemmiando ogni 25 metri. Ma riesco ad arrivare all’Eliseo. Dopo l’accoglienza simpatica e professionale delle ragazze al botteghino, che sfoggiano una enorme faccia da culo, capisco che la “mia” entrata è quella laterale in Via della Consulta. Mi accoglie il Mattia mentre sul palco sta provando l’equipaggio. Incontro i primi ragazzi di Polyester, molti di loro sono in loco dalle 8 di mattina, altri hanno sulle spalle solo un’ora di sonno, il lavoro è stato monumentale! La mia maglietta bianca dei PIL comincia a calamitare attenzioni e previsioni. Ho in mente un finale punk con relativi sputi alle prime file. L’idea solletica i più facinorosi meno il resto della truppa. Vedremo. Puntuale alle 19:30 si staglia la sagoma di Gianluca Polverari chiamato anche lui a dare il meglio della sua grande professionalità in veste di conduttore. Ci ribattezziamo Pippo & Baudo cominciando una puntigliosa quanto maniacale stesura della scaletta e dei nostri interventi. Lego il pass alla cintola. Idea sbagliata visto che alla prima uscita sul palco si avrà la sensazione di un coglione che non ha staccato l’etichetta della giacca! Rimedierò non preoccupatevi.
Lo stand Polyester viene montato. Ci sarà materiale dei gruppi (ben 15) del coordinamento e ovviamente due mucchietti di volantini nerdici. Cominciano a spuntar fuori avvenenti hostess del teatro. Avvenenti bariste del teatro. Avvenenti caffè. Avvenenti e contenti. La confusione nei dedali dell’Eliseo è quasi totale. Sbaglio strada dodici volte. Finisco tra le braccia di un pompiere, nuovamente all’uscita, al terzo anello, in un cesso con solo la doccia fin quando non mi indicano la via dei camerini. Pausa e spuntino.

[Vita da camerino]
Le prove dell’equipaggio sono da poco terminate. Le scalette sono pronte. I tempi d’uscita anche (più o meno). Le sacche del panettiere con i panini altrettanto. Le nostre vettovaglie sono ruspanti e abbondanti. Rosette in PVC custodiscono affettati prelibati e gustosi, del resto con quella fame, sembrerebbe buona anche la merda di koala. E’ in pratica un assalto all’arma bianca. Il camerino Polyester 1 è il più gettonato. L’ala dell’Eliseo destinata agli artisti è così ripartita. Bagno con solo water. Bagno con sola doccia. Per capire dov’era un bagno con solo lavandino ho impiegato tre ore ed un quarto. Ogni camerino, dietro ad una tenda, ha il suo lavabo. Grossi bauli per appendere abiti di scena, un lungo divano pezzato e qualche termosifone del ’28 compongono il corridoio a “L” fino al camerino principe destinato ai divi. E’ qui che si accomodano gli artisti lunari, tranne Peppe Servillo, che ne occupa uno piccolo in tenera compagnia della famiglia. Il cantante degli Avion Travel è anche l’unico a salutarci, prima e dopo lo spettacolo, ricambiato dai nostri più sinceri complimenti. Un autentico signore. La mia shirt dei PIL è ormai eccitata come mai le era accaduto in passato. Il mio ego deve essere nutrito. Vago tra i ciottoli dei camerini, sbircio all’interno, cerco di fare il più possibile i cazzi degli altri, tentando di captare umori e stati d’animo. Ma la stanza della NASA sovente rimane chiusa. Dopo aver digerito plastica, gomma e amianto sotto forma di spuntino, la coppia Pippo & Baudo alluna sul palco del Teatro Eliseo. Uno sguardo agli strumenti già in posizione. Un altro alle strutture in legno che compongono le quattro stazioni lunari. Un altro ancora all’austera bellezza della platea e delle gallerie. Che scrutano seriose le nostre ambizioni. Avremo a disposizione due microfoni inseriti nell’invincibile asta. Con tanto di filo (corto) e alta probabilità di intreccio mortale. La mia paura è quella di finire i mie giorni dentro la botola del gobbo come il povero Mario Riva. Trasfondo queste ferali sensazioni anche al Gianluca Polverari che non nasconde una certa agitazione da primo impatto. Arrivano finalmente anche i Poppy’s Portrait, reduci da tappe live a Milano e Firenze, che comporranno la triade musicale del dopo equipaggio. Anche Giorgio Maria Condemi (il chitarrista) ha moglie e delizioso figlio al seguito. Conosciamo il nuovo batterista Andrea Freda. Mentre Francesco Cerroni ci parla divertito di una frugale gita a Tuscania. I Kardia hanno già indossato gli abiti di scena. L’eyeliner di scena. L’emozione per la scena. Il cantante dei Plaisir (band del coordinamento) gira un filmino amatoriale. L’intenzione era di un porno in 8mm con la solita trama: le groupie che fanno sesso con i musicisti ed i giornalisti che lo prendono in quel posto. Si accontenterà di una narrazione backstage da autentico reality. C’è fibrillazione aritmica. Chi si dirige al botteghino, chi allo stand, chi scrive scalette astruse, chi fuma nervosamente, chi beve a scrocco, chi telefona ai cari per l’ultimo saluto, chi cerca di capire dove cazzo si trovi e perchè. I Fumisterie sono i più rilassati. Usciranno per ultimi. Mattia Candeloro è sfinito dal lavoro, Giorgio Marsilii (con due “i”) è allegro ma non troppo, il nuovo drummer Alessandro “Sandrino” Di Luca promette di spaccare tutto mentre Marco Sutera è immobile davanti allo specchio. Lascio la valutazione del suo stato mentale a voi lettori.

[Gli ultimi istanti]
Arriva Nando Simeone. Concordiamo il suo intervento. Alle nostre spalle il Magnelli ha radunato molti ragazzi del Coordinamento. Gesù e gli apostoli. Ci presentiamo all’ideatore del progetto delle stazioni lunari. Sono le 21:20. Le porte del Teatro sono aperte da qualche minuto. La gente comincia ad arrivare. Un’ultima furtiva occhiata da dietro le quinte. Le luci accecano e scaldano. Un ripassino veloce e conclusivo agli appunti e alla divisione degli interventi. Con Gianluca sarà grande sintonia. Anche durante il concerto dell’equipaggio. 21:45: è il momento. Scendiamo la scala che porta al retro palco. Buio e concitazione. Brusio in sala. Le hostess assegnano i posti. Dove sarà Aguirre? Microfoni accesi. Si entra.

[Il live]
C’è ancora un discreto flusso di gente che si sta accingendo a fare il suo ingresso in sala ed in galleria. Luci accese. La nostra presentazione è veloce, giusto il tempo di annunciarCI e di chiamare sul palco Nando Simeone. Mentre il Vice Presidente della Giunta Provinciale espone i perchè del supporto da parte della Provincia al progetto Polline, i soliti tre cafoni pensano bene di gridare “basta parole vogliamo la musica”. Vengono zittiti immediatamente dal Polverari. Del resto quanta intelligenza ci può essere all’interno delle loro scatole craniche? Non sono ancora le 22. Siamo in orario. Ed è anche grazie alla partnership con la Provincia che i tre bifolchi sono entrati – crediamo per la prima volta in vita loro in un teatro – pagando solo 8 miseri euri! Congedato Nando lanciamo i protagonisti delle stazioni. Le luci si spengono. Poi si riaccendono. Ritardo di qualche minuto. Non programmato. Poi quando una voce sensuale irradia e comunica l’imminenza dello spettacolo ecco che compaiono i musici. La vita nei camerini durante il primo show è sempre in fermento. Ma senza dubbio più rilassata. Tranne che per i poveri presentatori che non sanno ancora quando e come realizzare la sospirata, tirata, agognata intervista all’equipaggio. Un’ora e mezza, ringraziando Odino, passa abbastanza in fretta ed è il momento di scendere nuovamente le scale verso il proscenio. Ma c’è un brano in più, poi un altro ancora… siamo oltre le 23:30… stiamo (stanno) sforando. Ci sarà un bis. E’ inevitabile. Uscire sul bis è un suicidio. Io mi immolerei anche ma non spetta al sottoscritto decidere. Come volevasi dimostrare l’urlo del fomento sale alto. Le stazioni sono richiamate al proprio lavoro. C’è aria di festa d’altri tempi. Aria di festa paesana. Vino rosso, baci, abbracci, slogan, sorrisi e purtroppo anche qualche “buonanotte” di troppo! Una gaffe non indifferente visto che ci sono altri tre gruppi pronti a dare un senso al significato VERO-AUTENTICO di Polline. Come poiane (splendidi falconiformi predatori) ci lanciamo sul palco per catturare i protagonisti. Con noi si fermano Gazzè, Magnelli e Satta. Il primo prende subito la parola testimoniando a caldo le impressioni e le sensazioni della serata, Magnelli viene invitato dal Polverari a parlare dell’operazione aggregativa di Stazioni Lunari… poi a dare un consiglio ai giovani che purtroppo però non arriva… al centro del mondo sembrano esserci solo le quattro postazioni in legno. Un’aria di latente imbarazzo aleggia in quei pochi ma lunghissimi minuti, aria pesante che verrà percepita e testimoniata a luci spente anche dal pubblico. E’ il momento di Satta al quale viene domandato, dal sempre preciso Polverari, come si sia trovato in quell’ambito. La risposta non c’è. Anzi c’è ma è astratta e fuori luogo. Un’altra gaffe che dimostra scarso rispetto per il lavoro altrui e opportunità persa per farsi conoscere al grande pubblico. Una fetta dell’Eliseo smobilita dopo aver assistito partecipe ai propri beniamini. “Speriamo che quelli che si stanno alzando stiano andando fuori solo per un caffè…perchè lo spettacolo continua…”. E’ il massimo che posso fare dopo aver rinunciato ad un assalto punk in stile Sex Pistols a Houston. Poppy’s Portrait on stage. Polline entra finalmente nel vivo! Sono circa venti i munti destinati ad ogni formazione del Coordinamento. Circa quattro brani da proporre con veloci rovesciamenti di cambio palco comprese due-tre battute a fine esibizione con i nostri amici. I Poppy’s terminano furoreggiando heavy psych animalesco. E che cazzo è così che si suona e affanculo le calde poltrone e le teste bianche! Poi viene dato il via ai quattro Kardia. Fuori giri anche loro. Il pubblico numeroso rimasto in sala è coinvolto e partecipe. Dietro alle quinte ci si diverte. Nei camerini intanto si mangia con le mani, il cibo si spreca ed il vino scorre in rigagnoli irrispettosi. Non preoccupatevi ci sarà qualcuno che pulirà alle 2 di notte passate! (Per informazioni sul divismo, più preciso a riguardo è stato Morrisensei, lassù in alto alla pagina). Si ferma per le brevi vibrations di rito Paolo Alvano, cantante/bassista dei Kardia, che ricorda quanto sia stato longitudinalmente enorme il mazzo fatto dai ragazzi per allestire la serata. E’ il momento dei Fumisterie già acclamati dal loro pubblico e spinti dal recentissimo “Kreuze Und Krokodile”. Si parte con “Morning” brano incluso nella compilazione Polyester “Cronache Da Una Spirale”. Poi il pezzo più bello del quartetto (l’ho deciso io!) ovverosia “Rue Amelie, 58″… ce lo gustiamo in platea… mischiati tra la gente che per tutta la serata abbiamo visto dall’alto in basso. Marco Sutera in conclusione chiama tutti sul palco. Usciamo seguiti dai ragazzi del Coordinamento. Applausi tra gli applausi della gente. Sensazione poco descrivibile. Chiamiamo un bis a squarciagola con l’approvazione della platea. Ma l’impianto è già spento. I Fumisterie suonano solo con i loro ampli… eccolo il finale punk tanto sperato che si materializza con “Warning”. Partono frecciate poco velate contro il mostro e tutti a casa. C’è il tempo di salire nei camerini. Pacche sulle spalle, abbracci… sorrisi… sfiniti ma contenti. Anche di trovare ad aspettarti i tuoi amici.
La lista dei ringraziamenti personali sarebbe lunghissima. Ma chi c’era sa che queste tre parti di resoconto sono dedicate a loro. Alla dedizione. All’impegno. Alla voglia. E soprattutto all’ONESTA’. Di essere così. Così semplicemente.

Emanuele Tamagnini

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