PJ Harvey @ Auditorium [Roma, 9/Marzo/2008]

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Quello di Polly Jean Harvey, per gli amici PJ, è stato il concerto che ha coronato uno dei fine settimana più intensi, dal punto di vista musicale, che io abbia mia vissuto. A distanza di 24 ore ho avuto la fortuna di assistere all’esibizione degli Eels prima, brillantemente recensiti su queste pagine dal collega Gherardi, e di Pj Harvey poi. Faccio il mio ingresso nella maestosa sala Santa Cecilia, quando mancano una decina di minuti alle 21, e mi posiziono in prima fila, sulla sinistra, in attesa che si spengano le luci. La sala si riempie in ogni ordine di posti, e pochi minuti dopo ecco fare il suo ingresso la cantautrice inglese. Unica data italiana a supporto dell’ultimo lavoro ‘White Chalk’, questa sarà anche l’occasione di riascoltare i suoi brani in una veste insolita e tutta nuova. È infatti sola sul palco, dove campeggiano nell’ordine: un pianoforte (con metronomo), due amplificatori per chitarra, uno strano strumento che dall’alto della mia ignoranza definirò arpa, ma che arpa non era; un piatto, due drum machine, una tastiera. Sono questi i suoi compagni stasera con i quali delizierà il suo pubblico sorprendentemente caloroso (ogni canzone sarà accompagnata da una vera e propria ovazione di gioia).

Il primo brano in scaletta è ‘To Bring You My Love’, ipnotico blues tratto dall’omonimo, bellissimo, album del 1995. È una dichiarazione d’intenti, alla quale fa seguito, sempre dallo stesso album, ‘Send His Love To Me’. È con il terzo brano che abbandona la chitarra per sedersi di fronte ai tasti del pianoforte, ed eseguire, dal suo recente lavoro ‘White Chalk’ (tasto bianco, appunto), un’emozionante ‘When Under Ether’. La scaletta proseguirà con diversi estratti dal nuovo disco, cui saranno affiancati episodi da tutta la sua carriera artistica. In tal senso uno degli episodi che più mi ha stupito, e colpito, è stata sicuramente l’esecuzione di quell’intensa e minimalista ‘Nina In Ecstasy’, B-Side del singolo ‘The Wind’. PJ Harvey dimostra in questa veste da one-man-band un’incredibile capacità esecutiva, oltre ad una padronanza di tutti gli strumenti sul palco. Non si rimpiange per nulla l’assenza dei musicisti, ma anzi, le sue canzoni ridotte all’essenziale si rivelano per quello che sono: dei piccoli gioielli di musica contemporanea. Come spiega lei stessa, molte canzoni sono eseguite secondo la versione originale, ossia all’origine di quelle che troviamo poi su disco. E così ce la immaginiamo nella sua stanza, con la chitarra in mano e la drum machine al fianco, a comporre i pezzi che poi finiranno su disco, e che stasera ci vengono riproposti in questa semplice versione. Dopo un’ora circa di concerto Polly Jean saluta e ringrazia, ma l’applauso lunghissimo della sala la farà tornare sul palco ad eseguire gli ultimi sei pezzi richiesti dal pubblico, che nel frattempo si è accalcato sotto il palco, creando scompiglio tra gli addetti alla sicurezza. Tra questi pezzi vanno sicuramente ricordate le esecuzioni di ‘Rid Of Me’, che nonostante l’atmosfera intimista della serata, non perde nulla in quanto a violenza d’esecuzione, e la conclusiva ‘Desperate Kingdom Of Love’. PJ Harvey ha dimostrato nel suo concerto romano di essere una delle più interessanti e valide artiste femminili contemporanee, degna di un grande come Nick Cave, con il quale non solo ha condiviso la murder ballad ‘Henry Lee’, ma condivide la stessa energia, lo stesso timore, la stessa dolcezza e la stessa possessione del demoniaco collega australiano.

Emanuele Avvisati

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