Pixies @ Alcatraz [Milano, 4/Novembre/2013]

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Gli anni ’90 sono tornati. Nella moda come nella musica. Tra le ragazzine “bene” e gli ex-capelloni con i jeans bucati e la flanella come amica. Gli anni ’90 sono stati anche e soprattutto i Pixies. La fotografia-ricordo più bella che rimane dell’Alcatraz ricolmo arriva (guarda caso) dalla camicia a quadrettoni indossata dal 48enne Frank Black/Black Francis, il cui vero nome è proporzionato ai chili che da sempre si porta addosso (Charles Michael Kittridge Thompson IV), altezzoso e nobiliare, come l’opera alta della sua indistruttibile formazione riattivata ormai a tempo pieno da quasi un decennio. Un anno, il 2013, che verrà ricordato per le novità e i fondamentali cambiamenti. Il nuovo materiale dopo quasi vent’anni (‘EP1’) e soprattutto l’addio di Kim Deal da tempo impegnata nella riproposta delle Breeders. Polemiche e comunicati stampa, dichiarazioni e smentite, fino al reclutamento di Kim Shattuck, tirata fuori dalle sabbie mobili di due band simpatiche quanto statiche come Muffs e Pandoras, bionda ma non bellissima, incastrata a rimirarsi su Instagram giorno e notte. Ero a Milano e non ho potuto farne a meno. Intendevo cioè che trovandomi per lavoro a Milano, e non avendo trovato un briciolino di tempo per salutare sua maestà Josh Homme, ho ripiegato (si fa per dire) nella lettura di alcune pagine di un’avventura che è stata così tanto entusiasmante (all’epoca) che porto ancora i segni nel cuore di una storia (andata a finire poi male) i cui meccanismi vitali erano scanditi proprio da ‘Doolittle’ e tutto il resto. Alla fine del concerto la mia collega Isabella non aveva più voglia di rivolgermi la parola. Quasi tre ore di nostalgia e lanci lunghi, verso noi poveri adepti inginocchiati alla causa, con la bocca aperta e gli occhi lucidi, tanto infatti è durata l’Esibizione (con quella “E” che deve rimanere maiuscola).

La pelata di Joey Santiago è stata un autentico faro, posizionata come ero un pochino arretrata rispetto alle mie iniziali strategie, messe su carta quasi fossi un sergente (non di ferro) alle prese con esercitazioni dinamitarde. Alla sinistra di Black la Shattuck, con indosso un vestitino nero con colletto bianco di pizzo molto collegiale, non faceva rimpiangere la sagoma standard della classica bassista di un’alternative rock band. Mentre alla batteria “The Scientific Phenomenalist” è stato esattamente come il suo soprannome chiaramente spiega da tempo: un po’ scienza e un po’ fantascienza. Trentacinquebrani totali. Capirete bene che orgia di sudore, richiami al sesso prurigginoso dell’adolescenza inquieta, e alcune cover che solo oggi ho metabolizzato (e sinceramente una di queste solo oggi ho decodificato). Neil Young, Jesus & Mary Chain e The Fall gli artisti omaggiati da un quartetto perfetto, stantuffo lubrificato, mentre spinte, grida e mani alzate proiettavano su di me sinistri riflessi, concedendomi strane attenuanti. Alle spalle dei Pixies luci e ombre, poi il rosso fuoco, le teste in movimento e quel dito puntato al palco quando, dopo metà concerto, su ‘Bone Machine’ ho capito che i miei vent’anni (e i vent’anni successivi) non sono passati per caso. Non sopporto il verde, figuriamoci le traiettorie disegnate dai laser verdi! Ma ‘Gouge Away’ dopo ‘Head On’ dei fratelli Reid e prima di ‘Debaser’ ha esorcizzato anche quella malsana non sopportazione semi-daltonica. Prima di lasciarvi alle fantasie e ad altri impieghi, avevo a cuore ‘Bagboy’, il singolo, il nuovo brano, quel coro, lo spettro della Deal, eppure anche in questa occasione la Shattuck, ed io con gli occhi chiusi speravo, non ha affatto sfigurato guadagnando quindi il massimo dei voti. I Pixies stellari. Con quattro pezzi da novanta,virgola,novantanove nell’encore che voglio elencarvi per dovere di cuore e non di cronaca: ‘Motorway To Roswell’, ‘In Heaven (Lady In The Radiator Song)’, ‘Andro Queen’ e come volevasi dimostrare ‘Where Is My Mind?’. Classe, integrità, magniloquenza, potenza, purezza. I miei cari giganti. Che sognavo potessero un giorno tornare ad accompagnare le mie giornate.

Silvia Testa

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