Piotta @ Largo [Roma, 24/Novembre/2018]

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Sarà un fattore anagrafico o semplicemente il concatenarsi degli eventi e delle esperienze vissute. Sarà che ciò che porta a confrontarsi con il proprio passato, inevitabilmente condiziona il presente e spesso si proietta nel futuro. Il dato di fatto è che Tommaso Zanello aka Piotta è stato sempre prigioniero di uno stereotipo che egli stesso ha contribuito a creare con i primi successi di vent’anni fa e di cui, allo stesso modo, ha cercato progressivamente e con naturalezza di disfarsi nel tempo. Tommaso è un artista sensibile e preparato. Tra i pionieri della scena rap romana, ha avuto un successo improvviso e devastante, che per molti rimane legato a quel paio di brani che ora appare superfluo ricordare. Ha scelto di restare nello show business, ma lo ha fatto allontanandosi pian piano dalle logiche di mercato mainstream, abbracciando una completa libertà artistica e una profonda indipendenza lavorativa. Ha fondato La Grande Onda, label con cui ha prodotto se stesso e altri artisti, tra cui gli esordi dei Cor Veleno. Nel tempo ha dimostrato intelligenza e coraggio nel reinventarsi musicalmente. Ha affiancato all’hip hop degli inizi un crossover di matrice rock, folk e reggae e ha affinato la scrittura, arricchendo la proverbiale ironia e la spiccata romanità, con sfumature sociali e riflessive. Tutto questo percorso di crescita artistica e personale si è concretizzato con “Interno 7”, nono album in cui è evidente una profonda accettazione della propria intimità. L’esigenza è stata quella di reagire a dolorose vicissitudini personali, usando proprio la musica per elaborare il lutto. Ricostruire il puzzle completo dei ricordi, dagli affetti, a tutto ciò che è stato e a come è accaduto. Un trasloco forzato e la necessità di scegliere cosa mantenere tra gli oggetti di una vita, che diventa la metafora da tradurre in suoni e parole.

La band che lo accompagna in questo tour è formata da Francesco Fioravanti alle chitarre e ai cori, Claudio Cicchetti alla batteria e pad elettronico, Benjamin Ventura alle tastiere, synth bass e cori. Nelle due ore spazieranno tra vari generi, dimostrando ottima tecnica individuale e un amalgama con grande potenzialità di crescita. Le doppie, alcune strofe e tanto altro sono affidate a Stefano “Marvel Mex” Tasciotti, che questa sera porterà egregiamente a casa il risultato pur lamentando una fastidiosa influenza. Piotta regge molto bene il palco, ha presenza scenica e mestiere. Nelle presentazioni dei brani ci tiene a raccontare e contestualizzare, mostrando spesso alcuni di quegli oggetti del trasloco, che siano un walkman, un libro, un VHS o alcuni vinili. Tutto il progetto si divide in due parti, un lato A e un lato B, a ricordare l’amata musicassetta, immagine simbolo proiettata anche sullo schermo di sfondo. Nel concerto la prima parte è quella che contiene il grosso del nuovo disco, dove la chitarra è spesso acustica e il mood si fa confidenziale. Il tutto parte dieci minuti dopo le 23 con la poesia registrata da Er Pinto contenuta in “Interno 7”. L’apertura è dedicata alla memoria di Primo Brown. Nell’iniziale “Un’estate ed è finito” collaborava con strofa e ritornello, mentre la seguente “Di noi” è l’omaggio di Tommaso alla prematura scomparsa dell’amico. Tributo reso poco più avanti nella doppietta formata da “Il tempo ritrovato” e dalla rilettura di “Le guardie i pompieri l’ambulanza”. Questa e la successiva “Il mambo del giubileo” alzano le pulsazioni della performance. Nel mezzo il singolo “Solo per noi” e la parentesi acustica di “Hai Mai” mixata con “Sempre là”, il richiamo ai falsi amici de “Le facce nascoste” e l’omaggio al padre con “Maledetti quegli anni 90” e “Ma la vita”. Nel finale della prima parte emerge il lato folk con “Domani è un altro giorno”, “Il primo sogno” e “Vino tabacco e venere”, con relativi saluti ai compagni di viaggio: Daniele Coccia, Orchestraccia e Tonino Carotone. La chiusura del lato A è affidata a “7 vizi capitale”, realizzata con Il Muro Del Canto e diventata sigla della serie tv Suburra, forse suo maggior successo tra le produzioni recenti. La pausa è breve, il tempo di girare idealmente la cassetta sullo schermo e parte il lato B. “Fai una buona jobba” è l’ultimo brano tratto dal nuovo album, in cui è eseguito con Dub FX e riporta il suono in territori strettamente hip hop. Quindi “Taverna VII colle medley” racchiude le strofe presenti in “Odio Pieno” dei Colle Der Fomento, compresa quella insieme a Kaos One (in scena in contemporanea a Roma stasera). L’amarcord prosegue con “Garanti del talento sul 950” realizzata nel 1998 con Fritz Da Cat e soprattutto con “Spingo io” accolta da un boato da folla e impreziosita da ottimo Freestyle nel mezzo. Il funk cresce con “La mossa del giaguaro”, la recente “Wot” (con Captain Sensible) e l’immarcescibile “Robba coatta”, a richiamare il mixtape “La Banda del Trucido” che diede inizio alla sua carriera solista. Il rock delle recenti “Kitty” e “Piotta è morto” alzano a dovere la temperatura verso la conclusiva “Troppo avanti”, collaborazione con Caparezza del 2007, subito prima del cambio in stile crossover. I musicisti escono e vengono richiamati a gran voce dal pubblico. L’audience è stata abbastanza numerosa, composta e partecipe. Ha seguito con attenzione la prima parte e si è coinvolta nel crescendo della seconda. Ma sembra ancora mancarle qualcosa, quel paio di brani a cui si faceva riferimento precedentemente. Il tempo di rientrare sul palco e il riff di “Supercafone” agita gli astanti. Molto più di un tormentone generazionale, considerando che alcuni dei festanti in sala, all’epoca non erano neanche nati. Stessa sorte, forse anche maggiore, per “La grande onda” che chiude lo spettacolo con una versione estesa, grazie al singalong generale del ritornello e alla lunga coda con i ringraziamenti di rito. Nel mezzo tra le due c’è il tempo per riproporre “Solo per noi”, che riceve un riscontro anche maggiore di quello ottenuto precedentemente. L’idea di fare un bis vero, pur avendo altri brani fuori dalla setlist, credo vada a rimarcare che in mezzo a quei due brani c’è qualcosa da scoprire.

Cristiano Cervoni

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