PiL @ Magazzini Generali [Milano, 11/Ottobre/2015]

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Diciamolo subito, a scanso d’equivoci: i più rock ‘n’ roll di tutta la covata stasera sono Lu Edmunds e John Rambo Stevens. Sul fatto che gionnipeldicarota, un poco come diceva la Silvani a proposito di Calboni, era (e tuttora sia) quello che era, non ci sono dubbi. Ma quei due, quei due sono oltre. Sopratutto Edmunds, che pare un mix tra Gesù, un cowboy con panciotto, Warren Ellis e Rasputin. Di tutti i personaggi leggendari con cui ho incrociato i sentieri (e, soprattutto, le prime file agli spettacoli) Lydon, più di altri, certamente riesce nell’operazione non semplice di far convivere mito e normalità. Un attimo prima vedi l’anticristo per eccellenza, sempre estremamente vitale, che tempesta, strabuzza gli occhi, trafigge sguardi, sputa e incolla ai muri salomoniche sentenze come inchiodanti comandamenti. Un attimo dopo, sullo stesso palco, gesticola e gigioneggia un attempato signore che tradisce atteggiamenti in qualche modo anche calorosi, ludici, bonari, e che in più di una occasione lascia trasparire una sincera e umile riconoscenza verso il suo pubblico. Cioè, ti verrebbe pure voglia di abbracciarlo, a quel satanasso. E se becchi lo spiraglio giusto hai pure la sensazione che non ti infilzerebbe e fulminerebbe nemmeno, per una volta,  pur con quella coda in fiamme che si ritrova. In somma, dopo un po’ accade che, semplicemente, sei a goderti un gran bel concerto. E, per lunghi tratti, ti scordi pure che a due metri c’è l’equivalente giacobino e moderno di Elvis o giù di lì. Il set comincia con ‘Double trouble’, ottimo singolo apripista dall’ultimo album ‘What the world needs now…’. Il video del pezzo, naïf e a suo modo perfetto, l’ha realizzato Rambo, l’amico d’infanzia di Rotten coinvolto da sempre nelle sue avventure e scorribande. Stasera c’è anche lui, a bordo palco, a fare da assistente tuttofare e improbabile personal security del tarantolato singer. Intendiamoci, non potrebbe mai difenderlo fisicamente, gracilino come è. Ma a un certo punto, su espressa richiesta, gli porta gli occhiali. Da vista. That’s what friends are (also) for. Oh, io queste cose le so perché ho studiato. Leggetevi la bellissima autobiografia ‘Rotten: No Irish, No Blacks, No Dogs’. Ne scoprirete delle belle sul gatto e la volpe. Dunque, per me, è emozionate vedere pure Stevens stasera. In mezzo ad un altro paio di pezzi nuovi spunta subito anche un classicone, ‘This is not a love song’. Un fan lancia un pupazzetto gonfiabile con la faccia dell’ex Pistols, e lui appena lo vede lo raccoglie, ghigna di gusto e dedica qualche verso di disamore alla sua miniatura, come farebbe un ventriloquo con il proprio pupazzo di scena. Seguono la stagionata ‘Disappointed’ e la recentissima ‘The one’, forse il pezzo più soft dell’intero set. Scivola bene ‘Deeper water’, direttamente dall’album del ritorno sulle scene ‘This is PiL’ licenziato dalla band nel 2012. ‘Corporate’, devo dire, mi colpisce particolarmente, con il suo incedere tribale e caustico in guerra aperta con la visione del villaggio globale delle multinazionali e del singolo, avido cittadino moderno. ‘You murderer!’ Grida a piena voce Lydon. Come dargli torto. Ho sempre amato molto ‘Death disco’, e sentire ‘Il lago dei cigni’ di Pëtr Il’ič Čajkovskij  citato da una chitarra disturbata è sempre brivido per me. Così come ho sempre pensato che ‘The body’ sarebbe perfetta cantata da Robert Smith. Ora, non che fin qui la band abbia scherzato, ma dopo ‘Warrior’ e ‘Bags’ ci avviciniamo all’argenteria da salotto. ‘Chant’, ostile e ammaliante, srotola il tappeto rosso all’incedere di una sulfurea, chilometrica, strepitosa ‘Religion’ che chiude il set. Tutti in sala, ne sono certo, le dedicheranno un riverente pensiero nelle preghierine della sera. In fine, un bis telefonato e liberatorio che stampa sorrisi sui volti di molti: ‘Public Image’ e ‘Rise’. Set equilibrato e trasversale. Band forte – da sempre – di una solida, liquida e sigificativa sezione ritmica (negli ultimi dischi e concerti l’ex Pop Group Bruce Smith e Scott Firth), su cui si innestano le piante carnivore dello sgaffo  terrorismo chitarristico di Edmunds, da tempo a bordo. Nonostante i membri in continuo mutamento negli anni, questa è la cifra dei PiL che vince e convince. Ancora. E Johnny il terribile come acida, polare ciliegina sulla torta. A fare ottimamente il suo sporco lavoro vivaddio. Quando si dice l’insostituibile ingrediente segreto di un piatto ben riuscito.

Giuseppe Righini

Setlist:


⁃    DOUBLE TROUBLE
⁃    KNOW HOW
⁃    THIS IS NOT A LOVE SONG
⁃    BETTIE PAGE
⁃    DISAPPOINTED
⁃    THE ONE
⁃    DEEPER WATER
⁃    CORPORATE
⁃    DEATH DISCO
⁃    THE BODY
⁃    WARRIOR
⁃    BAGS
⁃    CHANT
⁃    RELIGION

⁃    PUBLIC IMAGE
⁃    RISE