Pierpaolo Capovilla @ Spazio211 [Torino, 30/Ottobre/2014]

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Ogni volta che giunge la conferma dell’accredito, mi prende l’ansia. Cazzo ci siamo. Ora devo scrivere cose almeno decenti, descrivere l’ambiente e la situazione. Poi sorge il dramma dei pochi caratteri a disposizione e il mio umore sprofonda. L’ultima parte dello stato ansiogeno è infine rivolta alla parte tecnica. Devo ascoltare le nuove canzoni, devo leggere altre recensioni, cercare i nomi degli artisti della band, fare delle fottute ricerche. Tutto questo fino al giorno del concerto, quando mi rendo conto che vedrò un’esibizione irripetibile e unica, e che tutte ste menate non servono. Penultimo giorno di ottobre, Pierpaolo Capovilla allo Spazio211, io c’ero. Si tratta del tour di lancio del suo primo album da solista ‘Obtorto Collo’, un disco decisamente controverso che ha ricevuto critiche e pareri discordanti, polemiche francamente poco interessanti. A me sembra un coraggioso e scomodo passo indietro, molti al suo posto, forse, avrebbero intrapreso altre direzioni. Lui invece ha deciso di lasciare un suo segno in questo modo, come a dire ”io faccio questo, vi piaccia o no”. E’ scontato che chi apprezza la forza e la violenza del TDO o degli ODM rimane spaesato, ma è un effetto voluto. Si tratta di un’operazione di restauro di un’immagine, è il lato di Capovilla che affiorava in qualche brano secondario dei TDO, nell’ultimo disco proprio a nome One Dimensional Man oppure quello che si è palesato in alcune collaborazioni (quella con la Rei su tutte). Sembra un nuovo personaggio, una maschera più familiare e accessibile. Anche i testi cambiano, si fanno più semplici e rarefatti. La musica e la struttura della band assumono nuovi connotati, diversi dalle precedenti esperienze. La batteria è appena sfiorata, di netto impatto jazzistico, quest’ultimo confermato anche dalla presenza di un sax. Un’immancabile chitarra, il confermato Kole Laca alle tastiere e due bassi, se contiamo quello che Pierpaolo suonerà per qualche brano. C’è da aggiungere che ascoltando diverse canzoni del disco ho subito pensato che dal vivo non avrei sentito le stesse cose, sensazione questa, confermata solo in parte. Da un lato il disco è talmente lineare da risultare quasi scontato nella sua riproduzione dall’altro rimane la follia del performer che tra un aneddoto, un vaffanculo e una poesia di Pasolini riesce sempre a intrattenerti. Mi sono sempre divertito a vederlo dal vivo nel significato migliore del termine. Lo accomuno molto con Bill Hicks o con Piero Ciampi, figure queste, capaci di farmi riflettere mentre mi prendono poeticamente per il culo. Ai pochi presenti il concerto è piaciuto. Ho portato un mio stagista a vederlo, e anche se all’oscuro del passato da artista indipendente e maledettamente “anti” del protagonista, ha molto apprezzato lo spettacolo. Si è divertito ed ha imparato cose nuove. Forse allora era questo l’approccio giusto, all’evento come al disco. Bastava affacciarsi senza pregiudizi all’ora e mezza di musica e poesia, senza chiedersi niente, senza ricerche e senza affanni. Godendosela e basta. La prossima volta farò così anch’io, forse.

Gerri J. Iuvara

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