Pierpaolo Capovilla & Paki Zennaro @ Evol Club [Roma, 25/Gennaio/2018]

886

Una terzo appuntamento ricco di qualità per la rassegna “I’ve Walked with a Zombie”, in scena all’Evol Club in questo giovedì di gennaio. Alle 22:00 si parte con le selezioni musicali indie wave di Frankie Goes To Hell, che scaldano al meglio l’atmosfera. Nel frattempo, sullo schermo posto nel fondo del palco, iniziano a scorrere le immagini del film “La Maschera del Demonio” di Mario Bava, horror movie italiano del 1960, che tra slow motion e fermi immagine, sarà il progetto visivo della serata. L’apertura è affidata a Lamparos Y Sus Componentes che alle 23:00 salgono sul palco per offrirci una miscela di noise, jazz, psichedelia e post-rock. Si tratta di un quintetto di fuorisede d’adozione romana ed è formato da: Sebastiano alla batteria, Gonso alla chitarra e al sassofono tenore, Fernando alla chitarra e alla voce, Andrea al basso e Lorenzo al flauto, tromba, synth, effetti e loop. Nei quaranta minuti d’esibizione eseguono brani d’ottima fattura, improvvisati e per lo più strumentali. Convincono sia quando sono acidi che dilatati, mischiando approccio free e concretezza con incisi e progressioni notevoli. Una piacevole scoperta. Di grande impatto anche la performance offerta dalla Titubanda, storica brass band romana che proprio quest’anno festeggia il ventennale della nascita. Un collettivo aperto di musicisti, che unisce all’attitudine festaiola, l’impegno sociale e l’attività culturale nel territorio. Ideatori di “Sbandata Romana”, ci annunciano orgogliosamente che la nuova edizione del festival internazionale delle band di strada si terrà a giugno. I diciotto musicisti si dispongono nella sala tra il palco ed il pubblico ed eseguono un repertorio di cinque cover trasversalmente rock. Omaggiano egregiamente Joy Division, Dead Kennedys, Morphine, King Crimson e Residents, in una mezzora sincera e coinvolgente. Interagiscono ed improvvisano coreografie, mostrando quell’umiltà e quel calore comunicativo che fanno bene alla musica e riempiono il cuore.

L’appuntamento clou della serata è rappresentato da “Interiezioni”, reading ideato da Pierpaolo Capovilla e musicato dal compositore sperimentale Paki Zennaro. La poetica si basa sui testi trascritti lasciati da Antonin Artaud, che accusato di delirio e pazzia, ha rappresentato la figura paradigmatica della vittima psichiatrica, avendo subìto abusi sia fisici che psicologi, tramite eroina e percosse, psicofarmaci ed elettroshock. La colpevolezza scontata rinchiuso nei manicomi e l’ateismo come rivalsa estrema verso quel meccanismo disumano che produce infermità e logora prematuramente corpo e anima. Inoltre analizza la follia nelle varie sfaccettature che la compongono, attualizzandola fino ad immaginarla come prodotto del nostro contesto sociale. L’inadeguatezza al sistema, al conformarsi alle circostanze antropologiche che ci assorbono e da cui è facile venire stigmatizzati, se non si risulta perfettamente omologati. Il frontman de Il Teatro Degli Orrori e degli One Dimensional Man, sembra a suo agio nei panni del Carmelo Bene dell’universo alternativo nostrano, offrendo una grande prova interpretativa e brillando per carisma e magnetismo. S’immedesima nel ruolo, lo vive e lo trasmette in tutta la viscerale crudezza che lo pervade. C’è qualcosa di marcio ed estremamente affascinante tra le pieghe della sua voce rauca e quando insiste drammaturgicamente sulla profondità, non fa altro che enfatizzarlo al meglio. Zennaro lo coadiuva e lo sostiene, suonando synth e chitarra acustica ed usando sapientemente effetti e loop. Evidenzia grande sensibilità e gusto nell’arrangiare i testi recitati sia con suggestioni classicheggianti che cinematografiche,  non disdegna soluzioni ardite e mantiene sempre grande attenzione nel creare l’effetto giusto. Un’ora d’attenzione liturgica verso sussurri, grida ed esercizi di stile, tutto con particolare enfasi emotiva. C’è tempo anche per ricordare la legge Basaglia e sensibilizzare i presenti verso l’abolizione definitiva degli S.P.D.C., impedendo che i malati vengano immobilizzati e sedati. Uno spettacolo difficile, denso e coraggioso e che ci rende migliori.

Cristiano Cervoni

Foto dell’autore