Phoenix @ Fabrique [Milano, 20/Marzo/2018]

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A nove mesi dalla pubblicazione di “Ti Amo” e a otto dal concerto romano, i Phoenix sono tornati in Italia per l’unica data italiana del tour invernale a supporto dell’ultima fatica discografica, dedicata interamente al nostro paese. Thomas Mars e soci non hanno mai nascosto di essere affascinati dallo Stivale e, in tal senso, anche la scelta di proporre Giorgio Poi in apertura è stata tutt’altro che casuale. Da mesi, infatti, sui propri canali social, la band francese ha manifestato il proprio apprezzamento per l’ex-Cairobi e Vadoinmessico, autore di uno dei dischi italiani meglio accolti dalla critica nel 2017. Il live dell’artista novarese di nascita e romano d’adozione è stato, come sempre, parecchio convincente, al netto dei volumi forse un po’ troppo bassi: buona anche la risposta in termini di pubblico, che ha intonato i pezzi più popolari di “Fa Niente”. Da “Paracadute” a “Le Foto Non Me Le Fai Mai”, fino alla chiosa con “Tubature” e “Niente Di Strano”, passando per gli appuntamenti ormai abituali con la cover di “Ancora Ancora Ancora” di Mina e la coda psichedelica col flauto in “L’Abbronzatura”. Coadiuvato come sempre dagli ottimi Matteo Domenichelli al basso e Francesco Aprili alla batteria, Giorgio Poi ha conquistato chi non lo conosceva e si è congedato ringraziando i Phoenix per l’opportunità concessa. Dopo una breve pausa, durante la quale la temperatura al Fabrique sale vertiginosamente per la massiccia affluenza di pubblico (sold out in serata), è iniziato il concerto, nel tripudio di luci colorate sulle note di “J-Boy”. Ricchissima la scaletta, che ha saputo pescare tanto da “Ti Amo” quanto da quel “Wolfgang Amadeus Phoenix” comunemente considerato il momento più alto della carriera dei francesi. In apertura sono arrivate subito “Lasso” (che ha resistito anche alla fortunatamente breve defaillance di una cassa), “Entertainment” e “Lisztomania”: l’invidiabile presenza scenica di Mars e la grande serata di Laurent Brancowitz e Thomas Hedlund hanno permesso al live di attestarsi su alti livelli sin dall’inizio. Il sound, pur essendo decisamente più energico rispetto alle versioni studio dei brani, ha conservato il suo afflato danzereccio e ha trascinato i presenti, coinvolti e partecipi dalle prime alle ultime file. Nonostante dopo una ventina di minuti i Phoenix avessero già giocato un paio delle migliori carte a disposizione, l’attenzione non è mai calata: “Trying To Be Cool” legata indissolubilmente a “Drakkar Noir” e, poco più avanti, una “Rally” caratterizzata da un ritmo serratissimo hanno rappresentato alcuni dei passaggi più ispirati del concerto. La sensazione che si fosse vicini alla fine si è intensificata dopo nemmeno un’ora di live, con “Ti Amo” e la travolgente “Armistice” (parecchio più rapida in sede live) che, solitamente, occupano alcune delle ultime caselle della setlist, ma in realtà nessuno aveva previsto un reprise tanto corposo. Il finto congedo, comunque, è arrivato dopo “Rome” e il medley fra il classico “If I Ever Feel Better” e “Funky Squaredance”. Il bis è ripartito dalle belle parole per l’opening act di Giorgio Poi, quindi da “Countdown” e “Grand Soleil”. Immancabili, in Italia, “Telefono” e “Fior Di Latte”, inizio di un lento climax che ha condotto a “1901” e al festoso finale con “Ti Amo Di Più” e il crowdsurfing di Thomas Mars. Pur trascinati dal talento cristallino del frontman, da Hedlund che ha picchiato la batteria come una macchina per tutta la serata e dalle trame di Brancowitz, i francesi sono stati autori di una notevole prestazione corale, che ha saputo rendere il live solidissimo, praticamente senza sbavature, e che ha saputo accrescere il valore di alcuni brani tendenzialmente più deboli. Se “Ti Amo” aveva diviso il pubblico, il live ha messo d’accordo tutti: la prova è stata superata in scioltezza e i Phoenix hanno dimostrato di essere fra le band pop attualmente più in salute.

Piergiuseppe Lippolis

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