Phoebe Killdeer & The Short Straws @ Circolo degli Artisti [Roma, 11/Settembre/2008]

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Riapre anche il Circolo degli Artisti. In un anomalo quanto afoso Settembre che si è già manifestato pieno di propositi e sicure (future) novità. Per ritrovare gli amici impastati nella scena capitolina, l’occasione ci propone il concerto della semi-sconosciuta francesina Phoebe Killdeer una delle tante vocalist passate nel progetto Nouvelle Vague. Ad accompagnarla ci sono tre ottimi musicisti chiamati Short Straws che alla fine saranno e faranno la differenza contro un “giovane” repertorio alla fine troppo uguale a se stesso. Ma andiamo con ordine. Le fermate di saluto sono d’obbligo. Come la domanda post vacanziera: “Che hai fatto ad Agosto?”. Cerco di differenziarla ad ogni amico che ho il piacere di incontrare. Con l’ultimo divento eclettico: “Ho vissuto un mese in Patagonia mangiando pannocchie e banane”. C’è un folto gruppo di persone che preferisce sostare a bordo piscina tenendo in mano un cocktail (?), ci sono altri spaparanzati a mangiare, altri bivaccano davanti al bar principale, conventicole e chiacchiericci divertiti. La pattuglia nerdica è formata dal belga Gherardi e dall’affiliato Ceccobelli in possesso della sua macchina fotografica. Il prato viene annaffiato. Mentre dentro aprono i romani Milk White e i Bud Spencer Blues Explosion. La Killdeer è stata paragonata a PJ Harvey. Come altre 150mila colleghe. La stampa è a volte ridicola. Votata al copia incolla senza materia grigia, o almeno la parte di essa deputata al ragionamento. La Killdeer è una streghetta. Una diavoletta vestita con pantalone e camicia bordata di rosso. Capelli lunghi e incolti. Ma a colpirmi è la band. Il chitarrista mulatto Cedric Le Roux è la copia di Phil Lynott. Un tributo voluto visto che anche la camicia è la stessa! Baffetto, capigliatura riccia e stessa altezza fanno il resto. La caratura e l’influenza dell’indimenticato leader dei Thin Lizzy è ancora produttiva. Pensate solo a ‘The Underdog’ dei texani Spoon (dal recente ‘Ga Ga Ga Ga Ga’) e trasecolate convinti. La malta sonora è cupa, psych e spiccatamente “billy” come estrazione. Gli occhi spiritati della Killdeer riescono a coinvolgere per i primi quattro pezzi. Soprattutto quando prende una piccola lanterna in mano (vedi video su Nerdsphotoattack!) e la danza si fa più spettrale. Poi però il caldo abissino e l’appiattimento dei brani in scaletta innescano una fuga all’aria aperta. Serata piacevole. Piena di sorrisi e strette di mano. Evviva.

Emanuele Tamagnini

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