pg.lost @ Leoncavallo [Milano, 23/Ottobre/2009]

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Ah che bello, finalmente non devo attraversare l’intera Milano per vedermi un concerto. Stasera bastano 10 minuti di camminata in cui incrocio la via Gluck cantata da Celentano e subito dopo l’angolo della triste via Zuretti dove poco più di un anno fa venne ammazzato per un paio di biscotti Abba. Sorge una targa con scritto Via Abba e la ferita é ancora aperta.  Quando arrivo al Leo come al solito ammiro i fantastici graffiti e noto che ci sono più venditori di fumo del solito, dribblo i vari approcci e scendo deciso le scale che portano nei meandri di Dauntaun senza dare un’occhiata a cosa succede al piano di sopra.  Che bella Dauntaun, una sorta di rifugio post atomico alla Mad Max dove in una sala si beve e si comprano vinili, nell’altra si gioca a calcetto e nell’ultima ovviamente si assiste ai concerti. E che bravi i ragazzi di Freego! Con pochi mezzi sono giunti ormai alla loro quarta stagione senza fossilizzarsi su un determinato stile, ma dando spazio veramente a tutti i generi possibili. Giusto per darvi un’idea da qui sono passati OvO, Dälek, Fucked Up, Akimbo, Action Beat, La Quiete, Holmes, Mi Ami, Tragedy, Church of Misery, Inferno, Uochi Toki, Japanther, This Will Destroy You e moltissimi altri. Sarò un po’ paraculo ma davvero lode a loro.

Poco dopo le 23 comincia un gruppo di cui non conosco il nome, so solo di aver scambiato in passato quattro chiacchiere con il cantante. In circa 15 minuti ci vomitano addosso un grind grezzissimo, un po’ come ascoltare una cassetta vecchia di venti anni e suonata milioni di volte. Schegge fulminee che vanno dai dieci secondi al minutino circa. Tutto molto poco intelligibile ma é divertente vedere gli amici del cantante che lo calpestano mentre si spalma sul palchetto della sala. Ci capisco qualcosa solo quando attaccano un pezzo chiamato ‘Le Caramelle’ visto che dice solo quello… io dal prossimo concerto intercalerei con “le salamelle“ che fa anche molto milanese. Se avessi avuto la metà dei miei anni mi sarei sicuramente zozzato assieme a loro, ma ora come ora mi sento troppo fragile. Comunque spassosi e al bar scopro che si chiamano Youth Of Sifilide. Sul loro myspace c’é un pezzo chiamato ‘Kurt’ che eleggo a goliardia del mese.

Stasera in Dauntaun si aggirano molti crust punk e suppongo siano tutti qui per i Campus Sterminii, quintetto da Bologna attivo dal 2002 e con diverse date all’estero come garanzia di qualità. Non sono mai stato un grosso estimatore del genere ma devo dire che ci sanno fare. Più metal di quanto pensassi, tanto che a tratti mi ricordano i vecchi Sepultura, ma d’altronde certe influenze sono piuttosto simili. Il pubblico é abbastanza numeroso e viene accennato un minimo di pogo tra gli schizzi di birra che volano ovunque. Bello così, anche questo fa molto Mad Max. Il cantante, anche se non si capisce nulla, si sgola come un pazzo facendosi ingrossare in modo preoccupante le vene del collo. In quello che fanno c’é sicuramente passione e attitudine sincera… purtroppo la sfiga si abbatte su di loro e bruciano una testata. Concerto finito.

Ed infine dopo un cambio palco più lungo del previsto i pg.lost, quartetto post rock svedese che mi ha fatto alzare il culo dal divano. Cazzo quanto invidio gli svedesi, sono riconoscibilissimi a tutti, hanno stile, sono rilassati, sono professionali e musicalmente parlando eccellono in tutto quello che fanno. Beati loro insomma. Nel buio più totale alle loro spalle vengono proiettati dei visual che suppongo vogliano accentuare una certa sensazione di malinconia. Piuttosto standardizzato e nemmeno troppo coinvolgenti a parer mio. Ma poco importa visto che loro sono davvero bravi. Tutto come da copione per un genere un po’ stagnante, ma davvero coinvolgenti. Lunghe suites dal crescendo costante e dai continui intrecci chitarristi, più vicini ai Mono che agli Explosions In The Sky. Solamente un po’ più heavy. E fortunatamente si sente tutto in modo nitido, anche quando il tatuatissimo bassista più che cantare usa la voce come uno strumento aggiunto. Basta poco e mi perdo trasognante nei miei pensieri fino alla fine del concerto senza badare troppo a ciò che succede intorno a me e sul palco. Ed alla fine sono emozionato, perché questa é musica che va dritta al cuore. Spero che con il tempo possano alzare l’asticella e rischiare un po’ di più, per non imballarsi come hanno fatto ad esempio i Pelican, ma nel frattempo procuratevi la loro musica. E tenete d’occhio la loro etichetta Black Star Foundation e i seguenti gruppi svedesi affini: EF (leggi report), September Malevolence, Scraps of Tape e Immanu el. Io me ne torno a casa nella nebbia di Milano pensando che ci sono molti punti in comune con quello che un tempo veniva definito emo. E guardando in TV gli episodi della serie “Saturday Night Lights”, con colonna sonora curata dagli Explosions In The Sky, me ne convinco sempre di più. E tutto sommato torno a sentirmi adolescente, nell’accettazione positiva del termine.

Chris Bamert

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